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| CAPONTINI : 2430
| SUP. COM. Kmq : 18,5
| H.m.: 362 s.l.m.
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| DA BRESCIA Km. : 77,5
| DA MILANO km. : 128
| CAP. : 25044
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| Museo Didattico d'Arte e Vita Preistorica
Via Pieve San Siro, 4 - Capodiponte (BS) - Italy
Tel. e Fax 0364/42148
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IL NOME: Capo di Ponte (Có de Pónt - Có de Pùt) - L’etimologia è tra le più semplici e comuni si riferisce posizione dell’insediamento abitativo sulla riva sinistra del fiume Oglio alla confluenza del torrente Glegna.
TELEFONI UTILI: Municipio, viale Stazione n.7, tel. 42001. Pro Loco Capo di ponte, via Briscioli, tel. 42080, Museo Didattico d'Arte e Vita Preistorica 42148.
MERCATO: quindicinale il Mercoledì.
MANIFESTAZIONI: Fiera il giorno dell’Ascensione (28 maggio). Patrono San Martino (11 novembre).
LOCALITA' COMUNALI E FRAZIONI:
(Molte delle località di seguito riportate forse non
sono più presenti nella memoria delle nuove generazioni
o nelle carte, o nei contratti notarili o nei testi contemporanei.
Alcune risalgono, nella loro identificazione, a molti secoli addietro,
altre hanno mantenuto intatto la loro localizzazione e il loro
nome passando di proprietà in proprietà, altre ancora,
anche ai nostri giorni, sono presenti in carte catastali, in contratti
di compra vendita o semplicemente nella parlata di tutti i giorni).
Bacchetta (Bachèta; Baghèta) a m.2549. Cima più alta del monte La Concarena, nel fianco destro della Valle Camonica tra Breno e Capo di Ponte, chiamata anche "Corna di Concarena". Deriverebbe dal vocabolo "bachéta" = bacchetta, la cima somiglia molto ad una piccola asta.
Bastona (Bastüna) a m.384. Località a sud di Cemmo nel fianco destro del torrente Clegna e dell’Oglio. E’ probabile che derivi da "bastù" = bastone. Il termine, abbastanza diffuso anche in altri comuni camuni, potrebbe però essere inteso anche come accrescitivo di "bast" = sella dell’asino.
Birletto (Birlèt) a m.100 circa, località a nord-ovest di Capo di Ponte ed a sud-ovest di Sellero, sul fianco sinistro del torrente Clegna. Potrebbe derivare sia da "birlo" = capriccio, come da "berla" = mucchio di paglia.
Campovico (Camvìch) a m.390. Località sul fianco sinistro dell’Oglio, a nord di Capo di Ponte. "Vicus" voce latina = villaggio. Probabilmente da "campus vici": campo del villaggio.
Clegna (Clegna) Torrente tributario di destra dell’Oglio sotto Capo di Ponte.
Colombè (Colòmbe) a m.2153. Monte roccioso situato a nord-est di Capo di Ponte, sul fianco sinistro della Valle Camonia il cui nome deriverebbe da "cornaròl" = colombo selvaggio che abita tra le rocce (corne) dei monti. Da "colombarium" = colombe, come frequentatrici del monte.
Deil (Shiìl) a m.983. "Roccia Deil" lunga striscia di roccia posta da nord a sud tra Sellero e Capo di Ponte.
Dosso (Dòsh) a m.1369: vi sono due località, una chiamata "Cascina il Dosso" e l’altra, appena sopra, chiamata "Stalla il Dosso" a nord-ovest di Pescarzo.
Ferriera (Feriera; Ferera) a m.1752 : località a nord-ovest di Capo di Ponte, sotto il monte Elto.
Fontaneto (Fontanèt) a m.1348: delle "Baite Fontaneto" erano segnate su una mappa catastale del secolo scorso ed erano poste a nord-ovest di Capo di Ponte, sul fianco destro della Valle del Glegna. "Fontanèt", nome molto diffuso è il diminutivo di "fontana".
Frisozzo (Frisòsh) a m.2899: "Monte Frisozzo" costituito quasi esclusivamente da roccia granitica; "Malga Frisozzo" (m.1954) e "Valle Frisozzo" ad est di Capo di Ponte.
Fucine (Füsine) . Su una vecchia mappa militare del 1750 era riportata una località denominata "Le Fucine" ad est di Capo di Ponte sul torrente Re. Sicuramente dal vocabolo "füsina" = fucina, forse ad indicare un’antica fucina o un vecchio mulino.
Longoprato (Prat lóng) a m.900, località a nord-ovest di Capo di Ponte, nel versante destro della Valle Camonica.
Luganega (Lügànega) a m.1060. Una mappa catastale del 1810 riporta con questo nome una serie di terreni boscosi a nord-ovest di Capo di Ponte, molto vicini la confluenza di due torrenti tributari di destra dell’Oglio. Potrebbe derivare da "lucus" = bosco, visto che la zona è boschiva, ma restano dei forti dubbi, anche perché in dialetto camuno "lügànega" è la piccola ma lunga salciccia di maiale.
Monastero (Monastér) a m. 412: località a nord-est di Capo di Ponte.
Morandino (Morandì) a m.377: località a nord di Capo di Ponte presso la strada statale. Morandi e Morandini sono cognomi molto diffusi in Valle Camonica.
Naquana (Noquana) a m.476: zona fra Cimbergo e Capo di Ponte notissima per le incisioni rupestri..
Nistabolo (Nistàbol) a m.1580, località su cui, ad inizio secolo sorgeva un rifugio per l’alpeggio, a nord-ovest di Capo di Ponte ed a sud-est del monte Cuel. Il nome deriva sicuramente dal vocabolo "stàbol" = stalla o casa di montagna, baita
Pozzo (Pósh) a m.1000, località a nord-ovest di Capo di Ponte.
Roà (Roà) a m. 878. "Contrada Roà", zona a nord-ovest di Capo di Ponte, dove il torrente Clegna riceve a sinistra le acque di un’altra piccola valle. L’etimologia della parola è abbastanza confusa, infatti si pensa potrebbe derivare sia da "roaia" = piselli, come da "roveda" o "roéda" = rovo.
Ronchelli (Ronchèl) a m.700 circa: località a nord-ovest di Capo di Ponte ed a nord di Cemmo, potrebbe essere la forma diminutiva di "ronch" = ronco, colle coltivato.
Ronchi (Rüch; Ruch) a m.419 località ad est di Capo di Ponte, nome diffusissimo in tutta la Valle Camonica, dal dialetto "rònch" "rüch" = colle coltivato, oppure vigneto a ripiani, oppure dal vocabolo latino "ronchus" = rovo, spino,.
San Pietro (Shàn Piéro) a m.528, cappella a sud di Cemmo, frazione di Capo di Ponte.
San Rocco (Shàn Ròch) a m.374, vecchio ponte sull’Oglio a nord-est di Capo di Ponte.
Sante (Shante) a m.420, "Le Sante" antica chiesetta e una vecchia casa poste poco a nord-est di Capo di Ponte.
Stalla (Stàla) a m.1445 : "Stalla il Dosso" a nord-ovest di Capo di Ponte.
Stone (Stù) a m.1380 e m.1050. Località a nord-ovest di Capo di Ponte, sulla sinistra di un confluente di sinistra del torrente Clegna.
Tinerli (Tanérle) a m.2111 era segnata su una mappa militare dell’impero austriaco, il Passo Tinerli. Nella vicinanze erano anche riportate delle miniere "Tinerli", a nord-ovest di Capo di Ponte ed a nord-est del monte Cuel. Il nome deriva da "tàne" = caverne.
Tlè (Tlè) a m.1369. Zona a nord-ovest di Capo di Ponte, a sud del monte Elto. "Tres" = porcile (voce dialettale nella Val di Non).
Valleione (Valiù) a m.728: vasta zona a nord di Ono S. Pietro e a sud di Pescarzo, nel versante destro della Valle di Pescarzo. Potrebbe significare grossa valle.
Valsenta (Valsèrta) a m.871. Località a nord-ovest di Capo di Ponte e a nord di Pescarzo. Il vocabolo "senta" deriverebbe dal latino "sentis" = pruno, spino, per cui "Val senta" = Valle delle spine, dei rovi.
Vericolo (Verìcol) a m.1711 è localizzata una zona denominata "Malga del Verìcol" a nord-ovest di Pescarzo, a sud del monte Cuel.
Viandole (Viàndole) a m.1630. Località a nord-ovest di Capo di Ponte a sud del monte Cuel. Potrebbe derivare dal vocabolo "viando" = cibaria, ma anche da "gianda" = ghianda.
Zeita (Sèita) a m.1020 circa. Località a nord-ovest di Capo di Ponte, sul versante sinistro del torrente Clegna.
Zurla (Sürla) a m.400 circa. Località a sud di Capo di Ponte e ad ovest di Cimbergo. Potrebbe derivare da "zurla" = specie di albero, ma anche da "chiurlo" = assiolo, detto anche "chiù", uccello rapace notturno.
LA STORIA :
La zona della media Valle Camonica, ai piedi del monte Concarena, che attualmente ricade sotto l'amministrazione di Capodiponte con al sua antichissima frazione di Cemmo è stata definita la capitale mondiale delle incisioni rupestri.
A centinaia di migliaia sono state scoperte analizzate, studiate, fotografate, filmate, catalogate e pubblicate, ma ancora centinaia di migliaia sicuramente dovranno essere scoperte in un sito che doveva essere il fulcro di quel luogo sacro per gli antichi uomini che era la Valle Camonica tutta da cosiderarsi come uno dei grandi Santuari naturali della Preistoria.
E' ormai accertato che i primi insediamenti umani nella zona iniziarono intorno ( o forse anche prima) al 8000 a.C., dopo il ritiro, a quote più elevate, dei grandi ghiacciai che avevano per millenni ricoperto la Valle Camonica e le altre valli, fin ben oltre i primi contrafforti delle Alpi.
Era quel periodo climatico della storia della terra chiamato "Atlantico", in cui dopo che la flora si era sviluppata enormemente, facilitata dalle alte temperature, gli animali si erano spostati dalle pianure anche nelle valli e a quote più elevate.
Inseguendo e cacciando la numerosa selvaggina che doveva stanziare nelle fertili boscaglie della valle alcuni sparuti gruppi di uomini (appartenenti al ceppo dei Liguri) prima formati da cacciatori stagionali trasformatesi poi in residenti, scelsero quest'area suggestiva e intrisa di magici fenomeni naturali che agli occhi dei nostri progenitori potevano avere il significato del soprannaturale e del divino.
La grande sacralità attribuita alla zona è forse attribuibile anche ad un fenomeno atmosferico particolare chiamato "Spirito della montagna".
Si tratta di un fenomeno naturale e (ora) ben spiegabile: è la rifrazione bellissima, imponente e suggestiva che in certi giorni dei raggi solari creano sull'atmosfera carica dell'umidità sospesa intorno alla cima del Pizzo Badile. Questo provoca la proiezione di una immensa ombra, grigia o blu, che sembra scaturire dalla montagna stessa proiettandosi verso il cielo.
L'effetto ottico, ancora bellissimo e suggestivo, doveva essere sconvolgente e ricolmo di grandi significati spirituali per gli antichi abitanti o frequentatori della zona.
Per questo gli antichi Camuni cercarono di trasmettere, con il loro incidere le levigate rocce lasciate scoperte dai ghiacciai, tutta la importanza, le paure, le ansie e la suggestione che aveva per loro questo luogo incantato.
Alcune figure incise risalgono al Paleolitico (dall'8000 al 4000 a.C.) addirittura prima dell'avvento delle forme più semplici di agricoltura e cioè dove venivano ancora raccolti direttamente i frutti selvatici dalle piante, altri graffiti, molti sovrapposti alle immagini precedenti, sono datate al periodo Neolitico (dal 4000 al 2800 a.C.).
Rappresentano oggetti, simboli, figure antropomorfe legati alla caccia, all'agricoltura, alla religione.
Nell'Eneolitico (dal 2800 al 2000 a.C.), quando anche in valle Camonica si perfeziona e si specializza l'agricoltura (irrigazione diretta e terrazzamenti) e inizia la lavorazione dei metalli, compaiono le prime scene narrative, formate dalla sequenza di più figure collegate tra loro nelle stesse azioni.
Nell'Età del Bronzo (dal 2000 al 1000 a.C.) le incisioni si trasformano radicalmente e diventano meno simboliche e più imitative della realtà quotidiana pur riproponendo ancora una forte religiosità legata alla terra, ma sono ancora numerose anche le scene di caccia e di vita quotidiana.
Gli studiosi hanno accertato anche il metodo usato per incidere più o meno profondamente le rocce: questo avveniva battendo ripetutamente, con colpi successivi dati con diversa forza, sulla superficie dei grandi massi resi lisci e levigati dallo strofinamento con altri massi provocati dal movimento dei ghiacciai. Questo metodo di "lavoro" o di "rito" era compiuto (forse da sacerdoti o da incaricati dalle collettività) con pietre di pari durezza (non se ne trovavano in zona di altro tipo), però, quelle usate dall'uomo erano rese più efficaci a causa dalla maggiore convessità dovuta alle loro minori dimensioni.
Nell'Età del Ferro (dal 1000 a.C. alla dominazione romana, nel I secolo avanti Cristo) avvenne un vasto sconvolgimento sociale dovuto alla scoperta e allo sfruttamento di alcuni giacimenti di metallo ferroso.
Ne furono rinvenuti molti in quasi tutta la Valle Camonica e anche nei pressi Capodiponte. Questo attirò subito un notevole interesse commerciale. Si affacciarono all'imboccatura delle valli alpine i Celti che ben presto andarono a sovrapporsi ai Liguri e ne soppiantarono la primitiva forma sociale. Ma anche i nuovi dominatori restarono indubbiamente affascinati dai prodigi naturali e "adottarono" molta della spiritualità locale.
Altri popoli, provenienti dall'Italia peninsulare ma anche dal centro Europa vennero a contatto con gli abitanti della Valle Camonica e questo provocò, anche se molto lentamente, la creazione di un mondo completamente diverso nei rapporti umani fino allora presenti nel microcosmo valligiano.
L'influenza di questi contatti si ripercosse anche sulle incisioni rupestri.
La millenaria cultura del primitivo popolo camuno decadde progressivamente a partire proprio dall'arrivo dei Celti, all'inizio del sec.IV a.C., ma, se pur in forme minori, proseguì anche sotto la conquista dei Romani e il epoca successiva.
La tradizione di incidere la roccia si protrasse anche dopo l'imposizione del Cristianesimo (che adottò alcune delle usanze religiose più antiche adattandole alla sua dottrina) e si estese fin anche nel tardo medio evo.
Il primo studioso che rese noti agli ambienti scientifici mondiali la presenza delle incisioni rupestri (dette in dialetto locale "pitöti") fu il professor Gualtiero Laeg, che segnalò questo immenso patrimonio culturale partendo dai Massi di Cemmo.
Il primo vero insediamento abitativo, in epoca preistorica, fu certamente nella zona dove ora sorge l'abitato di Cemmo.
Il fondo valle, come tutta la Valle Camonica doveva essere una malsana e vasta palude che dipartiva dalle sponde del fiume Oglio e si estendeva fino alle prime pendici delle scoscese montagne e per questo motivo tutti primi gruppi di abitazioni sorsero non sul fondo valle ma in posizioni dominanti (anche per questioni difensive) o a quote elevate.
Solo a partire dal 600 e per non meno di tre secoli, fino all'anno mille, i monaci di Tours prima e i cluniacensi poi, che avevano vastissimi possedimenti e diritti in valle Camonica, bonificarono le pianure alluvionali che erano da contorno all'Oglio e al Lago d'Iseo che doveva estendersi ben più a nord dell'attuale bacino.
A lungo, dopo l'anno mille, Cemmo mantenne una notevole importanza sia politica che religiosa tant'è che nel XII secolo fu sede del Podestà di Valle: questi aveva vaste funzioni amministrative e giudiziarie.
Nel 1300 e per buona parte del secolo successivo, Cemmo restò il capoluogo di una delle contee più popolose della Valle.
Tra i conti che ebbero sede a Cemmo una particolare menzione deve essere fatta per quel Boccaccino della Torre, che fu nominato nel 1413, in cambio dell'aiuto prestato ai Visconti nella guerra contro la Serenissima Repubblica di Venezia, alla più alta carica amministrativa del Ducato: Podestà di Milano.
Invece nel 1430, con notevole disinvoltura politica, classica dell'epoca, il conte Bartolomeo della Torre fu uno dei primi e principali sostenitori, in Valle Camonica, delle truppe venete, che strapparono tutte le valli bresciane ai milanesi, dopo numerose guerre, assedi e scorribande.
Questo rese la contea di Cemmo ancor più importante, visti anche i vari benefici ed esenzioni che vennero accordati da Venezia alle principali famiglie locali che si erano schierate dalla sua parte, fu ampliata territorialmente e una certa floridezza economica del borgo durò abbastanza a lungo, al contrario di molti siti del resto della Valle Camonica.
Nel frattempo si era sviluppata e si era notevolmente ingrandita, a fondo valle, la frazione di Capodiponte: questo ampliamento portò nell'ambito comunale, dal XVI secolo, al logico decadere della supremazia amministrativa e politica di Cemmo.
A testimonianza dell'antico splendore cemmese restano tuttavia numerosi monumenti. specialmente alcune belle e imponenti chiese ed alcuni edifici civili.
Abbiamo già scritto delle numerose e importanti miniere di materiale ferroso che costellavano le montagne della Valle Camonica e sfruttando questa prerogativa sorsero, anche a Capo di Ponte, numerose fucine, collegate ad un forno fusorio, che lavoravano anche il materiale che giungeva dalla vicina Val di Scalve in cui l'attività estrattiva e lavorativa risaliva ad epoca preistorica.
Moltissimi erano i Camuni occupati direttamente nel settore metallurgico ma altrettanti lo erano indirettamente per la produzione di carbone che raggiunse ragguardevoli quantità dato che era elemento fondamentale nel processo fusorio e nella composizione delle leghe metalliche.
Anche le varie attività commerciali e artigianali che erano fiorite nella zona davano buona occupazione e un discreto reddito (che come nel resto d'Italia fino al XX secolo era comunque sussidiario alla principale occupazione: l'allevamento del bestiame e l'agricoltura). A partire dalla dominazione veneziana si annoveravano (oltre alle già citate fucine) anche alcune filande e diversi mulini.
A Capodiponte funzionava da tempo ed era molto nota anche fuori dalla Valle Camonica, una fabbrica di cappelli che lavorava direttamente la lana che 500 pecore allevate nella zona, più altre dei paesi vicinori, producevano.
Furono molte le illustri famiglie che nei secoli contribuirono a fare la storia di Cemmo prima e di Capodiponte poi: i Bazzini, di origine bergamasca che annoverarono conti, insigni artisti e numerosi religiosi; gli Zitti, di cui non si hanno notizie di discendenti diretti viventi, anche loro originari delle valli bergamasche, che giunsero a Cemmo nel 1500 e che raggiunsero notevole potenza economica dedicandosi alla lavorazione del ferro e occupandosi di amministrare le vaste proprietà terriere di cui erano i possessori e beneficiari: l'attuale palazzo delle suore Dorotee di Cemmo, appartenne, in origine a questa famiglia; i Belotti (un nobile membro di questa famiglia fu anche aggregato al Maggior Consiglio della Serenissima Repubblica Veneta); i Della Torre (o Torri) che giunsero a Cemmo nel 1600 ma che avevano lontane origini carolinge.
Vengono ancora ricordati i Murachelli che nel 1600 fondarono in Cemmo una Cappellania di "Jus patronato" della famiglia; i Cattane ma assunsero notevole importanza anche i casati degli Angeli, dei Pellegrini, gli Stocchetti e i Visinenza.
Una menzione particolare merita il noto pittore Giovanni Pietro da Cemmo: era un frate agostiniano, nato nel 1486, appartenente ad una stirpe di artisti e le sue belle opere sono presenti in moltissimi edifici religiosi della Lombardia. Per lungo tempo aveva studiato a Padova presso il convento degli Eremitani e qui aveva perfezionato la propria tecnica pittorica: da allora tutte le sue opere furono sempre influenzate da questo periodo di ricerca e di studi.
Dopo la scoperta e la valorizzazione dell'enorme patrimonio culturale delle incisioni rupestri, sparse ovunque in numerose località del territorio, sia sulla sponda destra che su quella opposta al fiume Oglio, in cui sono chiaramente identificabili e visibili le numerosissime orme lasciate dai nostri progenitori, l'economia di Capodiponte si è diretta anche verso questo importantissimo sbocco che vede conciliare il turismo con la cultura.
DA VISITARE:
Come abbiamo ricordato nella storia del paese, il professor Laeg fu il primo a segnalare, al mondo scientifico, la presenza delle incisioni rupestri scoperte sui Massi di Cemmo (età del Bronzo), dando inizio alle ricerche che hanno tolto muschi e licheni accumulatisi nei secoli sulle numerose e meravigliose pietre incise dagli antichi camuni.
Il Parco nazionale delle incisioni rupestri in località Naquane, comprende un’area particolarmente ricca di figure e simboli ed in particolare la roccia di Naquane, con 879 figure. Ma immenso è il patrimonio preistorico già portato alla luce e si pensa che moltissime siano ancora le incisioni da portare alla luce.
Del Museo d’arte e vita preistorica. indichiamo il sito di questo Provider che in modo chiaro ed esauriente descrive il lavoro intenso che il professor Ausilio Priuli ha portato avanti in questi anni di ricerche.
La Pieve di San Siro, fu forse la prima pieve cristiana sorta in Valle Camonica. In essa sono conservate le reliquie del santo protettore che secondo la tradizione portò il cristianesimo in valle Camonica. La leggenda ricorda anche che queste reliquie sono state donate, nel 594, dalla regina Teodolinda. L’attuale imponente edificio romanico risale all’anno 1000 e al secolo successivo, si erge su uno sperone di roccia, dominando tutta la zona capontina. L’edificio fu eretto sul luogo dove sorgeva un precedente tempio romano di età imperiale, ma questo sito, vista la sua collocazione dominante, era stato certamente luogo di culto ben più antico in cui si veneravano antichissime divinità pagane camune. E’ quasi certo che nel 700 d.C. esistesse già una costruzione, molto più piccola, con le tipiche ornamentazioni longobarde, di cui restano alcuni frammenti utilizzati per la costruzione dell’edificio successivo, incorporati nei muri dell’attuale chiesa. L’attuale chiesa è edificata a tre navate, chiuse da tre grandi absidi che svettano a strapiombo sul fiume Oglio. I muri sono in conci lavorati, squadrati, sagomati e saldati con calce viva. Il tetto a capriate è stato di recente restaurato. Una peculiarità di questo tempio è che manca totalmente la facciata, sostituita dalla viva roccia nella quale tutta la parte occidentale dell’edificio è incassata. Al suo posto si eleva la torre campanaria costruita nel 1400. L’ingresso alla chiesa avviene perciò da un portale laterale. Di pregevole fattura si notano ornamentazioni zoomorfe e vegetali in marmo saccaroide proveniente dall’alta valle Camonica, dalle cave di Canè o di Vezza d’Oglio. Causa la conformazione del terreno roccioso, il pavimento, adattandosi alle irregolarità, è costituito da diversi piani, ed il presbiterio risulta molto più sopraelevato rispetto al resto della base del tempio per far posto alla cripta. Proprio sotto le absidi presbiteriali, sono posti due tronconi di un’unica colonna romana di epoca tardo imperiale che sorreggono le volte, con due capitelli in stile composito. Ma la caratteristica unica di questo tempio è la grande e ampia gradinata che si appoggia sulla roccia e alla parete a ovest. In questo spazio, secondo antiche tradizioni, i catecumeni, assistendo alle funzioni religiose, attendevano di ricevere il battesimo. Nella navata posta a nord invece è collocato il grande fonte battesimale monolitico, ricavato da un masso calcareo (recuperando un grande recipiente per le olive di età romana) nel quale, la storia religiosa del tempio vuole che i catecumeni venissero immersi per poi riuscirne e attraverso la vicina porta recandosi, all’esterno del tempio, per asciugarsi in modo naturale alla luce del sole "simbolo della nuova vita e della resurrezione dal male". Certamente un tempo numerosi e vasti affreschi ricoprivano il catino dell’abside centrale. Infatti sulle navate laterali e nella cripta sono ancora conservati alcuni dipinti del 1400 come: un Battesimo nel Giordano, Redentore e Santa Giulia, Sant’Antonio abate e una Maternità e Madonna in trono.
Ora conservato a New York è il polittico su tavole opera del Paroto che in origine era appartenuto a questo tempio.
La Chiesa del Monastero di San Salvatore fu edificata intorno all’anno 1000 ed è un vero gioiello dello stile romanico borgognone in Italia. E’ posto sulla riva sinistra dell’Oglio su un’altura a nord-est del paese. Il complesso architettonico molto articolato e splendidamente inserito tra la natura del luogo su cui sorge faceva parte di un monastero cluniacense. Di questo monastero però non rimangono tracce. Il luogo, sempre su una piccola altura che domina il fondo valle, era certamente già adibito a luogo di culto pagano per gli antichi camuni e questo è attestato dal ritrovamento di un antico altare. Secondo recenti studi sembra che nello stesso sito sorgesse una più antica chiesa, forse del 600 d.C., da annoverare dunque tra i primissimi insediamenti cristiani in valle Camonica. Tutto da ammirare di questo tempio è lo slanciato tiburio ottagonale. L’interno, semplice ma pregevole è composto da tre navate con abside semicircolare, divise da robusti pilastri ornati da notevoli capitelli scolpiti e raffiguranti sirene, ippografi, rapaci ecc. Il transetto è con una cupola e un tiburio, mentre la copertura è a crociera.
La chiesa di San Bartolomeo è accanto alla casa degli Umiliati. Della prima struttura del tempio, risalente al 1100, rimane ben poco, solo la piccola abside romanica, ora nascosta dalle costruzioni circostanti. La parete nord di questa chiesa è addossata ad un muro che doveva appartenere a delle fortificazioni medioevali. All’interno si possono notare alcuni frammenti di affreschi del 1400. Sarebbe della scuola di Pietro Giovanni da Cemmo l’affresco recentemente strappato dalla facciata per il restauro e conservato ora nella parrocchiale di Cemmo.
L’Oratorio dei Santi Faustino e Giovita, attualmente è dedicato alle Sante Maria ed Elisabetta. Nelle cronache religiose del 1100, del monastero bresciano di San Faustino Maggiore si leggeva che a Cemmo era posta una chiesa dedicata allo stesso santo e che dipendeva direttamente dalla potente casa madre. La chiesa come si presenta ai giorni nostri si compone di due parti nettamente distinte: una parte di età romanica e una parte del 1600. Della prima struttura sono il campanile, i muri perimetrali ed un portico. L’abside fu demolita nel 1600 e alla parete fu aggiunta la struttura della chiesa di S.Maria ed Elisabetta. L’altare della nuova chiesa fu consacrato alla Visitazione di Maria e a lato una pala raffigura la scena, a lato di questa furono poste due tele con i Santi Faustino e Giovita, del pittore camuno Gian Giacomo Gaioni detto il Bate. Nei pressi di questa chiesa sono stati ritrovati dei resti di età romana: mattoni, tegole, frammento di epigrafe ecc, questi oggetti sono ora conservati al museo archeologico di Cividate Camuno.
La Parrocchiale di Cemmo, è dedicata a Santo Stefano protomartire e si trova esattamente sul luogo dove il cardo e il decumano del pagus romano si incrociavano. Il tempio è stato molte volte rimaneggiato e ristrutturato, rimangono però alcune caratteristiche originarie di epoca romanica: nel portale e nella bifora della facciata. Costituito da un’unica navata il cui tetto è semplici spioventi. Nel 1300 fu aggiunto il portico caratterizzato da capitelli in pietra simona. Questa parte fu demolita quando nel 1800 la chiesa fu ampliata e furono aggiunte le due navate laterali. Nel tempio originario le pitture del 1400 erano attribuite a Pietro da Cemmo. Ben poco però purtroppo ne resta: a lato del campanile è presente solo un frammento con una Madonna con bambino. Il primo e significativo ampliamento fu ordinato da San Carlo Borromeo, nel 1600, durante la sua famosa visita pastorale in valle Camonica e comportò la costruzione della sacrestia, della cappella e del volto della Madonna. Seguirono, poi nel corso dello stesso secolo, il battistero nel 1613, il coro nel 1664 e l’altare del Rosario nel 1682. L’ultimo ampliamento risale al 1840 e fu eseguito su progetto dall’architetto Giovan Battista Barili di Gorzone. All’interno sono di buona fattura le due statue del 1500 in legno dorato e raffiguranti i Santi Pietro e Paolo. Degni di nota l’altare di marmo del 1772 opera dello scultore Carlo Girolamo Rusca di Lugano e la tela Santi Stefano e Reparata del 1771 di Francesco Savanini. Una tavola è attribuita a Martino di Gavardo e raffigura una Madonna col Bambino in trono con angioletti e santi.
La Parrocchiale di Capo di Ponte è dedicata a San Martino: la facciata è in stile barocco mentre risale alla fine del 1500 il portico del lato sud. L’interno, di una navata unica, ha nella volta affreschi sulla Vita di San Martino opera di Enrico Albrizzi. Nel presbiterio altri affreschi ritraggono la Gloria di San Martino e le quattro Virtù cardinali di Francesco Monti. Il pittore Oscar Di Prata, nel 1955 ha eseguito, nel coro, gli Angeli in preghiera. La pala dell’altar maggiore, del tardo 1500, è attribuita al Moretto. Tra le tele, oltre alle 12 Sibille attribuite al Bate e conservate nella casa parrocchiale, da ricordare l’Addolorata di Francesco Paglia.
La Chiesa delle Sante Faustina e Liberata fu edificata nel 1600 ed è sorta su una cappella romanica della quale rimane solo un frammento di abside con degli affreschi e, in una costruzione adiacente, un grosso masso, che la tradizione popolare religiosa del luogo, vuole fosse fermato dalle nude mani dalle Sante per evitare che franasse sul villaggio di Serio quando questo fu invaso da una grande frana. Su masso sono incise le impronte delle mani che, sebbene ritoccate, potrebbero avere origine preistorica. Dunque questo masso fu sicuramente, con le stesse impronte, un antichissimo altare di qualche culto pagano. Una sola vasta navata compone l’interno del tempio, la volta è a botte. Del 1600 e attribuite a Lorenzo Marbello le due grandi pale poste nelle cappelle laterali dedicate a San Carlo Borromeo e ai santi Giacomo e Filippo. Il paliotto dell’altar maggiore è in cuoio e vi sono dipinte le due Sante Faustina e Liberata. L’altare maggiore è sovrastato da una pala di Palma il Giovane. Accanto alla chiesa c’è la cappella del Sepolcro, qui vi sono alcune statue lignee policrome del tardo 1400.
La Chiesa di Pescarzo è dedicata ai Santi Vito, Crescenzo e Modesto. Fu edificata nel 1500, la volta è ricoperta da affreschi del 1700. Molto bella una scultura lignea rappresentante il Cristo nella bara opera della bottega del Fantoni di Rovetta. Una antica tradizione vuole che, quando nella Valle Camonica non piove da molto tempo e la siccità minaccia i campi, il Consiglio degli anziani del paese decide di portare in processione proprio la statua. Sempre secondo antiche leggende è tramandato che prima delle fine della processione, sia sul paese, che sui campi e lungo i sentieri cadrà la pioggia.
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