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| DARFENSI : 13.240
| SUP. COM. (Kmq) : 36,2
| H. m. : 220 slm
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| DA BRESCIA Km. : 57,2
| PREFISSO TEL. : 0364
| CAP. : 25047
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I NOMI : Darfo (Darf) - Darvo (s.XI) - Darvi (s.XII) - Darfum (s. XIII) : deriva dal tedesco "Dorf"
(villaggio), oppure dalla antica voce romana "ad arvum" (al campo, o dalla voce mediterranea "arbe"
della onomastica fluviale alpina, oppure dall'antico dialetto "garf" (terreno ghiaioso).
Boario (Boér) (Casino Boario) : deriverebbe da "Forum Boarium"
(Bovario - Bovarius = stalla di buoi) indicante l'esistenza di un mercato del bestiame.
Pellalepre (Pelalégor) : deriverebbe dal celtico "bally" (casa su pali) e da "legor"
(fossa piena d'acqua), oppure si fa origine da "pelaloco + Légor = Lepre", con cognomi
nel territorio che hanno la radice "pela" come soprannome.
Gorzone (Gorsù) - Gorzonis (s.XI) - Corzonum e Gorzollus (s.XIII) : deriva "gurgus" (canale),
oppure da "gortium" (sbarramento artificiale di fiume per la pesca).
Sciano(Scià) : deriva dal tedesco "see" (laghetto), oppure dal nome o aggettivo gentilizio
"Silus o Sillius" presente in sei lapidi latine nel bresciano.
Erbanno(Erbàn) - Herbannus (s.XIII) - Derbano : Herebannum = multa assegnata per lavori che i vassali
devono al signore: herebannus è chi riscatta tale multa; perciò verrebbe da "her" = signore e
"banh" = luogo bandito e indicherebbe un luogo riservato a un signore.
Angone (Angù) - Angono (s.XV) - Dangone (s.XV) : dal tedesco "gau" (contadini) o dal nome
personale germanico "Annico", oppure Angone è un nome generico per torione, baluardo, o
piccolo castello di difesa (in base ad una iscrizione camuna).
Bessimo (Bèshem) m.210, frazione a SO di Darfo, sulla destra del fiume
Oglio, molto probabilmente deriverebbe da un nome personale ligure, diviso in due frazioni:
Bessimo Inferiore e Bessimo Superiore.
Fucine (Fùsine; Fùdine) m.336, frazione a
SE di Darfo, da "fùsina" = fucina per il ferro.
Capo di Lago (Cò de Lach) m.377, frazione ad O di
Darfo, situato all'estremità orientale del lago Moro.
Montecchio (Montèc), " Montegio" (sec.
XIII) m.224, frazione a NE di Darfo, probabilmente da "monticolus"
= monticello,
Corna (Còrna) m. 222, frazione a NO di Darfo sulla
sponda destra del fiume Oglio, deriva da "corna", femminile
di "còren" = corno, rupe.
LOCALITA' COMUNALI E FRAZIONI :
(Molte delle località di seguito riportate forse non
sono più presenti nella memoria delle nuove generazioni
o nelle carte, o nei contratti notarili o nei testi contemporanei.
Alcune risalgono, nella loro identificazione, a molti secoli addietro,
altre hanno mantenuto intatto la loro localizzazione e il loro
nome passando di proprietà in proprietà, altre ancora,
anche ai nostri giorni, sono presenti in carte catastali, in contratti
di compra vendita o semplicemente nella parlata di tutti i giorni).
Barbetti (Barbèc) m.390, cascina a NE di Erbanno,
probabilmente dal cognome.
Bedola (Bédola) m.750, a SE di Darfo a destra ed
al principio del torrente Rovinazza, da "bédola"
o "béola" = Betula, pianta dei monti.
Breno (Bré), località nei pressi di Erbanno.
Budrio (Budrio), Valle a NO di Erbanno.
Camplone (Camlòng) m.1300-1700, dosso a NO di Erbanno,
dalla voce dialettale "campolungo.
Caprecotte (Cavrecòte), torrente a NE di Darfo.
Ceregola (Sherégola) m. 299, ponte a N. di Costa
di Erbanno.
Colombino (Colombì - Cùlumbì) m.1240,
monte collocato sopra Darfo all'inizio della Valle dell'Inferno.
Corno (Còren, Cùren, Còrno, Còrnu),
a NE di Sacca, nella piana sinistra del fiume Oglio a Darfo.
Crap - pa -pe (Cra - pa - pe) m.702, a NO di Angone, deriverebbe
da "crap" = rupe, macigno, oppure da "krapp"
= roccia.
Dezzo (Dèsh), fiume tributario di destra dell'Oglio
a Darfo. Percorre la Val di Scalve e passa tra Angolo e Mazzunno.
Inferno (Inféren), Valle ad E di Darfo, tributaria
di sinistra dell'Oglio tra Sacca e Plemo.
Molini-o (Molì) m.253, località a SE di Darfo.
Monte Altissimo m.1704, a N di Darfo ed a S di Borno. Sulla
vetta arrivo della ovovia Borno-Monte Altissimo, di numerosi impianti
di risalita e di piste da sci.
Monticolo (Montécol) m.394, montagnola al centro
della valle Camonica a NE di Darfo e di Montecchio sulla riva
destra del fiume Oglio, da "montìcolus" = monticello.
Mora (Mora) m.277, località a NE di Darfo.
Moro (Moro) m.380, caratteristico laghetto ad O di Darfo
ed a SE di Angolo ; Moro deriverebbe dal colore delle rocce
che lo circondano. Si identifica pure, nella parlata dialettale
locale, come : "Cò dè lach" = Capo
di lago.
Ogliòlo (O'i; Oiòl), fosso a NE di Darfo.
Ora (O'ra) m.1690, località a SE di Darfo sotto
il Dosso Blussega.
Panigada (Panigàda) m.275, località tra Darfo
e Gianico, deriverebbe dalla voce lombarda per fiore di Sambuco.
Paraier (Paraér) m.1895, dosso a SE di Darfo all'inizio
della Valle di Re.
Perlepere (Perlepère) m.1600, a E di Darfo sotto il monte Colmet;
deriverebbe da "Perlèt" o "Perlina" = pero corvino, pianta indigena dei nostri monti.
Pezzegata (Peshegàda) m.230, località a SO
di Darfo ed a NO di Gianico.
Piazza (Piasha)m.1653, "piazza la Nera" cascina
a SE di Darfo ed a SO del Corno Bertolot.
Pingione (Pingiù) m.660, "doss Pingiù"
o "còren Pingiù" a SE di Darfo sotto il
monte Colmèt.
Pisagnocchi (Pishagnòch) m.1112, località
a SE di Darfo ed a S del Dosso Blussega.
Plagne (Plagne) m.1010, località a SE di Darfo
sotto il Dosso Blussega.
Rineto (Rinèt) m.675, località sul lato sinistro
del torrente Rovinazze a SE di Darfo.
Ringhisone (Ringhisù) m.300, località a NE
di Darfo.
Rivione (Riviù) m.269, case tra Darfo e Gianico.
Rognone (Rugnù) m.1465, luogo ad E di Darfo, vicino
al monte Colmet.
Rovinazza (Ruinàsha), torrente tributario di sinistra
dell'Oglio a Darfo.
Santa Lucia (Shànta Lùshìa) m.400,
a N. di Angone di Darfo, piccola cappella.
San Valentino (Shàn Valentì) m.645, chiesetta
a N di Erbanno, frazione di Darfo
Sarial (Sheriàl) m.1270, località a NE di
Darfo, tra il Corno Serial ed il Rio Serial.
Saùcco (Saòch) m.1030 e m.1050, cascine ad
E di Darfo sotto il Dosso Blussega, "saùch" deriverebbe
da "sambùch" = sambuco.
Sella-e (Shèla-e) m.900, a SE di Darfo, dosso posizionato
sul fianco destro della Valle di Re.
Smandri (Smandrì) m.1172, ad E di Darfo posizionata
sulla sponda sinistra della valle dell'Inferno.
Splada (Splada), località ad E di Darfo tra il monte
Colmet ed il Dosso Blussega.
Stiblel (Stiblel) m.1450, ad E di Darfo sotto il Dosso
Blussega.
TELEFONI UTILI: Municipio, piazza Col. Lorenzetti n.22,
tel. 531101. Azienda di promozione turistica tel 531609. Cotabo,
Consorzio operatori turistici ed affini di Darfo Boario Terme,
via Manifattura n.11, tel 530057. Acquedotto tel. 531889. Gas
tel. 532898. Ferrovia informazioni tel. 531405. Guardia medica
turistica tel. 535287. Polizia municipale tel. 532533. Polizia
stradale tel. 531370. Radio Vallecamonica tel. 534108 - 533058
MERCATO: il giovedì mattina a Darfo ed il sabato
mattina a Boario.
MANIFESTAZIONI: A Darfo sagra patronale dei santi
Faustino e Giovita. Durante il periodo estivo: serate al
Parco delle Terme di Boario. Agosto: Sagra del "casònsèl" (=casoncello, piatto tipico camuno) ad Erbanno. Ferragosto montecchiese, manifestazioni ed intrattenimenti vari a Montecchio. Agosto - Settembre: sagra dell'anitra alle verze ad Angone; Palio delle Contrade a Darfo, tornei di calcio e gare di nuoto
LA STORIA:
Nelle località Crape e Luine, ora parco naturale, poco a nord-ovest dell'abitato di Boario, sono state rinvenute delle belle e significative incisioni rupestri datate all'età Eneolitica (2200-1800 a. C.) raffiguranti scene di pesca e alcune palafitte oltre a incisioni in caratteri nord-etruschi.
Dopo la loro riscoperta e segnalazione negli anni '80, l'inquinamento, l'incuria e anche alcuni atti vandalici hanno danneggiato in parte e resi poco visibili i leggeri graffiti, ma la locale amministrazione ha inteso procedere ad una campagna di salvaguardia di queste incisioni e tutta la zona è stata segnalata, recintata, pulita dagli sterpi e maggiormente sorvegliata e tende ad acquistare un notevole interesse turistico e di studio.
In tempi remoti il fondovalle pianeggiante della media Valle Camonica, solcato dal fiume Oglio, doveva essere completamente ricoperto da paludi e terreni acquitrinosi e ghiaiosi tanto che i Romani quando giunsero nella zona, nell'anno 16 a.C., tracciarono la loro principale strada militare (Via Valeriana) a mezza costa, sui ripidi fianchi della montagna e sui terreni che costeggiavano gli abitati di Gianico e Montecchio.
Montecchio era certamente il borgo più importante della zona tanto che sembra fosse il primo tra i centri abitati della valle ad avere le sue case quasi tutte con tetto ricoperto di lastre di pietra o di cocci e non di paglia o al più di tavole di legno.
Il lago d'Iseo, fino ad epoca post-romana doveva spingersi ben più a nord dell'attuale bacino e forse lambire anche l'abitato di Montecchio, forse il fiume Oglio doveva essere ben navigabile fino al medio evo, poiché per molti secoli lo stesso Montecchio fu anche un porto di una certa importanza (esiste tuttora una piazza del porto).
L'importanza di Montecchio in epoca medioevale è testimoniata anche dalla presenza di una possente rocca, certamente costruita su un preesistente castelliere d'epoca pre-romana.
Da questo castello, eretto sulla collina del Monticolo, si dominava anche il passaggio sul più importante ponte della Valle Camonica, sul quale, oltre a subire controlli, si doveva pagare pedaggio.
Questo importante manufatto fu teatro di aspre e sanguinose contese per molti secoli.
I monaci del convento francese di Tours prima e i Benedettini di Brescia poi operarono vaste e importanti bonifiche e ciò favorì gli insediamenti abitativi anche nella piana alluvionale, prima inabitabile, che comunque era sempre minacciata dalle piene dell'Oglio.
Nel periodo di dominazione longobarda Montecchio e Darfo erano già centri di grande importanza economica.
Questo è attestato dal ritrovamento di tombe, anche molto recenti, nelle zone del Municipio e della chiesetta di San Martino ad Erbanno.
L'importanza della zona crebbe anche e specialmente per la sua posizione geograficamente strategica rispetto ai commerci con la vicina Val di Scalve (importante per l'antichissima estrazione e lavorazione del ferro e per il legname) ed il Sebino (lago d'Iseo e provincie di Bergamo e Brescia).
I regnanti Longobardi donarono vaste terre al monastero bresciano di San Salvatore, ma dopo la conquista franca, lo stesso Carlo Magno nel 774 (con conferme imperiali dei suoi successori) fece donazione totale di tutta Valle Camonica ai monaci francesi di Tours.
Questi, a Pelalepre, intitolarono a San Defendente una chiesa.
Pelalepre è certamente la frazione più antica tra i numerosi agglomerati abitati che composero poi il comune di Darfo BT.
Anche il monastero benedettino di Marmoutier riscuoteva tributi feudali, decime e tasse sulle produzioni, specialmente ferrose, dagli abitanti della Val di Scalve che avevano obbligo di portare i loro prodotti proprio alla Corte di Darfo: questo lo si apprende da un regio decreto datato 1047, in cui l'imperatore Enrico III elesse Darfo a Corte Regia.
Subito nacque (come era uso) un fiorente mercato che sembra fosse posto, come già detto prima, nei pressi del ponte in legno di Montecchio che scavalcava l'Oglio.
Alla Corte Regia Darfense gli abitanti della Val di Scalve dovevano versare ogni anno mille lire di ferro.
Fu imposto anche un pedaggio per attraversare il ponte e questo fece sì che nascesse anche una zona fortificata e successivamente (come già scritto) un castello che divenne, per il suo possesso, centro di contese.
Documenti riportano i numerosi e talvolta cruenti passaggi di proprietà del castello di Montecchio: nel sec. X fu di Rogerio da Bariano, nel sec. XI della famiglia dei Federici (di fede ghibellina e forse il loro nome deriverebbe proprio da Federico Barbarossa che li infeudò in alcuni possedimenti, primi tra i quali a Erbanno) ed in seguito della città di Brescia, che ebbe come alleati, in diverse contese i darfensi.
Fu ancora Enrico III, con un altro decreto regio, a cedere la Corte darfense ai monaci bresciani di San Faustino, che subito vi eressero una cappella.
La famiglia Federici aveva intanto acquistato potere e contro i loro ricorrenti soprusi, gli abitanti della zona, tentarono a più riprese di costituirsi in comune.
Un primo riconoscimento venne dall'imperatore Federico Barbarossa, con un diploma del 1164. Una pergamena del 1200, data in cui si fa risalire la fondazione ufficiale del comune rurale, ricorda questo accordo stipulato nella chiesa di Santa Maria in Ronco.
In essa venivano assegnate agli abitanti di Darfo due isole a monte della collina del Monticolo ed una terza ai Federici ed ai Brusati (le due famiglie più potenti della zona).
Ma le lotte continuarono e qualche anno dopo i Darfensi tolsero con la forza ai signori il castello di Montecchio.
Al tempo dell'imperatore Federico Barbarossa, Montecchio doveva contare ben 6.000 abitanti.
Erano sette le chiese e sembra che, all'arrivo del nipote del Barbarossa, Federico II, le case del villaggio fossero coperte di tegole e non di paglia, sintomo questo, a quell'epoca, di notevole prosperità e ricchezza.
Nel 1248 giunse a Montecchio Egidio da Bagnolo inviato da Brescia e nel 1249, come rappresentante della città, occupò la rocca.
Contemporaneamente furono concesse da Brescia ai Darfensi esenzioni fiscali e si stabilì nel luogo un centro amministrativo e politico per controllare eventuali rigurgiti ghibellini dei feudatari.
Montecchio fu sede del governo della bassa Valle Camonica, almeno fino al 1300, quando i Visconti riordinarono completamente l'assetto amministrativo valligiano.
Dal castello di Montecchio partì una spedizione dei Federici che fece strage tra i guelfi di Iseo. In seguito a questo grave fatto di sangue, nel 1288, il vescovo di Brescia bandì i Federici (che comunque continuarono ad agire indisturbati e impuniti).
Ci fu, pochi anni dopo, un intervento pacificatore (interessato) di Matteo Visconti (1291), che inviò a Montecchio un suo rappresentante, col titolo di podestà di valle.
Questa nomina era chiaramente la prima mossa in vista della conquista dell'intera Valle Camonica che, di fatto, avvenne nel 1337.
I Visconti, appena stabilite alcune loro guarnigioni in valle, favorirono i ghibellini locali (capeggiati dai Federici) permettendo, anzi aizzando la persecuzione dei guelfi.
In questa violenta e sanguinosissima lotta rientrò la feroce spedizione tra cui primeggiava Giovanni Federici di Erbanno, che il giorno di Natale del 1409 assaltò a Lozio il palazzo e le fortificazioni della potente famiglia Nobili, trucidando tutti coloro che avevano fatto nella riparata e isolata valletta di Lozio, un covo guelfo filo bresciano e un rifugio ritenuto inespugnabile.
Molte sono le bòte (= storie o leggende) che sono nate intorno a quella strage e a quella tragica notte, ma di fatto con la distruzione della famiglia Nobili i guelfi in Valle Camonica persero ogni rifugio, punto di sicuro riferimento e potere.
Nel 1428 gli uomini del famoso Conte di Carmagnola conquistarono per Venezia il castello di Montecchio in cui stabilirono una numerosa guarnigione.
Come primo intervento politico la Serenissima abolì quasi tutti gli ancestrali privilegi feudali che erano ancora presenti in molte contrade della terraferma appena strappata al ducato di Milano.
In un primo tempo fu anche raggiunta un'intesa con i nobilotti locali, elargendo dispense e benefici, ma queste azioni non riuscirono ad evitarne una ribellione guidata dai soliti Federici che nel 1431 si erano, per l'ennesima volta, alleati ai milanesi che stavano ritentando la riconquista della valle.
Le forze della Serenissima intervennero e, questa campagna militare in Valle Camonica, si concluse con la piena disfatta (anche politica) delle truppe Sforzesche (era subentrato lo Sforza nel titolo di Duca di Milano portato dai Visconti la cui famiglia, per ramo maschile, si era estinta) e dei Federici e fu ordinato lo smantellamento e distruzione del castello sul Monticolo (1455).
Da allora sul Monticolo restarono a testimonianza dell'antico maniero, solo piccole tracce di quello che doveva essere stato uno dei più importanti castelli della Valle Camonica assieme a quelli di Breno, Cimbergo, Plemo di Esine, Lozio ed Edolo.
Solo 16 anni dopo (1471) Montecchio fu distrutto da un'enorme frana che cancellò in pratica tutta la cittadina. Fu una catastrofe immane da cui il popoloso e ricco Montecchio non riuscì più a sollevarsi e a tornare ai fasti di un tempo.
L'insediamento abitativo principale della zona divenne perciò la frazione di Darfo che, nel 1495, divenuta anche sede di municipalità poté codificare con i "notari" della Repubblica i propri statuti.
Risalgono a quei tempi i primi studi dei benefici recati alla salute dalle acque di Boario, alle quali si interessò nel 1500 anche il più grande studioso medico dell'epoca: Paracelso.
In un piccolo "casino", molto simile ai casini di caccia in cui i nobilotti trascorrevano le vacanze, parte in muratura e parte in legno, posto a fianco della via Valeriana che costeggiava il sito, iniziò un primo (artigianale e sporadico) sfruttamento a fini terapeutici delle acque, che furono anche decantate, nel 1724, in un breve trattato, dal medico Francesco Roncalli Parolin.
Il piccolo borgo prese così il nome di "Casino Boario" (denominazione che tenne fino oltre la metà del XX secolo) e iniziarono a giungere per "passare le acque" numerosi forestieri che trascorrevano i mesi estivi in alcune "locande" della zona.
Nel 1737 fu impiantato a Darfo il primo filatoio di seta della Valle Camonica a cui affluiva buona parte della notevole produzione di bachi da seta che molte famiglie camune avevano intrapreso per arrotondare i magri bilanci sostenuti specialmente dalla povera agricoltura.
In epoca Napoleonica ebbe incremento anche la produzione di armi e la famiglia Laini, proveniente da Angolo, già fornitrice dell'arsenale di Venezia, ottenuti alcuni appalti dai francesi, costruì un forno fusorio che produsse, per un breve periodo, munizioni da mitraglia per l'esercito imperiale ma che, alla caduta di Napoleone, portò al fallimento della stessa antica famiglia di impresari metallurgici originari della Val di Scalve.
Dopo la cacciata dei francesi la Valle Camonica passò sotto la dominazione e l'amministrazione dell'Impero Austro-Ungarico.
Furono anni in cui vennero intrapresi numerosi lavori pubblici ma fu anche però un periodo piuttosto negativo per tutta la Valle poiché carestie (1817), epidemie ed altre calamità impedirono all'economia locale di decollare.
Nel 1834 molti abitanti di Darfo si ribellarono alla vendita di alcuni boschi e pascoli pubblici che avevano potuto fino ad allora liberamente utilizzare e sfruttare (fin dalla concessione imperiale di Enrico III): i pochi gendarmi austriaci dislocati in paese furono disarmati e cacciati. La rivolta, che non aveva nessun fine politico, fu subito sedata da due battaglioni di fanteria e da 250 cavalleggeri ussari il cui intervento era stato richiesto dalla gendarmeria provinciale.
Durante la prima guerra d'indipendenza (1848) Bortolo Zattini guidò lungo tutta la valle Camonica (impresa non da poco a quei tempi) fino al Tonale, un gruppo di volontari camuni, altri seguirono invece Paolo Lanzini Donzelli che si diresse alla volta della bassa valle.
Numerosi magazzini austriaci furono saccheggiati e i poliziotti cacciati.
Poi, dopo la sconfitta dell'esercito piemontese, il ritorno degli austriaci fu caratterizzato da numerose azioni poliziesche e da alcuni arresti e sequestri.
Si racconta che nel 1852, all'albergo della Posta (principale luogo di sosta della zona e per anni il più importante "albergo" di Darfo), alcuni giovani darfensi, vicini al mondo delle associazioni segrete bresciane, trafugarono da dei carri militari, alcuni grossi involti cerati.
I grossi sacchi, che contenevano una forca per impiccagione, furono a lungo cercati anche da poliziotti mandati direttamente da Milano, ma senza esito.
Era noto a tutti che sui quei famosi carri viaggiavano, oltre allo strumento di morte, anche il boia di Vienna ed alcuni soldati croati diretti a Milano per giustiziare dei patrioti che erano stati arrestati dopo la disperata difesa della città.
Per compiere l'impresa, che all'epoca fece molto scalpore, la scorta fu ubriacata con vino adulterato.
Proprio a causa di quel furto Amatore Sciesa ed altri patrioti, che dovevano essere impiccati, furono invece giustiziati mediante fucilazione.
Nel 1859, durante la seconda guerra d'Indipendenza, al comando di Francesco Cuzzetti venne organizzato un corpo di guardie civiche e a Darfo un comitato di sicurezza pubblica.
Spinti anche dal fuoco rivoluzionario e libertario che spirava forte in quei giorni, furono arruolati numerosi giovani camuni nei Cacciatori delle Alpi, corpo di volontari guidato da Giuseppe Garibaldi.
Ancora prima della liberazione dal dominio austriaco la fama delle acque di Boario fu vantata dagli scritti di Alessandro Manzoni, che ne faceva uso quotidiano fin dal 1845.
Una relazione del protomedico della luogotenenza austriaca in Milano, Biffi (1886) contribuì ulteriormente alla conoscenza delle proprietà terapeutiche di queste acque.
L'economia darfense ebbe un rapido sviluppo anche grazie alla costruzione della via Mala nel 1862.
Quest'ardita opera che attraversava in tutta la sua lunghezza il basso tortuoso corso del torrente Dezzo saliva da Boario e proprio nei pressi del piccolo borgo di Dezzo si ricongiungeva con la millenaria via che scendeva dalla Presolana (per salire poi a Borno) e diveniva la principale via di comunicazione per la Val di Scalve.
Nel 1886, sull'Oglio, venne gettato un moderno ponte di ferro che portò al diretto collegamento di Darfo con Boario e Corna senza più passare da Montecchio e dall'antico ponte ad arco costruito nei pressi del Monticolo.
Tragico fu il primo dicembre 1923, crollò la diga del Gleno, sul fiume Dezzo, in alta Val di Scalve e questo provocò, con una enorme forza d'urto, la distruzione di gran parte di Darfo.
Si contarono 500 vittime.
In quella tragica occasione furono presenti in Valle Camonica, unica volta dall'unificazione Italiana, in visita ufficiale il Re Vittorio Emanuele III e le più alte cariche dello stato.
Nel XX secolo le varie frazioni che ora compongono il comune di Darfo, raggiunsero un'aggregazione amministrativa e l'economia locale e la popolazione si svilupparono ulteriormente tanto che il comune è divenuto il centro più importante della Valle Camonica e dal 28 gennaio 1968 ha assunto il nome e il titolo di "Città di Darfo Boario Terme".
Mentre Darfo, oltre che sede della municipalità è divenuto un centro importante per l'industria (anche se alcune delle storiche industrie sono fallite o sono state chiuse a causa di sbagliate azioni politiche o economiche incapaci di sostenere la locale produzione) e il terziario, Boario è rimasto agganciato al turismo termale.
Note sono le sorgenti delle terme che prendono il nome di Silia, Igea, Antica Fonte e Fausta.
Il nome di Boario Terme raggiunse, a cavallo degli anni '60 e '70 una notevole rinomanza nazionale che portò questa stazione termale ad essere annoverata tra le principali d'Italia.
A fianco del parco delle Terme, negli anni '80, per andare incontro alle esigenze sempre più diversificate e mirate alla salute, è sorto un centro per le varie terapie idropiniche e con fanghi.
Nel 1996 è stato inaugurato un moderno centro congressi il cui scopo principale è quello che essere un punto di riferimento per le iniziative di tutto il comprensorio Camuno Sebino e centro di promozione turistica per l'intera zona.
DA VISITARE:
Numerose sono le case patrizie che si trovano, in parte restaurate, in parte completamente rifatte nelle varie frazioni del comune. Questo a testimonianza dell’importanza che nei secoli hanno avuto le varie componenti amministrative locali che poi sono confluite tutte nel comune di Darfo Boario Terme. Per molti secoli in centro più importante fu sicuramente Montecchio, sia per il castello (rocca dei Federici, di cui restano soltanto il basamento di una torre, il sotterraneo a volta ed i presunti imbocchi di due strade sotterranee. Su una pietra è incisa la data 1290) sulla collinetta Monticolo, posta al centro della Valle Camonica sia per il Ponte di Montecchio, monumento nazionale. Progettato dal Cifrondi nel 1686, richiama probabilmente l'antico ponte medievale. Fatto di granito, poggia su due scogli delle rive opposte in un’ansa del fiume Oglio.
Sul muro perimetrale esterno di Casa Vitali a Fucine vi è un affresco attribuito a Pietro da Cemmo.
A Erbanno si nota, nella parte centrale del paese, in posizione dominante il Palazzo Federici, con tre portali, su uno dei quali spicca la data 1585. Tra le altre una finestra è di una costruzione antecedente sempre della famiglia Federici ed è databile 1484. Al suo interno un caminetto rinascimentale di forma poligonale e un soffitto con 36 tavolette di legno dipinte con busti di personaggi maschili e femminili e figure simboliche. Alcuni affreschi del 1400 sono attribuiti alla scuola del da Cemmo.
Sempre ad Erbanno fa bella mostra, a contorno del caratteristico centro storico, Casa Ballardini (oggi De Michelis) che si distingue per un leggiadro e snello doppio loggiato. Lo stemma della famiglia Ballardini si nota nella loggia inferiore che è sorretta da capitelli del 1400. Il tutto si appoggia su colonne ornate che confluiscono nel loggiato superiore adorno di una bifora decorata. Famosa all’interno una stanza con affreschi del 1600 chiamata: "la stanza del vescovo" in cui si racconta che soggiornò il cardinale Borromeo nella sua famosa visita pastorale in Valle Camonica. Su portale di Palazzo Barbieri compare lo stemma della famiglia Federici, antica proprietaria. Si distingue per un bel loggiato a leggere colonne.
A Gorzone il Castello Federici, si può notare scendendo lungo la tortuosa strada che porta ad Angolo Terme. Arroccato su una collina posta strategicamente al centro della stretta valle del Dezzo è privo di torri e mura difensive a causa dei numerosi lavori e modifiche apportati dalla famiglia Federici che per secoli ne fu proprietaria. Edificato intorno al 1160 come torrione abitato dai nobili bergamaschi Brusati, dai quali dovrebbero poi discendere tutti i numerosi rami della famiglia Federici, ebbe notevole importanza anche militare vista la sua collocazione a difesa delle strette via d’accesso alla Val di Scalve e alle Valle Camonica.. Nel 1288 fu assediato e danneggiato dalle truppe inviate dal comune di Brescia. Sull'ingresso compaiono un’aquila, gli stemmi dei Federici ma anche quello degli Scaligeri da quando le due famiglie si imparentarono con un matrimonio. All'interno vi sono sale decorate con soffitti a cassettone e caminetti artistici. Nel primo cortile un loggiato, un pozzo, una scala in pietra simona e una porta di forma ogivale. Nel secondo cortile due loggiati che si contrappongono sui due lati. In una sala è conserva una galleria di ritratti dei Federici. Nel parco, che circonda l'edificio principale vi è una chiesetta dedicata a San Giovanni Battista, cappella privata dei Federici, con affreschi, una Natività del '600 e un paliotto d'altare di Giuseppe Picini. Sempre a Gorzone è ben conservato Palazzo Minini (ex Federici), con due mascheroni ai lati del portale, presenta archi e colonne, ringhiere in ferro battuto. Sono presenti anche i resti di una torre. In una sala da segnalare un soffitto ligneo a tavolette ed antichi affreschi, oltre ad un camino in pietra di Sarnico datato 1520. Era ancora una dimore dei Federici di Gorzone Palazzo Rizzonelli, in stile cinquecentesco, che fu edificato sul luogo di sepoltura degli appestati del 1575 e del 1630, contiene per questo oltre a degli affreschi anche degli ex voto.
A Pellalepre la Chiesa di San Bernardo fu eretta nel luogo in cui sorgeva la più antica chiesa dedicata a San Defendente. Oltre ad affreschi attribuiti a Giuseppe Teosa compaiono tracce di un affresco del 1200 e di un altro affresco del 1400 raffiguranti San Bernardo. Sono presenti dipinti del Foppa: Madonna in trono datato1498. Dipinto nel 1605 un Cristo, la Vergine e San Francesco e ad olio un’Immacolata.
La Parrocchiale di Fucine fu costruita nel 1600 e dedicata alla Visitazione. Anche in questo tempio è presente un dipinto dell’Immacolata. Sono dell’800 alcuni affreschi di Giuseppe Teosa. Oltre ad alcuni dipinti del Corbellini sono degne di nota due statue del Ramus ed un paliotto attribuito al Fantoni.
La Parrocchiale di Corna è stata affrescata dal Longaretti e contiene un gruppo bronzeo di Timo Bertolotti, una pala del Gasparini e alcune statue di artigiani della Val Gardena.
La Chiesetta del Sacro Cuore è a Corna e sulla facciata esterna, sopra il portale, è posta una lapide in cui sono elencate i morti del disastro del Gleno: al suo interno c’è un affresco a ricordo di questa immane tragedia che il primo dicembre 1923 fece 500 vittime.
A Boario Terme:Tempio Madonna degli Alpini: opera dell'architetto Vittorio Montiglio, fu voluto da Don Guido Turla, cappellano degli Alpini nella campagna di Russia. Il tempio è dedicato alla memoria di tutti i caduti. Venne inaugurato il 28 settembre 1957. Sul frontale troneggia una Madonna in bronzo, coperta di oro zecchino. I portali del santuario sono costituiti da sei battenti di rame sbalzato di Maffeo Ferrari di Ponte di Legno. Sotto il pavimento vi è il sacrario dei caduti e dei dispersi; nel centro una scultura in marmo con una figura che abbraccia un soldato morente.
Nella piccola frazione di Sciano c’è la Chiesetta della Natività della Vergine. Risale al 1500 ma suo portale è datato 1722. Degne di nota le statue, in legno laccato, dei santi Rocco e Sebastiano.
La Parrocchiale di Angone è dedicata a San Matteo, sono presenti alcune statue in legno, una tela di Antonio Paglia e una Sant'Anna e Maria Bambina del 1500.
A Capo di Lago, sulla sponda del lago Moro che si affaccia sulla bassa Valle Camonica svetta la Chiesetta di Sant'Apollonia. Un piccolo portico conduce verso un portale seicentesco di arenaria. Risalirebbe al 1600 l’affresco che abbellisce l’esterno.
La Chiesa di San Giuseppe nella frazione di Bessimo Superiore conserva alcuni affreschi del 1700 ed una tela di Domenico Nasino.
· A Darfo: la Parrocchiale dei Santi Faustino e Giovita (parrocchiale vecchia) risale al 1600 e tra le varie opere d’arte in essa contenute ricordiamo la Pietà di Palma il Giovane e la Madonna col Bambino attribuita ad Andrea Celesti, una Madonna della Pietà attribuita al Paglia e una Madonna col Bambino di Grazio Colossali. Un Battesimo di Gesù è attribuito al Corbellini. Sono visibili anche degli affreschi di Pietro Scalvini e Giuseppe Teosa e una pala del Guadagnini. L’altare è del Fantoni o della sua scuola.
Negli anni ’80 sono stati scoperti degli affreschi del 1500 nella piccola e nascosta Santella del Cappellino, a Darfo.
Un Crocifisso ligneo di fine 1600, attribuito a Sante Callegari il Vecchio è la maggiore opera della Nuova parrocchiale di Santa Maria a Darfo e sempre nella stessa frazione c’è la Chiesetta del monastero del Sacro Cuore che contiene una Visitazione attribuita a Sante Cattaneo e un San Francesco di Sales del Savanni.
La Parrocchiale di Santa Maria Assunta, a Montecchio fu edificata nel 1600 sulle macerie della antica sacrestia della antica chiesa parrocchiale precedente che fu distrutta dall’immane disastro del 1471.Della antica chiesa rimane solo una finestra quattrocentesca.
Sempre a Montecchio è più nota la Chiesa detta "dell'Oratorio". E’ monumento nazionale e la sua cappella era il portico d'ingresso dell’antico cimitero. Le arcate furono invece malamente murate ed affrescate in un restauro del 1400. Sulla parete laterale esterna vi sono tracce di un grande affresco del Giudizio Universale. All'interno, della scuola del Da Cemmo, danneggiata dall'apertura di una finestra si nota una Crocifissione. Sulla volta invece compaiono Apostoli, Evangelisti, Diaconi e una Madonna col Bambino.
A dimostrare che Erbanno fu importante comune indipendente vi sono numerosi edifici religiosi di notevole rilevanza come la bella e armoniosa è l’Antica parrocchiale di San Martino. Fu certamente edificata dai benedettini francesi ma nel 1700 fu ridotta a semplice cappella. Del vecchio edificio sono visibili, a fianco della ex statale e a confine con la diramazione stradale per Erbanno, il recinto dell'ex cimitero e il caratteristico campanile quadrato romanico-lombardo. Questo è distinto da quattro bifore (una per lato) e una leggera copertura a piramide. Il portale che adesso è parte integrata del perimetro esterno è in pietra simona. Una lapide è dedicata ad Abramo Federici a dimostrazione che la chiesa fu cappella di famiglia e su ordine degli stessi Federici fu affrescata nel 1400 da Michelino da Besozzo con figure di Profeti, Pantocrator, Evangelisti, Padri della Chiesa, Annunciazione, Crocifissione, San Michele, San Martino, Vergine in trono, Sant'Anna, San Francesco, Cristo nel sepolcro, San Bernardino e Sant'Antonio abate. La Parrocchiale di San Rocco che conserva un antico quadro di San Giovanni Battista, oltre a una Morte di San Giuseppe e una pala del Barbello presenti anche numerosi affreschi attribuiti all'Orelli. L'organo sarebbe opera del Grigolli. La Chiesa di San Gottardo, nel vecchio centro abitato di Erbanno, è dtata 1600. Sulla facciata troneggia un elegante portale con sopra lo stemma francescano. All'interno alcuni affreschi recentemente riaffiorati che risalgono a epoche precedenti come si rileva dalla struttura del presbiterio. Anche nella Chiesetta di San Valentino sono visibili alcuni antichi affreschi. Anche la Chiesa di Santa Maria del Restello contiene affreschi del 1530 attribuiti a Callisto Piazza: Assunzione di Maria, Decapitazione di San Giovanni e Vita di San Giorgio.
A Gorzone la Parrocchiale di Sant'Ambrogio fu eretta sul perimetro di una precedente chiesa di cui sono ancora visibili un affresco (Maternità), oltre ad una piccola parte di un altro antico affresco del '400 (Madonna in trono che allatta il Bambino). Sul fianco destro è ricavato il portale rinascimentale in arenaria rossa datato 1514. Sul lato prospicente la strada statale che sale verso la Val di Scalve è ben visibile il Mausoleo Federici e un'edicola (del 1336) contenente un sarcofago in rossastra pietra simona con un'iscrizione. E' la tomba che fu fatta erigere per ospitare le spoglie di Isonno Federici morto nel 1936 e venne realizzata ad opera dei maestri Betacino di Terzo e Betono di Borno. La parrocchiale a fine Cinquecento era ancora adibita a luogo di sepoltura dei Federci di Gorzone (uno dei rami storicamente più importanti). All'interno vi sono affreschi del Teosa (1806) e vi è conservata una piccola tela di San Bernardino attribuita a Giovanni Chizzoletto e una pala del Guadagnini (Trinità e i Santi Ambrogio ed Agostino). Gli altari in marmo sembra siano stati copiati da modelli di Andrea Fantoni, nel cui stilò è considerato un Cristo deposto del 1700. Uno degli altari è invece attribuito al Ramus.
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