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| BORNESI : 2.750
| SUP. COM. (Kmq) : 30,6
| H. m. : 912 slm
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| DA BRESCIA Km. : 76,3
| DA MILANO km. : 124
| CAP. : 25042
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IL NOME: Borno - Burnus (sec. XI)
- Burno (sec. XII). Sono diverse le ipotesi toponomastiche sull'origine del nome Borno infatti per l'etimologia si può fare riferimento a "born" voce cenomane che indicava una scheggia o un masso di roccia, ma più probabile è la derivazione da "burnus" o "burna" termine latino che indicava un confine o un termine confinario. Altro termine dell'antica lingua dei Cenomani (popolo che visse in Valle Camonica e in altre valli alpine e che lasciò molti termini di uso comune nei dialetti locali) era "bornico" che indicava un luogo abitato, ma poteva anche indicare un luogo scosceso o in prossimità di un burrone. Già nel 1600 era stata anche formulata l'ipotesi che Borno potesse derivare da un nome personale latino "Burnius" o "Burno" o dai nomi propri "Boringa" o "Bornidolo".
TELEFONI UTILI: Municipio,
Piazza Umberto I, N.1 tel.
41000. Pro Borno, piazza Mercato, tel. 41022. Polizia Municipale
tel. 418188. Ambulatorio Comunale, tel. 41326. Farmacia, tel. 41007.
Carabinieri, tel. 41001.
MERCATO: Mercoledì
MANIFESTAZIONI: Nei mesi invernali e specialmente a gennaio e febbraio sulle varie piste sono programmate gare di sci anche di livello nazionale. La festa del Patrono San Giovanni Battista è il 24 giugno. Ad agosto la Festa di San Fermo è al culmine della stagione estiva e sono previste: una fiaccolata serale, fuochi artificiali e l'accensione di numerosi falò nei pressi delle cascine e baite di tutto l'altopiano. Di buon livello un torneo di tennis per nc. A giugno è in calendario la cronoscalata per auto mentre a maggio è stata inserita una gara di velocità in salita per moto e side-car. Sia in estate che nel periodo invernale sono proposte delle mostre e delle personali di pittori. Sono organizzate gite ed escursioni sui numerosi sentieri segnalati.
LOCALITA' COMUNALI E FRAZIONI :
(Molte delle località di seguito riportate forse non
sono più presenti nella memoria delle nuove generazioni
o nelle carte, o nei contratti notarili o nei testi contemporanei.
Alcune risalgono, nella loro identificazione, a molti secoli addietro,
altre hanno mantenuto intatto la loro localizzazione e il loro
nome passando di proprietà in proprietà, altre ancora,
anche ai nostri giorni, sono presenti in carte catastali, in contratti
di compra vendita o semplicemente nella parlata di tutti i giorni).
Anzè (Ansè): a m.1029 fin dal 1500 era riportata su alcune antiche carte militari il nome di questa località in val Càmera a sud-ovest di Borno.
Aprile (Avrìl) a m.1380 il Pià d'Avrìl a sud dell'altopiano di Borno è caratterizzato da ampi prati circondati da vasti boschi di abeti, di pini e di larici. Il nome potrebbe derivare forse dalla voce dialettale del mese, per qualche consuetudine stagionale nelle colture.
Arano (Arà) a m.1490 si staglia un monte che è coperti da vasti prati a nord di Borno. Questo Monte è caratterizzato da un altorilievo pianeggiante infatti il nome deriva della voce "Aral" = piazzetta per la fabbrica del carbone.
Avendone (Endù) a m. 1053 era considerata, fin dal 1300 e fino al secolo scorso, una frazione di Borno. Si identificava con alcune abitazioni rurali ed era posta a nord del paese e poco sopra la strada medioevale dell'altipiano che portava verso la Val di Scalve.
Averta (Aèrta) a m. 1475, località posta su un dosso a nord-est di Borno sotto il monte Mignone, in un pianoro aperto verso sud. Questa localizzazione chiarisce la derivazione dalla voce dialettale "Aèrt" = aperto, da cui deriva anche "Avertino" che identifica un'altra località sull'altopiano Bonese.
Balestrini (Balestrì) a m. 1167 è una località a sud di Borno. Quasi certa
la derivazione dal cognome Balestrini diffuso in provincia di Brescia.
Bernina questa località sull'altopiano prende il nome da Berna che era nome proprio riportato anche su una iscrizione veneta-romana.
Bèlem monte posto a cavallo dall'altopiano di Borno e la Val di Scalve; deriverebbe da "Blumù" o da "Balemù".
Bres (Brèsh) a m. 1039 località su cui erano, già nel 1750 segnate su delle mappe catastali della Serenissima Repubblica Veneta delle cascine a circa due Km. a ovest di Borno
poste nella piana della "Al dè la Camera".
Brùch, località a nord di Borno il cui nome deriverebbe da "brùch" = erica, pianta molto diffusa su tutto l'altopiano e nelle valli alpine.
Cala (Val de Cala), vale che si apre nel fianco sinistro dell'altipiano di Borno, diretta verso nord e verso la Corna di San Fermo; deriverebbe dalla voce dialettale
bornese "Cai" (al singolare "cal") per indicare grandi conche o depressioni naturali. Ma "Cala" è anchora voce dialettale locale = via aperta nella neve.
Altra località è "Calagn", sempre nei pressi di Borno, probabilmente derivato dalla stessa voce dialettale.
Càmera (Càmera) - Val Càmera, località su cui erano segnate, fin dal 1750, delle cascine a ovest di Borno
Camino (Camì) a m. 2492, monte roccioso a nord-ovest di Borno nell'anfiteatrico dolomitico confine naturale con i comuni di Lozio e Schilpario. Il monte nel versante ovest
presenta una spaccatura paragonabile a un camino. "Camì" = focolare oppure
comignolo e anche canna del camino. La vetta del monte si può raggiungere tramite un sentiero segnalato ed è una delle mete più frequenti per comitive e gite organizzate durante la stagione estiva.
Casaole (Casaòle), località intorno ai 1500 m. a nord-ovest di Borno.
Cavredon (Caedù) m. 1275, località a nord-ovest di Borno, sul fianco aperto verso sud del monte Mignone in declivio ricoperto da vasti boschi di conifere. Assai probabilmente dalla voce dialettale bornese "Caedù" = letto di torrente.
Cerovine (Sheròen)a m. 1620 è una sorgente a nord-ovest di Borno e a sud-est della Corna di San Fermo. Carte antiche, risalenti al 1500, segnano anche una valletta posta poco sotto la sorgente col nome di Cerovine e una località su cui era edificata una baita di nome "Seròten", pobabilmente da "Sèr" = cerro.
Chigozzo (Chigòsh) a m.1600 è un monte a sud-ovest di Borno e a sud-est della frazione Prave (ora in comune di Angolo Terme). Chigòsh forse deriverebbe da "chigoi" sostantivo che in alta valle Camonica (Monno) indica un erba mangereccia che cresce oltre i 1000 m.
Città (Pià dele sità) a m. 1587 è un piccolo altipiano a sud-ovest di Borno, tra la Val Camonica e la Val di Scalve. Deriverebbe da "Citanae, per lautimiae" = cave di pietra in cui venivano reclusi i prigionieri e gli schiavi che fuggivano. Nulla si sa del perchè di questa origine toponomastica.
Corvino (Corvì) a m. 1317, già nel 1750 era segnalata su alcune carte catastali una malga "Curvì" posta a sua volta in una località chiamata "Netti" a sud-ovest di Borno, sul versante destro di val Càmera. Facile intuire che il nome deriverebbe da "Còrf" = corvo o, meno probabilmente, dal nome di persona Corvius.
Costone (Costù) a m. 1850, località in quota a nord-ovest di Borno sulla sinistra di val Càmera.
Foiada (Foià) a m. 1080, località a circa 5 Km. dal paese e posta a ovest di Borno; deriverebbe da "fòia" = foglia. Su una vecchia mappa catastale è stata rilevata anche una "contrada Foià" o "Foièt" a sud-ovest di Borno sovrastante un'altra località chiamata "cìàza Foiada" posta a m. 988.
Galina (Galinà) m. 1100, località su cui, già il secolo scorso era segnalata una cascina, con un vasto prato e del bosco di conifere, a nord di Borno di proprietà della famiglia Fiora. Deriverebbe da Gallina, antico cognome diffuso in provincia di Brescia.
Giovetto (Soèt) a m.1294, passo a nord-ovest di Palline (frazione a
nord-ovest di Borno). Da "Soèt" diminutivo di "Suff" = giogo. In questa località si svolsero parecchi scontri tra i Bornesi e gli abitanti della Val di Scalve per il possesso dei vasti prati che, durante molti secoli, erano localizzati nei pressi di questo picccolo passo montano.
Guccione (Guciù) m. 1429, località a sud-ovest di Borno sotto il Pian delle Città.
Laser (Làser) m. 700/800, area a nord-ovest di Borno e posta a quota inferiore all'abitato. Controverse le etimologia di questo nome che è abbastanza diffuso in altri paesi della Valle Camonica potrebbe infatti derivare da "Làresh" = larice o dal nome proprio "Làser" = Lazzaro o da "àser" = acero. Questo sito è localizzabile nei pressi dell'attuale località Lazzaretto.
Lova (Lòa) m. 1300, località a nord di Borno con numerose cascine (molte ristrutturate di recente) e un bellissimo laghetto artificiale da cui di emana la val di San Fiorino. Nella stessa località, poco più a nord e a quota più elevata si trova la sorgente Lovareno (Loarè) le cui acque alimentano il lago e anche un ramo dell'acquedotto di Borno. L'etimologia di entrambe le località sarebbe da "Loatì" e "Loatù" = lupatino e lupaccio, e così dovette essere anche "Lòa" = lupa.
Màndol antica contrada di Borno nei pressi della chiesa parrocchiale a sud-est della stessa.
Mandolini (Mandolì) m. 700, antiche cascine a sud-est di Borno presso la frazione Annunciata (ora nel comune di Piancogno).
Marza (Marsha), la val Marsha è una piccola valle posta a sud-est di Borno. "Màrsha" è voce dialettale per marcia o per cattiva.
Merino (Merì)a m. 1500 e fino a m. 1900 si stende il Pià de Merì vasto sito in dolce pendenza a nord-ovest di Borno posto sotto la cima del monte Moren.
Mignone (Mignù) a m. 1742 è localizzato il "mùt Mignù" e a m. 1527 il "còl de Mignù" a nord-ovest di Borno. Il nome deriverebbe dal lombardo antico "Migna" = "Salix caprea", percio Mignù suona come accrescitivo del nome di questa diffusa pianta alpina.
Mine (càp de Mine)a m. 1327, località a sud-ovest di Borno sotto la Corna Rossa.
Monte Altissimo a m. 1704, a sud dell'altipiano bornese da cui partono numerose piste da sci. Sono presenti impianti di risalita, baite e luoghi di ristoro per turismo sia estivo che invenale. Gli impianti di risalita, composti da una ovovia e da skylifts, partono da località Ogne e salgono fino alla vetta del monte Altissimo passando per una stazione intermedia. Dalla cima si diramano poi le varie piste di discesa per sci e altri impianti di risalita.
Moren (Mòren): a m. 2235 è localizzata la "sima Mòren" a nord-ovest di
Borno sotto il Pizzo Camino. A m. 1598 si travava, già il secolo scorso la "Malga Mòren" a sud-est della cima. Il gruppo è tutto dolomitico e il suo nome deriverebbe da "Morra" = recinto di pietre o da "Morena" = muro o muraccia di ciotoli formata da detriti di roccia portati dai ghiacciai, oppure anche da "Mor" = mucchio di sassi.
Morosina (Morosina) a m. 1563 era segnata su mappe catastali del secolos corso, una vecchia malga a sud-ovest di Borno.
Mozza (Mòsha) a m. 1424 è localizzata una "Corna Mòsha" ad ovest di Borno posta sul confine con la Val di Scalve. Questo monte era già segnato su alcune mappe medioevali e il nome locale più comune di questa ("Corna Mòsha" = Corna Mozza) è Bèlem.
Negrini (Negrì), a sud-ovest di Borno al confine con la Val di
Scalve si erige questo monte le cui pendici sono state luogo famoso di contese e di cruente lotte tra i Bornesi e gli Scalvini.
Onie (O'gne), località a sud-ovest di Borno sul fianco destro
del monte Altissimo da cui partono numerosi impianti di risalita e alcune piste da sci. Il nome molto probabilmente viene dal dialettale "Ogna" = ontano alpestre.
Palline (Paline) a m. 1063 è la frazione a ovest di Borno posta sotto la Corna Mozza (Bèlem) e nei pressi del Giovetto di Paline (a m. 1294). Il nome Paline è il diminutivo al plurale di "pala" = rupe. Dalla zona si domina tutto il massiccio della Presolana. Proseguendo poi sulla bella e panoramica strada che conduce al confine con la Val di Scalve e la provincia di Bergamo si arriva al piccolo paese di Dosso per scendere poi a Dezzo di Scalve.
Panzine (Pànsen) piccola valle che fa da confine tra i comuni di Borno e di Ossimo ( frazione Ossimo Superiore). Questa valle è posta a est della valle di San Fiorino.
Pendrizze (Pendrèshe), località posta sopra i m. 1400 a nord-ovest di Borno e a sud dei "Còregn de San Fèrem" = Corna di San Fermo. Deriverebbe da "Pendrescia" antica voce
lombarda che indicava una pendice ma anche antico vocabolo sinonimo di pendio ripido.
Pizzoli (Pìshoi) a m. 1067 sono localizzate tre piccole sorgenti a sud-ovest di Borno. Sull'altopiano si ritiene che le acque che sgorgano da queste fonti siano molto "leggere" e oligominerali. Pìshoi sarebbe il plurale di "Pishol" o "Pissol" = cascata di acqua.
Pralezzo (Pralèsh) località a m. 990, a nord-est di Borno sul fianco
sud della val del Panzine.
Prave (Pràe) a 1139, piccolo nucleo composto da case rurali e cascine che negli ultimi anni è divenuto luogo di villeggiatura estiva (molto limitata), a sud-ovest di Borno e a nord-ovest di Angolo (l'abitato si trova nel comune di Angolo), è posto in un'area pianeggiante da cui "Pràe" = prateria.
Queita (Quèita) a m. 1275, località a nord-ovest di Borno e a
nord-est di Palline. Il nome deriverebbe da "Quieta" = tranquilla o cheta.
Rivadossi (Riadòsha) a m. 970, località a nord-est dell'abitato di
Borno presso la sponda sinistra della valle San Fiorino, da "Ria" = riva e "Dòsha" = "dossa" femminile di dosso, oppure da Rivadossi cognome molto diffuso a Borno. Questa località, a partire dagli anni '70, ha avuto un enorme sviluppo edilizio ed ormai è in pratica integrata all'abitato di Borno
Rocca (Ròca) a m. 752 era una località che già nel secolo scorso aveva una cascina. Poi è stata costruita una piccola centrale idroelettrica le cui acque, provenienti dal lago di Lova, sono, successivamente al passaggio nelle turbine, convogliate verso una vasca di raccolta per poi essere riutilizzate per un nuovo "salto" alla centralina di Cogno. Questa locxalità, a confine tra i comuni di Borno e Piancogno è sulla strada che porta all'Annunciata, sul fianco della val Trobiolo. Non è chiara l'etimologia del nome ma forse potrebbe derivare da una piccola rocca (di cui non restano tracce) posta sull'antica strada che congiungeva il fondo valle con l'altopiano bornese.
Romile (Rumile) a m. 1558 sorge un bellissimo e antico roccolo a nord-ovest di Borno e a sud-est della Corna di San Fermo. Il nome deriva da "Romilia" = loto (celtis australis).
Salven (Shàlven) a m. 1108 passo montano su cui sorgeva già nel medio evo una grossa croce ( da cui: "Crùs de Shàlven") a ovest di Borno e a est di Palline lungo la strada che collega la Val Camonica alla Val di Scalve. Nei pressi di questa località, dagli anni '70 sono sorte numerose "seconde case" di villeggiatura e anche alcuni condomini. In pratica il passo si trova a cavallo tra la Valle Camonica e la Valle di Scalve.
Sanatori (Shanatòri) a m. 1131 è una località posta nei pressi di Croce di Salven. Qui furono costruiti dei sanatori per curare alcune malattie delle vie respiratorie. Ora gli edifici sono in completo e triste abbandono.
San Fermo (San Fèrem)a m. 1869 è posto un antico rifugio che completa un sacello di epoca longobarda. (Vedasi la storia di San Fermo, San Gliente e Santa Caterina nel capitolo successivo). Poco sopra il piccolo tempio sono localizzate le Corna di San Fermo a nord-ovest di Borno.
San Fiorino (San Fiurì) m. 979 chiesetta posta poco distante dal centro storico del paese e ormai circondata da molte costruzioni. E' posta a nord di Borno sul fianco della valle che prende lo stesso nome.
Taugine (Taùsen) a m. 1537 località a sud-ovest di Borno sul versante destro dell'altopiano.
Trobbiolo o Trobiolo (Trùbiòl; Trobiòl) torrente che scorre a sud-ovest
di Borno ed è tributario di destra dell'Oglio a Cogno.
Val Sorda (Val Sùrda) a m. 1399 è una località a sud-ovest di Borno posta a confine tra le località montane Taugine e Chigozzo.
Vallala (Val Lala): piccola valle a sud-ovest della frazione Palline e che va a buttarsi nel fiume Dezzo in Val di Scalve..
Varicla (Varìcla) a m. 2218 è segnato anche su carte risalenti al 1750 un passo a nord-est di Borno e posto sotto il Pizzo Camino. Il nome potrebbe derivare da "Valicola" = piccola valle.
Zumella (Sùmèla) a m. 1700 già nel secolo scorso era segnata una malga per l'alpeggio a nord-ovest di Borno sulla destra del val Caidone. Il termine dialettale "Sòmela" significa "gemella" ed è un nome diffuso nelle valli Bresciane e Bergamsche per indicare dei piccoli passi o gioghi alpini che sono contornati da monti vicini.
LA STORIA:
Molto numerose e bellissime sono le incisioni rupestri e alcuni siti antichissimi rinvenuti su tutto il vasto altopiano bornese a dimostrazione che l'altopiano stesso (forse per la sua magnifica posizione) e per gli importanti sentieri e le strade che da esso passavano erano frequentati fin dai primordi e che la zona era abitata già in epoca preistorica.
Curiosamente alcune incisioni sono state scoperte (meglio: ritrovate) anche su dei massi che erano stati usati, in epoche diverse, per costruire o ristrutturare, anche in tempi recenti, delle abitazioni o dei muri di sostegno nel centro storico.
In via monte Grappa sono chiaramente visibili una serie di "alabarde preistoriche" incise su un masso che è inglobato in una recente ristrutturazione e che solo per caso fu osservato da uno studioso che ne datò la lavorazione ad epoca preistorica.
Scoperta particolarmente importante e significativa fu il ritrovamento di una incisione in cui compare la figura della dea dell'abbondanza "Alautedoba" e questo ribadisce ulteriormente come la zona fosse frequentata e abitata già in epoca antichissima.
Sempre sull'altopiano bornese ma in comune di Ossimo, recentemente sono stati effettuati scavi in siti che erano adibiti a luoghi di culto pagano risalenti ai primordi dell'umanità a testimonianza precisa della presenza dell'uomo nella Valle Camonica nella notte dei tempi.
Le campagne di scavo proseguono anche attualmente (durante il periodo estivo) e sono seguite con passione ed entusiasmo dal prof. Gian Carlo Zerla (noto pittore) che fu anche lo scopritore di altri importanti massi istoriati (leggere le pagine della storia di Ossimo).
Nel 1958, durante degli scavi per la realizzazione di una strada e di un muro di sostegno, fu scoperta una piccola ma ben conservata necropoli di epoca romana. Furono ritrovate, nello stesso scavo, anche nove epigrafi poste per ricordare i defunti sepolti.
Questo attesta l'importanza strategica e militare di Borno che fin da epoca pre-romana fu certamente un nevralgico nodo di transito per la Val di Scalve.
Questa posizione sul confine naturale tra due valli (Camonica e Scalve… e per secoli anche politico: tra due popoli i Camuni e gli Scalvini) fece in modo che Borno fosse, anche in epoca romana, un sito fortificato, forse una stazione militare, con postazioni fisse e stabili e fosse punto di passaggio obbligato per due dei principali tronconi laterali dei sentieri e mulattiere camune che confluivano poi nella Via Valeriana ed erano di collegamento con valle Scalvina che era particolarmente ricca di minerali ferrosi e che fin dall'antichità produceva manufatti nell'importante metallo.
Una prima documentazione ufficiale dell'esistenza di un ricco e libero comune è attestata da un atto ufficiale datato 1019.
Questo atto è estremamente importante e significativo come primo documento scritto in lingua volgare ed è stato ripreso in numerosi e interessanti studi sulla Valle Camonica.
Con questo atto si cercava di portare a soluzione e anche regolamentare (inutilmente) una secolare lite tra gli abitanti della Val di Scalve e quelli di Borno per l'uso di alcuni vasti pascoli che si estendevano sulle pendici del monte Nigrino o Negrino (Mùt Nigrì) e che erano posti sul (contestato) confine che correva tra l'altopiano Bornese e la stessa Val di Scalve.
Le vicende legate a questa antichissima diatriba raccontano di innumerevoli liti, contese e risse che degeneravano regolarmente in numerosi scontri, anche cruenti e feroci con vittime, lutti e feriti da entrambe le parti, ma il possesso e l'uso di quei territori adibiti a pascoli (ora completamente abbandonati o forestati) era considerato, sia dai Bornesi che dagli Scalvini, di estrema importanza per l'allevamento e il sostentamento del numeroso bestiame e per quell'economia rurale su cui si appoggiava gran parte della sopravvivenza delle popolazioni montane.
Durante il periodo medioevale, negli annali della secolare storia di Borno, sono ricordate altre lunghe e durissime contese che sorsero con altri comuni vicinori: con Lozio nel 1156 sempre a causa dello sfruttamento estivo di alcuni pascoli e per il passaggio delle mandrie che si recavano agli alpeggi estivi e con Esine nel 1168, per l'arginatura del fiume Oglio con delle grandi barriere, in legno e terriccio, che, erette per creare protezione dai numerosi e devastanti straripamenti e dalle continue piene, facevano però in modo che la corrente erodesse, scalzasse ed invadesse i terreni della sponda opposta.
Con la costruzione di queste alte barriere sulla sponda destra (comune di Borno) le impetuose e non regimentate acque dell'Oglio tendevano a straripare sulle terre dell'altra riva (comune di Esine), allagandole e rendendole poco fertili .
Ora i comuni di Borno ed Esine, dopo la creazione del comune di Piancogno non sono più confinanti ma per molti secoli il territorio comunale bornese si estendeva fino a coprire per un lungo tratto la sponda destra del principale fiume camuno.
Per molti anni anche questa contesa, con ricorsi a jureconsulti e giudici ma anche alle autorità religiose e politiche di Brescia, rimase aperta e si concluse solo il secolo successivo con un accomodamento che scontentava tutti.
Nel 1146 il vescovo bresciano Manfredo consacrò a Borno la imponente chiesa, che era stata eretta su una collinetta su cui in precedenza doveva esserci un altro edificio religioso a sua volta costruito sulle macerie di un antichissimo castellatico del periodo ligure-celtico o di un tempietto di epoca romana.
L'edificio religioso fu dedicato ai Santi protettori Giovanni Battista e Martino ed esattamente quaranta anni dopo, nel 1186, fu ufficializzata la separazione dall'antica Pieve di Cividate che, tra le prime della Valle Camonica (con Rogno ed Edolo), fino ad allora si estendeva su un vasto territorio e comprendeva almeno una ventina di altre parrocchie.
Malgrado il famoso e solenne trattato del 1019 (di cui si è accennato prima) per almeno altri tre secoli erano continuate le lotte tra Bornesi e gli Scalvini.
Per cercare di sedare e sanare questi contrasti (che avevano portato anche a omicidi e faide terribili) furono chiamati i ghibellini Federici che nel 1318, intervenuti per proporre e far applicare una tregua approfittarono dell'occasione per insediarsi come "signori" anche a Borno, costruire delle abitazioni fortificate a cavallo della strada che conduceva al confine e farsi infeudare nelle terre dell'altopiano e riscuotere le decime e i balzelli.
Anche per questo motivo il libero comune di Borno invocò, dopo che la Serenissima Repubblica Veneta aveva esteso il proprio dominio sull'intera valle Camonica, un intervento diretto del capitano di Valle: il conte Lana.
Anche il delegato veneto, malgrado i richiami e le convocazioni ufficiali a Breno, però ben poco riuscì a ottenere e nel 1464 dovette intervenire personalmente, anche se ancora con scarsi risultati tanto che nel 1498 i rappresentanti del comune, rimasti insoddisfatti della mediazione dalle gerarchie valligiane, e mal sopportando le continue prepotenze dei "siori" e dei loro famigli, ebbero direttamente forti e violenti scontri (e non solo verbali) con gli stessi Federici.
Questi, appartenenti ad uno dei tanti rami in cui si era divisa questa potente e prolifica famiglia camuna, già nel 1413 erano stati riconfermati feudatari da Giovanni Maria Visconti con giurisdizione anche sulle terre di Borno.
Il motivo principale per cui originariamente erano stati chiamati a Borno i Federici non si era certo appianato e le contese con la Val di Scalve non si erano certo sedate, anzi erano addirittura cresciute di intensità e violenza, tanto che ancora nel 1500 i rappresentanti del comune furono più volte convocati a Breno (allora centro amministrativo della Valle Camonica) dai rappresentanti della Repubblica veneta per cercare di porre fine alle non sopite liti per il possesso e specialmente per l'uso dei pascoli.
Questi siti erbosi, "rubati" ai boschi con duro lavoro e grandi difficoltà, in quei secoli in cui la pastorizia era la principale fonte di sostentamento nelle valli alpine, erano estremamente importanti per i numerosi allevamenti di bestiame grosso e minuto che facevano di Borno il centro a più alta concentrazione di capi d'allevamento dell'intera Valle Camonica e forse di tutte le valli bresciane e bergamasche.
Risale al 1518 il fatto più grave tra i numerosi che per secoli avevano accompagnato la storia delle lotte tra Borno e la Val di Scalve: una leggenda, ricordata anche da un dipinto conservato nella chiesetta della Dassa, narra che gli Scalvini, con uno stratagemma, legarono delle piccole fascine di legna secca e degli sterpi, a cui avevano appiccato il fuoco, alle code di numerosi gatti che spaventati, fuggendo in ogni angolo e anfratto del paese, si rifugiarono nei numerosi fienili (ogni casa ne aveva uno) del centro di Borno appiccando così il fuoco a tutto il borgo. Fu un grande e devastante incendio che distrusse gran parte delle abitazioni e stalle e che non contribuì certo a sedare l'odio tra le due valli anzi le scaramucce si fecero ancora più frequenti e cruente e fu soltanto nel 1682 che l'arbitrato di un altro Federici (di Darfo), incaricato direttamente dal "Capitanio di Valle Camonica" pose fine alla complessa serie di cause.
Da allora tra Borno e la Valle di Scalve non ci furono più atti di violenza organizzata ma le secolari liti tra mandriani e boscaioli delle due parti furono ancora ricordate e raccontate, alle nuove generazioni, per molti anni durante le lunghe sere d'inverno passate al caldo nelle stalle.
A quell'epoca Borno era ritenuto uno dei centri più popolosi e ricchi della Valle Camonica: nel 1610 il Lezze, nel suo accurato e noto "Catastico" (censimento della Valle Camonica) redatto su incarico della Serenissima Repubblica Veneta, faceva una minuziosa descrizione delle estese terre di Borno e della sua popolazione che era dedita all'agricoltura, allo sfruttamento dei pascoli ed alla produzione di lane definite "assai buonissime".
Da sempre (si ritiene fin da epoca romana) Borno, per la sua collocazione su uno splendido altopiano che riceve l'insolazione dalle primissime ore dell'alba fino al tramonto, forse il primo in assoluto in Valle Camonica, fu anche centro di villeggiatura e per questo che vennero costruite, anche in tempi diversi, alcune ville e case signorili.
In tempi più recenti i "Siòri" (signori), così erano chiamati i benestanti o ricchi che, come era alla moda, trascorrevano il periodo estivo sull'altopiano, costruirono belle dimore che furono circondate da bei parchi privati: esempio di questa "moda" rimane villa Giudetti, che ancora fa bella mostra di se sulla circonvallazione sud del paese. Altre "ville" sono state trasformate in civili abitazioni o residence e condomini.
Queste "villeggiature" estive di "elite" che vedevano protagoniste alcune famiglie bresciane, milanesi e cremonesi raggiunsero il massimo fulgore intorno agli anni 50 e 60 per poi perdersi (miseramente) per l'avvenuto cambiamento del "modo di fare turismo".
Gli amministratori locali, sul vento della politica nazionale che incentivava il turismo di investimento nelle seconde case e nei condomini nei centri di villeggiatura, e che vedeva protagonisti i ceti medio-bassi, vollero adottare le linee di sviluppo urbanistico popolare che andavano di moda negli anni 60 e 70.
Oltre all'allontanamento dei ceti più elevati dalle molte località invase dalle masse (e la ricerca di questi di località sempre più esclusive), questa politica produsse, a Borno, una diffusa e poco controllata cementificazione che, ampliando enormemente l'antico borgo ha fatto tanti danni (estetici e patrimoniali) sia nel centro storico che nella sempre più vasta cintura periferica.
La quasi completa cancellazione di campi, dei prati e dei "broli" (aie, giardini e orti) all'interno dell'abitato, che erano i veri polmoni tra le antiche e "naturali" abitazioni e la perdita delle coltivazioni che circondavano il vecchio paese di Borno, sono state indicative della politica adottata dagli amministratori locali che hanno puntato (forse a torto) su un sviluppo enorme delle seconde case.
Questo porta la popolazione di Borno (che conta circa 2700 residenti), in certi brevi concentrati periodi dell'anno (agosto e ferie di fine anno) a punte di 20.000 e addirittura 30.000 presenze.
Ricchissimo di vaste abetaie e di segherie Borno fu importante centro della lavorazione del legno e per questo divenne fulcro di importanti commesse e forniture di legname durante il periodo della dominazione della Repubblica Veneta e successivamente sotto l'Impero Austro-Ungarico.
Durante la Prima Guerra mondiale da Borno partì molto legname lavorato a travi per le trincee e i ponti della prima linea anche sul non lontano fronte dell'Adamello.
Nel secondo dopoguerra dapprima timidamente, poi, dagli anni '50 la vocazione turistica ha portato Borno ad essere annoverato tra le più importanti e significative stazioni di soggiorno estivo.
Dagli anni '70 anche il turismo invernale divenne protagonista sulle pendici del Monte Altissimo e questo avvenne con la costruzione di una funivia (ovovia) e di numerosi impianti di risalita per piste per lo sci alpino e per lo sci di fondo.
Borno, posta a circa 1000 metri di altitudine è alla quota ideale e per i servizi offerti è stata scelta più volte per i ritiri sportivi di precampionato di importanti squadre di calcio di serie A e B.
In località Croce di Salven sorsero anche importanti centri di cura per malattie respiratorie (i "Sanatori", che diedero nome a una località posta sulla antichissima strada che collegava sia la media Valle Camonica passando per località Prave sia per la Val di Scalve). Questi grandi edifici, che dalla loro dismissione avrebbero potuto essere adibiti a molti scopi (progetti per alberghi, per scuole e università private, per centri sportivi ne sono stati fatti a decine) sono stati chiusi negli anni '60 e desolatamente abbandonati al degrado dagli anni '70.
DA VISITARE:
L'inconfondibile fontana ottagonale del 1600 stagliata ai piedi della
scalinata del sagrato della parrocchiale è forse il simbolo più caratterizzante, anche se non ufficiale, di Borno (ma per molti anni la sua immagine e il suo disegno è stato presente su parecchi testi e giornali) è al centro della piazza Umberto I (cìàsa de Bùren) (da qualche anno zona pedonalizzata con alcune vie che vi confluiscono).
Le abitazioni dei Federici sono un insieme di più edifici contigui e a volte sovrapposti che furono edificati a partire dal 1400 da un ramo della potente famiglia camuna nella parte storicamente più elevata del paese e dove doveva (già dall'antichità) transitare la strada principale che conduceva poi al passo Croce di Salven e alla Val di Scalve. Questi edifici, passati più volte di proprietà sono ancora abitati e anche attualmente la zona del paese è denominata Castello (càstel de Bùren).
La Parrocchiale dei Santi Martino e Giovanni Battista
fu edificata nel decennio dal 1771 al 1781 purtroppo abbattendo completamente quanto restava di alcuni precedenti edifici sia civili che religiosi che risalivano a prima dell'anno mille e che si erano sviluppati nel corso di cinque secoli fino al 1400. Questi sorgevano sul punto più alto di una piccola collina che dominava tutto l'altopiano bornese e gran parte della media Valle Camonica e da cui era possibile stendere lo sguardo da Breno, al passo Corcedomini e al Maniva. Nel tempio sono rimarchevoli degli affreschi di Sante
Cattaneo di Salò, che, memore della sua terra d'origine, pose, curiosamente per un paese di montagna come è Borno, uno scorcio del lago di Garda come sfondo nella grande pala che raffigura una
"Madonna con i Santi Martino e Giovanni Battista". Alla bottega del Novi è attribuito l'imponente altare maggiore realizzato nel 1791. Sempre all'interno del tempio sono visibili le grandi pale dipinte da Lattanzio Quarena. Opera del Fantoni è un gigantesco "Cristo morto" datato 1716.
La Chiesa-oratorio di Sant'Antonio: sorge sul vasto sagrato a destra della parrocchiale e a fianco della canonica. Dovrebbe risalire, nella sua prima edificazione, al 1300 ed è caratterizzata da uno snello e aggraziato portico mentre l'interno è diviso in due campate. Contiene alcuni affreschi di scuola lombarda del cinquecento ed altri affreschi attribuiti al Romanino e che rappresentano una Madonna con bambino e Santi.
La piccola e graziosa Chiesetta della Madonna Addolorata era ai bordi dei vasti boschi che circondavano l'abitato, la sua costruzione è datata 1700 è in linee neoclassiche e contiene affreschi attribuiti al Guadagnini.
La Chiesetta di San Fiorino (o Floriano) sorge su un piccolo piano a nord del paese su una delle strade che conducono verso il laghetto artificiale di Lova e il monte Arano. Costruita a fianco del torrente Trobiolo, fino agli anni '80 era posta in posizione esterna all'abitato
e raggiungibile con una bella mulattiera in caratteristico acciottolato (rìs= selciato). Attualmente ormai è circondata da numerose costruzioni ed è in pratica inglobata nell'abitato anche se mantiene in parte il suo isolamento. Contiene alcuni affreschi del 1400 e dei secoli successivi e il presbiterio-navata viene fatto risalire addirittura all'anno mille.
La Chiesetta dei Santi Vito e Modesto fu edificata nel 1500, in località Dassa. Fino agli anni '60 era l'estrema costruzione a nord-ovest dell'abitato, ora è da considerarsi quasi nel centro dato l'enorme sviluppo edilizio di questa zona del paese che è a cavallo della strada che porta da Borno alla località Croce di Salven, poi alla frazione Paline, proseguendo
poi per la Val di Scalve. Fu restaurata quasi completamente all'inizio di questo secolo (nel 1917)
e conserva un affresco (pure lui rifatto) che rappresenta il grande incendio di Borno, provocato per rappresaglia nel 1518 dagli abitanti della Val di Scalve (usando delle piccole fascine resinose, incendiate e legate alle code di numerosi gatti che fuggendo spaventati nei numerosi fienili diedero alle fiamme l'intero paese) . Oggi la chiesetta è dedicata alla Madonna di Lourdes e quasi scompare tra i condomini, gli alberghi e gli edifici circostanti.
La Chiesetta di San Fermo, è fatta risalire al 1500
e sorge a circa 1300 m slm sul cocuzzolo di un verdeggiante monte dominante gran parte della vallata e ai piedi del "gruppo Moren", imponente gruppo roccioso che sovrasta l'altopiano bornese. L'edificio,
molto raccolto e caratteristico ha sul fronte un portico a tre arcate, di piccole dimensioni che veniva usato, sia dagli escursionisti che dai pastori, per riparo dalle intemperie. A fianco sorge un rifugio alpino che
è stato più volte ristrutturato. Durante il periodo estivo è meta di numerosi turisti, che possono sostare anche per la notte o per il ristoro. La chiesetta ricorda l'antica leggenda medievale dei tre fratelli Fermo (a Borno), Glisente (a Bienno) e Cristina (a Lozio), che durante il periodo carolingio si ritirarono in eremitaggio sui monti della zona comunicando fra loro ogni sera con dei falò, fino a quando Cristina, unica che dal suo eremitaggio vedeva entrambi i falò dei fratelli, si accorse che prima Glisente e poi Fermo non accendevano più i loro fuochi. Da questo si rese conto della morte dei congiunti. In ricordo di questa leggenda il 9 di agosto sono organizzate delle manifestazioni che comprendono una fiaccolata, una marcia notturna, dei fuochi artificiali e l'accensione di innumerevoli falò in molte cascine su tutto l'altopiano.
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