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| EDOLESI : 4390
| SUP. COM. Kmq : 89,4
| H.m.: 700 s.l.m.
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| DA BRESCIA Km. : 97,7
| PREFISSO TEL. : 0364
| CAP. : 25048
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IL NOME: Edolo (E’dol) - Iduli (sec. VIII) - Idulio (sec. X). L’etimologia del nome Edolo ha diverse interpretazioni che, nelle varie versioni, fanno tutti risalire a tempi pre-romani la presenza di insediamenti nel punto dove la Valle Camonica di dirama contemporaneamente verso Ovest, Nord e Sud. Una versione vuole che derivi da "idolo" poiché vi si scoprì, in tempi antichi, un simulacro del dio Saturno e, tra l’altro "aedulae" vuole dire anche "piccolo tempio". Più coerentemente deriverebbe da nomi propri germanici come "Idalus" e "Edila". Infine altri studiosi credono nella derivazione di "haedulus" = capretto oppure da "fagetulum" = faggeto (quest’ultima interpretazione può essere suffragata dal fatto che "mugetulum" = faggeto porterebbe anche al nome Mù, frazione di Edolo e uno dei primi insediamenti abitativi in zona).
TELEFONI UTILI: Municipio, largo Mazzini n.1, tel. 71164-71161. Azienda promozione turistica, piazza Martiri della Libertà, tel. 71065. Consorzio per lo sviluppo turistico dell’Alta Vallecamonica tel. 71318. Elettricità tel. 770022. Ferrovia informazioni tel. 71013. Guardia medica tel. 72742. Pronto soccorso tel. 72888. Soccorso alpino Tel. 72111.
MERCATO: il martedì.
MANIFESTAZIONI: Patrona Santa Maria Nascente (fiera l’8 settembre). Maggio: Mostra mercato del fiore. Fine giugno: Fiera di San Giovanni (festa il 24 giugno), artigianato, antiquariato, merci varie. Prima domenica d’agosto: sagra di San Gregorio a Cortenedolo. Metà agosto: Festa di Guspessa. Ottobre: "Giornate zootecniche".
LOCALITA’ COMUNALI:
(Molte delle località di seguito riportate forse non
sono più presenti nella memoria delle nuove generazioni
o nelle carte, o nei contratti notarili o nei testi contemporanei.
Alcune risalgono, nella loro identificazione, a molti secoli addietro,
altre hanno mantenuto intatto la loro localizzazione e il loro
nome passando di proprietà in proprietà, altre ancora,
anche ai nostri giorni, sono presenti in carte catastali, in contratti
di compra vendita o semplicemente nella parlata di tutti i giorni).
Mu (Mö) Mu (sec. XII) a m.717-794. Frazione di fronte ad Edolo, alla sinistra dell’Oglio, in passato è stato comune a sé ed era diviso in due frazioni. Il nome proverrebbe da "mögh" (bresciano), "muff" (Val di Scalve) nomi del "mugus" = pino montano - "rubus" = rovo.
Aviòlo (Aviöl) A m.2881 su una antica mappa militare del 1770 si trova una "montagna" rocciosa posta ad est di Edolo alla testata delle Valli Gallinera e Finale. Inoltre, sulla stessa mappa figura anche a m.1955 una "Malga Aviolo" nel versante orientale del monte. "Aviòl" è il diminutivo di "Avio" e l’etimologia del nome potrebbe venire dalla radice pre-indo europea "aba" = acqua, oppure dalla voce gotica "ahoa" = aiva, che ha identico significato.
Bagno (Bagn) A m.1874. Località in Val Guspessa a nord di Cortenedolo. Alcune vecchie baite in Val Guspessa sono localizzate a nord di Cortenedolo. Questo nome deriverebbe dal fatto che nel luogo vi era stato costruito, in passato, un grande abbeveratoio per il bestiame.
Baldoni (Baldù) A m.950. Vecchi cascinali posti a nord di Edolo, uniti in una piccola frazione. È assai probabile che il nome provenga dal cognome "Baldoni" diffuso nella zona.
Basiòli (Basiöl) A m.850 circa, località a nord di Edolo. "Basioli" prende il nome dall’omonimo cognome.
Bedata (Bedata) Nel fianco sinistro della Valle di Corteno, appena sotto il dosso Toricla a m.1300 ed a m.1600 erano segnate su antiche mappe catastali delle vecchie baite chiamate "bedata"
Bedola (Bédola) Nel versante sinistro della Val Guspessa a circa 1600 metri, era segnata una "Baita Bédula" sopra Cortenedolo. "Bédola" o "béola" = "betula", nota pianta, conosciuta fin dall’antichità, tanto che Plinio la chiamava la "gallica arbor".
Bizzano (Bishà) Sotto il dosso Toricla a m.1421, a nord-est di Cortenedolo vi è la località "Bishà". Il vocabolo deriverebbe da "bisso" = alveo, letto del ruscello; canale.
Bollino (Bolino; Bulì) A sud-est di Mu, tra la Val Grande e la Val Moia, a m.1300 circa, sono segnate su una vecchia mappa catastale del secolo scorso una "Cascina Bollino" e "Cascina Bollino Corte". Il nome potrebbe derivare dal vocabolo "bola" = terreno acquitrinoso.
Bombiano (Bombià) Un "Corno Bombiano" è sopra Edolo sul versante opposto della Valle. Il termine deriverebbe da "bomb" = acquazzone.
Borca (Borca) A m.1260 circa è segnato su una vecchia mappa militare un "Monte Borca" con nei pressi una piccola valle sulle pendici sud-ovest del monte Padrio, a nord della strada Edolo-Aprica.
Boscavegno (Bosaègn) Località a m.1000, a nord-est di Mù nel fianco occidentale del monte Aviolo. La parola deriverebbe da bosch" = bosco infatti in dialetto "boscàgn" significa cespuglio, oppure da "bos" = montone.
Calcaròla (Calcaröla) A m.800 sogno segnate della "Baite Calcaröla" alla destra del torrente Fiumicello, che si versa poi nell’Oglio a Edolo. Il nome proviene da "calchera" = fornace da calce.
Capo di Ponte (Có de Pónt; Có de Püt) a m.700 nei pressi di Mù, presso un antico ponte sull’Oglio.
Carbonaióla (Carbunaiöla) Località Carbonaiöla è a nord-est di Mù, nel fianco sinistro della valle a m.940, il nome deriverebbe da "carbù" = carbone, dal quale "carbunaiöla" = luogo ove si fabbrica il carbone.
Carette (Carète) a m.2986. Alla testata di Val di Agrame, che getta le sue acque nella valle di Mortirolo, vi è il "Côl Carette" a m.2986, il cui nome deriverebbe da "carectum" = luogo ove nascono le càrici, erba palustre.
Corvedai (Corvedài) a m.1850. Località a sud-ovest di Edolo e del monte Faeto, posta a 1850 metri. È assai probabile che il nome provenga da "còrf" = corvo.
Daone (Daù) Località a nord-est di Mu, sul versante sinistro della valle a 1000 metri circa, posta sopra una ripida pendenza, dalla quale "Daone" per "dalgone" = monte, rupe.
Degana (Degana) Località a sud del monte Toricla e ad ovest di Edolo a circa 950 m.
Derut (Derùt) Località posta nel fianco sinistro della valle di Corteno, a nord-ovest di Edolo e del fiume Vallicella, a circa1251 metri s.l.m..
Dosmezza (Dos-mesà) a m.1200. Località a nord-ovest di Edolo, sotto il dosso Toricla.
Dosso San Giacomo (Dòsh Sàhn Giàcom) Località a m. 2151 a nord di Cortenedolo sulla linea di confine con la Val Tellina.
Erbacana (Erbacana) A m.1450. Località a nord di Cortenedolo, nel fianco sinistro della Valle di Corteno. A m.1075 era egnat su una mappa catastale del 1750 una "Baita Erbacana" appena a nord di Edolo. Potrebbe derivare dalla composizione dei vocaboli "erba + cana", dove il vocabolo "cana" significa canna montana = arundo donax.
Fabióla (Fubiöla) A m.657. Località a sud-est di Edolo, dove il torrente Fiumicello confluisce con l’Oglio. Il vocabolo "fubiola" è diminutivo di "fubia" = fobbia = fossa.
Faeto (Faét) A m.994. Monte a sud di Edolo. "Faé " è parola tronca per "Faét" = faggeto.
Fasce (Fashe) A m.1620 circa, località a nord-ovest di Cortenedolo sotto il monte Padrio, il cui nome potrebbe derivare da "fasha" = striscia di panno di lino o d’altro tessuto leggero, lunga e stretta. "Fàse" in Valle Camonica si chiamano anche i campi rettangolari molto più lunghi che larghi.
Felici (Felìsh) Località a nord-est di Mu a m.1100 s.l.m..
Finale (Finàl) "Àl finàl", valle a nord-est di Edolo, tributaria di sinistra dell’Oglio. La valle scende dal monte Aviolo e serve ancora da confine tra Edolo ed Incudine ed infatti è assai probabile che derivi dalla voce "finàl" per confine.
Fiumicello (Fiömesèl) Affluente di destra dell’Oglio a sud di Edolo.
Fopa (Fòpa) a m 750 circa. Località a sud-ovest di Edolo, sopra la sponda destra del torrente Fiumicello. Nome molto diffuso in tutta la Valle Camonica tantoche nella stessa zona esistono: a m.2223: il "Monte Fopa" ad est di Edolo e una vecchia "baita Fopa" a m.860 a sud-est del paese. Il nome potrebbe derivare da "fòpa" = buca, fossa, concavità o dall’omonimo "fòvea" = fossa, buca.
Frassaneda (Frashanéda) A m.810. Località a nord-ovest di Edolo il cui nome deriva da. "fràshen" = frassino. "Fraxinetum" = bosco di "Fraxinus".
Frati (Frà) Molte località portano questo nome: a m.3283 una "Monte dei Frati", una sottostante "Bocchetta dei Frati" e più a sud una "Valle dei Frati" che scende verso ovest. Poi ancora una "Vedretta dei Frati" montagnola ad est di Mu ed a sud-est di Temù. La cima è formata da tre torrioni di cui il più alto è il centrale e forse il nome è dovuto a questa strana forma.
Fubbia (Fubia) A m.795. Località a sud-est di Mu. L’etimologia potrebbe derivare da "fobia" sinonimo di passo, oppure da "fobia" o "fovea" = fossa.
Gallinera (Galinéra) A m.2319 la "Valle Gallinera" a sud-est di Edolo che sale verso il "Passo Gallinera" tra il monte Aviolo ed il Corno Baitone. Il vocabolo deriverebbe da "galina" = fagiano di monte, dal quale "galiner" = luogo frequentato dai fagiani.
Gasso (Gash) A m.750, località a sud-ovest di Edolo alla sinistra del torrente Fiumicello. Deriverebbe da "gadium" = bosco bandito, oppure dal termine longobardo "gas" = per luogo cintato adibito a bosco o riserva di caccia.
Laghetto (Laghèt) Località posta poco sotto il Monte dei Frati ad est di Mu.
Lago (Lagh; Lach) A m.1751. Località "Baite del Lago" a nord-ovest di Cortenedolo, nel fianco destro di Val Guspessa.
Lezzavone (Lesaù) A m.1172. Località a nord-est di Edolo, nel fianco sinistro della Valle. "Lesaù" suona come accrescitivo di "Lesa" (Lezza) e "Lesha" in Val Camonica è la slitta per le miniere.
Logaetto (Logaèt) A m.1760. Località a nord-est di Cortenedolo, nel piano di Guspessa, il cui nome deriverebbe dalla voce "lògh" = luogo, casa, podere.
Lucia (Lüshìa) A m.1361. Località a nord-ovest di Edolo, sotto il Dosso Toricla.
Malga (Malga) A m.1922 una "Malga di Mezzo" era localizzata ad est di Mu sopra il lago d’Avio.
Martine (Martinèl) A m.1800 circa. Località a nord-ovest di Cortenedolo, nel fianco sinistro di Val di Guspessa. "Martinèl" è cognome nella zona.
Mola (Mòla) Vasta regione posta a nord-ovest di Edolo in cui troviamo segnate, su una vecchia mappa militare una "Baita Mola" a m.1700 circa, della altre "Baite e Valle di Moia" a m.1801 e una "Malga di Moia" nel versante sinistro di Val Sacca. Il vocabolo "mola" equivale a "moia", infatti la zona era fin dall’antichità piuttosto acquitrinosa.
Mondadic (Mondadìch; Mondadìsh) A m.1650. Località a nord-ovest di Cortenedolo nel fianco sinistro di Val Guspessa. Numerose sono le etimologie presunte per questo nome: "Mondadìsh", in dialetto locale, è il materiale di strame o letame che si leva dal prato per renderlo pulito, ma potrebbe derivare anche da "mons a die" ossia monte a mattina ma anche dall’aggettivo "mondi" , cioè nudi (di vegetazione).
Nasa (Nasha) Località "Fontana Nasa" a sud-ovest di Edolo di fronte a Sonico, a circa 1000 metri s.l.m.. La "nasha" e una specie di rete per i pesci.
Niccolina (Nicolina) a m.700 circa. Località ad ovest di Edolo sulla strada per l’Aprica, il cui nome deriva dal cognome, diffuso nella zona.
Niffa (Nifà) Località a m.1269, a Cortenedolo, nel versante sinistro della Val Guspessa.
Nodriga (Nodriga) Località a nord-ovest di Cortenedolo, a 1750 s.l.m., nel versante sinistro di Val Guspessa.
Paghera (Paghéra) A m.1870. Vasti prati a sud-ovest di Edolo ed a nord-est del Pizzo Trivigno. "Paghér" = abete rosso. Questo nome è diffusissimo in tutti i comuni della Valle Camonica.
Parnigo (Parnigò) A m.677. Antico nome del ponte sul torrente Fiumicello a sud-ovest di Edolo ed a nord-est di Santicolo.
Parto (Pàrt) Nome di due località a nord-est di Mu alla destra di Val Moia, rispettivamente a m.1450 e m.1500.
Piantass (Piantash) A m.750. Località a sud-ovest di Edolo, sulla strada per l’Aprica. "Piantàsh" è peggiorativo di pianta e piante.
Picco (Pich) A m.1700 circa. Località su cui erano, già ad inizio secolo, localizzate delle baite di montagna sopra Cortenedolo, alla testata di Val Guspessa. Il nome potrebbe essere giustificato dal fatto che queste baite erano costruite proprio al di sotto di una spalliera rocciosa. Forse anche le dimensioni dalle stesse costruzioni, ricovero solo nei mesi estivi per i pascoli in montagna, porta a questo nome facendolo derivare da "pìcol" = piccolo e picciolo.
Pieff (Piéf) Vecchio cascinale la cui presenza è attestata su mappe catastali già nel 1600, di proprietà della Pieve (Piéf) di Edolo nel versante destro della Valle a 900 m.
Pila (Pila) Località a sud-ovest di Edolo, nel versante destro della Valle di Còrteno a m.850. Potrebbe derivare da "pila" = catasta. "Pila" è anche un vaso di pietra per liquidi o coperchio tombale di sepoltura. "Pila" è pure = portico aperto = strada = vaso (follo) usato nelle fabbriche dei panni = portale.
Plazzo (Plash) a m.1000: Località a nord-est di Mu alla sinistra di Val Finale circa a 1000 metri. Il nome è giustificato dal fatto che il posto e’ un’area piana, infatti "plash" = spiazzo.
Pler (Plèr) Località sopra Edolo a m.851.
Ponte (Pónt; Pùt) Località a m.670, segnata su una vecchia mappa militare austriaca. Di epoca austriaca era infatti un "Ponte Militare" sul Fiumicello a sud-ovest di Edolo.
Pozzólo (Poshöl) a m.1587 località montana a nord-est di Mu alla destra di Val Moia.
Pra Bello (Prabèl) a m.1550, località con una vecchia baita a sud-ovest di Monno ed a nord di Edolo. La località doveva essere coltivata a prato. "Pra" = prato + "Bèl" = bello.
Prada (Prada; Pràa) a m.1300. Gruppo di vecchie case a nord-est di Cortenedolo, sul fianco destro di Val San Sebastiano. "Prada" = pratorum series o praterie; "Pràa", "Pràe" = prati.
Pradasso (Pradàsh) a m.1730: località a nord-ovest di Cortenedolo sul fianco sinistro di Val Guspessa. "Pradàsh" = prataccio. Dal peggiorativo di "prat" = prato.
Preassevia (Pröshevià) a m.1060. Località a nord-est di Mu all destra di Val Moia. "Prosever" = proseguire.
Preda (Preda) a m.1543. Già nel secolo scorso erano segnate su mappe catastali delle case ad est di Mu sotto lo sperone del Monte Foppa. "Préda" = pietra. Il luogo presenta grandi masse di pietre.
Presagnòl (Presagnöl) a m.1746: località montana a nord-ovest di Cortenedolo, sul fianco destro di Val Guspessa. "Presalia" = cattura, sinonimo di presa. Forse derivato da "Presaglia".
Pressi (Présh) a m.1000 e 1050: località "Pressi di sotto" e "Pressi di sopra" erano segnate su un vecchio mappale del secolo scorso in cui erano anche riportate delle case, a sud-ovest di Edolo, sul fianco destro della Valle di Corteno. "Presso" = coltivato a prato.
Quadrobi (Quadróbe) a m.900 circa: su una vecchia mappa militare, sono segnate alcune case a sud-ovest di Edolo, sul fianco destro della Valle di Corteno. Sono vicine una, ora non più usata, strada militare che si incrociava con delle mulattiere, da questo in nome deriverebbe da "Quadruvium" voce del basso latino per quadrivio.
Restone (Restù) a m.1350 località a nord di Edolo sul fianco destro della Valle. "Restù" accrescitivo di "Rest" = resto, rimanenza.
Rovere (Roaré; Rueré) a m.900: "Rueré", località a sud-ovest di Edolo sul fianco sinistro della Valle di Corteno. "Roaré", "ruaré", collettivi di "ròer", "rùer" = rovere. Infatti la località era caratteristica, nel secolo scorso, per una vasta macchia di roveri.
Sacco (Shach) a m.1600, località a nord-est di Cortenedolo sul versante destro di Val Sacca e Valle a nord-ovest di Edolo sotto il Dosso San Giacomo. "Shaca", specie di sacco, sinonimo di cavità o insenatura.
Salena (Shaléna) a m.1650. Località a nord-ovest di Cortenedolo, sotto il monte Padrio, versante nord-est. "Salebra" (latino) = asprezza del suolo.
Santi (Shànc) a m.1475: su una mappa catastale del secolo scorso erano riportate delle "Baite Santi" a nord-ovest di Edolo sotto il dosso Toricla. Forse questo toponimo è dovuto a cognome.
Sareto (Sherét) a m.860. Località a sud-est di Mu ed a nord-ovest di Sonico. Da "Cereto" = cerrus = cerro ghiandifero, maiale selvatico.
Saucco (Saöch) a m.1732. Località montana a nord-ovest di Cortenedolo alla testata di Val Guspessa. "Sàuch", da "sambùch" = sambuco.
Sergiòli (Shergiöi) a m.1900, località su cui erano localizzate delle vecchie baite a nord-ovest di Edolo, a sud-est della cima Toricla.
Sier (Shìer) m.1740: località a nord-ovest di Cortenedolo, alla testata di Val Guspessa.
Socchi (Shòch) a m.1150: località a sud-est di Edolo, sul fianco destro della Valle di Corteno. Il nome deriva da "Shòc" = ceppo.
Soldato (Soldàc) a m.2847 è segnata su una vecchia mappa militare una "Bocchetta dei Soldati" subito a sud del passo Premassone a sud-est di Mu. Probabilmente il nome è stato preso per il passaggio di qualche compagnia militare.
Stablino (Stablì) luogo ad est di Mu tra Naione e Preda.
Storno (Sturna) a m.850 circa: località a sud-ovest di Edolo, sul fianco destro della Valle di Corteno. "Sturna", nel dialetto locale è l’apparecchio per fare il burro.
Strenieda (Stramedà) a m.1498: località a nord-ovest di Cotenedolo, sul versante sinistro di Val Guspessa. "Strada" = strada; "medà" = metà. In questa località sorgeva una vecchia casa posta pressappoco a metà del sentiero tra le località montane di Erbacana e Bédola.
Tabladas (Tabladàsh) a m.1800: località a nord-ovest di Cortenedolo, alla testata della Val Guspessa. Erano segnate, su una mappa catastale del 1850, della vecchie "baite Tablasent". Sono voci camune: "tabiat" = fienile e "tablè", "tablì" = granaio. "Tablòt" in zona significa fienili.
Tise (Tise) a m.670: sono localizzate delle "Case Tise" poco a sud-est di Mu, sopra la statale per Malonno. "Tisa" = tesa, paretaio.
Toricla (Toricla) a m.1838: "Dosso Toricla" a nord-ovest di Edolo, sul versante sinistro della Valle di Corteno e destro di quella del Mortirolo: e baite Toricla (m.1630) sotto il Dosso. Dal latino "Turris" = torre e "turriculus" è il diminutivo.
Traena (Traéna) a m.1837: "Laghetto Traena" a nord-ovest di Cortenedolo ed a sud-ovest di Motto della Strega, presso il confine con la Valtellina. Et?
Treviglio (Trivia) a m.687: "Ponte di Treviglio" sul Fiumicello, a sud-ovest di Edolo per cui passa la carreggiabile per Santicolo. "Trevia" = tregua, pace, ma anche da "Tribia" = tresca.
Trivigno (Pistrì; Treìgn) a m.2309: "Pizzo Trivigno", monte a sud-ovest di Edolo, e Valle omonima a nord del monte. "Pistrì" è forse forma contratta di "Piz trivì". Sulla cima convergono i confini dei tre comuni di Edolo, Corteno Golgi e Malonno. La Valle Trivigno a Santicolo è detta Trèign. Forse da "tre vici"
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Valle (Val; Àl) a m.1750 circa: "Àl", località scoscesa a sud-ovest di Edolo, sotto il Pizzo Trivigno. "Val" oppure "àl" è sinonimo di valle o torrente.
Valmassone (Valmashù) a m.1300 circa è segnata, su una mappa catastale, una baita a nord-est di Mu tra la Val Moia e la Val Finale. "Mash" = cascina sui monti, voce camuna. "Mashù" è accrescitivo.
Vestas (Estàsh) a m.1000. Località a nord-est di Mu alla sinistra di Val Moia. "Estàsh" suona come peggiorativo di "Vesta" o "Besta" = pascolo. "Vestagg" = via ripida per la discesa della legna.
Viapiana (Viapiana) a m.800: località su cui, già il secolo scorso, sorgevano delle case a nord di Edolo lungo una vecchia mulattiera per S. Brizio e Monno. In questo luogo la mulattiera è per buon tratto piana.
Vico (Ich) a m.912: località a nord-est di Cortenedolo, sul fianco sinistro della Val S. Sebastiano. Dal latino "vicus".
Volpera (Volpéra; Olpéra) a m.1031: località a nord-ovest di Cortenedolo alla testata di Val Guspessa. "Volpes" = volpe. "Volpera" = posto frequentato da volpi.
LA STORIA :
La collocazione geografica del sito dove ora sorge il borgo di Edolo, al vertice di un triangolo che si dirama nelle direzioni: bassa Valle Camonica a sud, valle di Corteno con passo Aprica e Valtellina (e Svizzera) a ovest e alta Valle Camonica (passo del Tonale e Trentino) a nord, fin dai tempi più antichi ha determinato la creazione di insediamenti abitativi.
In località Pagà doveva sorgere un antico tempio dedicato a Saturno (e forse anche un antecedente luogo di culto d'epoca ligure-celtica) e l'insediamento romano è certamente rilevabile per l'importanza che l'incrocio delle strade, che confluiscono (o si diramano) poi nelle direzioni descritte, aveva per tutta la zona e per le valli collegate.
Una "statio" romana fu costruita sulla riva destra dell'Oglio all'incrocio di queste importanti arterie e nello stesso luogo è presumibile che venisse eretto anche un posto di controllo militare e commerciale poiché in tempi successivi, vista la frequenza dei passaggi di pellegrini diretti (dal centro Europa) verso le pianure italiche, era sorto, nella stessa posizione della "statio" romana un ospizio.
La costruzione di questi edifici adibiti al ricovero di viandanti e pellegrini era molto diffusa, in epoca post-romana, nelle valli alpine e molti ne furono edificati anche il Valle Camonica, dove le nutrite schiere di chi si recava nei luoghi santi di preghiera cristiana o intratteneva commerci tra le varie regioni, erano spettacoli quotidiani e usuali.
Fin dell'epoca della dominazione romana in Valle Camonica, furono tenuti nella zona importanti mercati e fiere con interscambi di merci, prodotti e animali tra le varie popolazioni alpine.
La secolare presenza dell'insediamento romano in questi siti è rimasta radicata anche nella parlata locale con i termini "bois", "tabiàt" "clùsure" ecc. che si distinguono da termini consimili di altri dialetti di altri paesi vicini.
L'insediamento abitativo più antico della zona, forse di epoca celtica, era posto sicuramente a Mu, ma una grande frana durante un'alluvione distrusse l'antico abitato e il nuovo centro di aggregazione per coloro che si erano stabiliti nella zona fu nei pressi del ponte costruito sull'Oglio.
Presso di esso sorse, nel luogo dell'antico tempio pagano, intorno al sec.VIII, una delle prime Pievi cristiane della Valle Camonica, che divenne il centro di riferimento non solo religioso ma anche politico e amministrativo.
Narra la leggenda che il cristianesimo fu portato e divulgato in alta valle da un diacono della cattedrale di Brescia di nome Siro, e vide la sua affermazione prima sotto i Longobardi e poi con Carlo Magno.
Fu proprio l'imperatore dei Franchi che, nel 774, donò tutta la valle ai monaci del convento francese di Tours che per secoli ricevettero le decime e che costruirono numerose chiese e templi cristiani in ogni borgata.
A Mu, vista la sua posizione dominante gran parte della zona, era stato edificato anche un castelliere che poi era stato trasformato in un vero e proprio castello e che, insieme a vasti possedimenti in alta valle, passò dai monaci francesi al vescovo di Brescia che, col titolo di Duca della Valle Camonica, riceveva le decime, le tasse e gli affitti delegando all'uopo una giurisdizione amministrativa, da lui nominata, che corrispondeva con quella della Pieve stessa.
A capo della Pieve, alla quale facevano capo numerose parrocchie minori, veniva delegato un arciprete coadiuvato dal "Presbiterio" che era costituito dai sacerdoti e dai laici che provvedevano e si dedicavano alla cura delle anime e, con i fondi raccolti, alle opere di carità.
Coma già accennato, ben prima dell'anno mille era sorto un ospizio trasformato in un vasto "xenodochio" (ricovero) dedicato a San Martino (protettore dei monaci di Tour), e collegato con quello di San Remigio in Valtellina.
Questa istituzione rimase attiva per più di 500 anni tant'è che si ha testimonianza della sua presenza fino al 1400 e alla conquista della Valle da parte della Repubblica Veneta.
All'ospizio fu anche aggregata una scuola.
Nel 1200, alcuni documenti riportano che i Federici, per nomina dello stesso imperatore Federico (da cui presero il nome) Barbarossa, entrarono in possesso di titoli, beni e del castello di Mù e delle terre circostanti.
Il secolo successivo, anche per controbilanciare lo strapotere dei nobilotti locali, nacquero e si costituirono le "Vicinie" di Mu ed Edolo.
Queste associazioni volontarie di "boni homines" che dovevano amministrare i beni in comune e curare gli interessi degli "originari", cioè di quelle famiglie che erano insediate nel territorio comunale da molto tempo, erano sorte un poco in tutta la Valle Camonica e furono un valido baluardo popolare per contrastare le angherie e i privilegi dei nobili e delle più potenti famiglie.
Era l'anno 1303 quando, con un atto notarile, furono definiti i confini con le Vicinie e i comuni vicini.
Le "Vicinie" dovettero anche risolvere problemi importanti per i diritti di pascolo, diritti di acque, di passaggio ecc e quando questi furono chiariti e codificati secondo le antiche tradizioni locali, i "Reggenti" giurarono fedeltà al Vescovo di Brescia.
Nel 1300 le lotte tra i guelfi e i ghibellini videro scontri anche sanguinosi e la famiglia Federici, appoggiandosi ai potenti signori di Milano, i Visconti, aumentò la propria influenza, schierandosi prima contro il vescovo di Brescia e poi contro Venezia che voleva estendere il proprio dominio anche su vasti possedimenti del ducato di Milano.
Cambiando repentinamente padrone, gli stessi Federici passarono, dopo vari tradimenti e voltafaccia, sotto la Serenissima Repubblica Veneta che confermò loro molti dei privilegi ma in seguito limitando i loro possedimenti e prerogative.
Sotto la lunga dominazione Veneta, Edolo acquistò, data la sua posizione di confine, una grande importanza economica e strategica.
Era il punto obbligato di passaggio di eserciti e truppe e divenne anche un florido mercato.
L'importanza di Edolo è testimoniata dalla presenza, nel 1476, di diversi mulini, tre fucine con magli, una segheria, una tintoria e un follo.
Le fucine, che lavoravano il ferro proveniente da alcune miniere poste sui monti circostanti e dai comuni limitrofi, producevano non solo attrezzi per l'agricoltura, ma anche armi, celate e parti di armature.
Sorsero nuove abitazioni civili e alcune dimore signorili e le chiese furono ampliate e ornate da pregevoli opere d'arte.
Nel 1400 tramontò l'organizzazione assistenziale e la scuola annessa all'antica Pieve ma sorsero altre istituzioni come il "Pio luogo della misericordia" che provvide fin dal 1484 a soccorrere i più poveri.
Questa confraternita rimase attiva fino al 1913.
Nel 1500 fu istituito, per volontà di Giovan Battista Belotti e Filippo Federici, un Monte di pietà.
Lo statuto di questo "banco" a cui per molte generazioni gli Edolesi si rivolsero, fu approvato dall'assemblea generale della Vicinia il 15 marzo 1587.
Ma il 1500 è tristemente passato alla storia come il secolo dei processi sommari alle streghe e dei conseguenti roghi che illuminarono queste contrade di bagliori sinistri.
Il paganesimo, mai sopito malgrado l'intervento pressante e continuo delle autorità religiose cattoliche, ebbe un forte rigurgito proprio nel XV e nel XVI secolo e questo diede inizio ad una caccia sfrenata a stregoni e streghe (o presunti tali).
Alcune decine di persone furono messe al rogo (nella vicina Val Tellina furono molte di più).
Le accuse di malefici erano molto comuni: le più diffuse erano quelle di assaltare uomini e donne, di seccare campi e prati, di bruciare boschi e di uccidere animali.
Molte di queste accuse erano anche spinte da interessi privati o vendette personali e per questo dovette intervenire, con varie "Dogali", anche il Senato della Serenissima Repubblica Veneta per limitare e controllare sia le accuse che i procedimenti legali adottati da chi doveva giudicare.
Furono comunque molte le donne che vennero accusate di essere streghe e di compiere festini e sabba sui monti del Tonale e molte di queste furono arse vive sui roghi accesi in molti borghi dell'alta valle.
Come se non bastasse la bestialità stupida e ignorante degli uomini fanatici anche la natura intervenne a produrre lutti e disastri in un secolo già tanto travagliato.
Nel 1520 una grande inondazione, non frenata da dighe o argini, distrusse molte case e alcuni fabbricati tra cui dei mulini, i ponti e le passerelle che collegavano le due rive dell'Oglio.
L'anno dopo, nel 1521, la popolazione locale fu colpita del flagello della peste che fece numerose vittime.
Nel 1534 e nel 1567 la scarsità di precipitazioni portò a dei magri raccolti che vennero completamente requisiti durante il passaggio di alcune truppe mercenarie che procurarono delle pesanti carestie e morti per denutrizione e fame.
Nel 1614 le violente piogge provocarono inondazioni e danni.
Nel 1629 un'altra carestia, provocata ancora dal passaggio delle truppe dei famosi Lanzi(chenecchi) e dalle razzie di queste provocò ancora numerosi lutti.
Ma il retaggio più grave lasciato da questi mercenari fu la più grave epidemia di peste mai segnalata (quella di manzoniana memoria) che dal 2 luglio 1630 al 5 febbraio 1631 uccise 720 persone.
La popolazione di Edolo fu ridotta quasi della metà e, per allontanare dal borgo gli appestati furono aperti dei lazzaretti posti fuori dall'abitato in luoghi isolati e controllati.
Nel 1700, scendendo dal passo dell'Aprica, passarono ancora per Edolo e le sue contrade, truppe, eserciti e masserizie con gravi disagi per la popolazione locale che si vide nuovamente depredata di molti generi di prima necessità.
La povertà, le angherie e le numerose condanne a pesanti pene detentive per reati contro la persona o il patrimonio portarono ad una recrudescenza del fenomeno del brigantaggio, già presente da secoli in quelle terre di confine e che assunse aspetti preoccupanti.
Comunque se la posizione geografica di Edolo è stata per secoli causa di molti lutti e danni è stata però anche la sua fortuna (specie economica) poiché crocevia di traffici importanti: nel XVII secolo il paese divenne uno dei più popolosi e ricchi della Valle Camonica.
Otto anni dopo lo scoppio della Rivoluzione francese a Parigi, anche in Italia spiravano venti di rivolta e, all'arrivo delle truppe francesi, molti furono i volontari che si aggregarono facendo nascere la repubblica bresciana.
Il giorno di capodanno del 1797 le truppe francesi, salite in Valle Camonica da Brescia e discese dal passo dell'Aprica dopo la conquista della Val Tellina, respinsero un forte attacco di un reparto di Austriaci a cavallo che proveniva dal passo del Tonale che fungeva da confine con l'Impero Austriaco.
Fu però solo il 3 maggio (1797) che la ventata di liberalismo francese raggiunse ufficialmente Edolo dove fu innalzato, in piazza, un grande albero della libertà.
Erano in pochi comunque a associarsi ai francesi e, spinti dal clero e dai soprusi subito messi in atto dai militari d'oltralpe, la popolazione locale rimase inizialmente fedele a Venezia e questo provocò numerosi processi e molti furono gli Edolesi che presero la via dell'esilio verso la vicina Val Tellina (allora terra Elvetica) per riparare poi in Svizzera.
Gli Austriaci, insediati con forti truppe al passo del Tonale in val di Non, tentarono più volte di riconquistare l'alta Valle Camonica e vi furono diversi scontri armati.
Le truppe imperiali, nel 1799, riuscirono a rompere lo schieramento francese posto nei pressi di Vezza d'Oglio e raggiunsero anche Edolo.
Appena giunti in paese, abbandonato dalle truppe nemiche in fuga verso il passo dell'Aprica e verso la bassa valle, come primo atto tagliarono (gesto molto simbolico) l'albero della libertà.
Lo scontro più violento avvenne però, tra le avanguardie austriache e le retroguardie dei francesi, nei pressi del passo del Mortirolo.
I francesi sconfitti ripiegarono in Piemonte e poi le Alpi portandosi sul loro territorio nazionale ma, solo l'anno dopo, nel giugno del 1800, dopo la battaglia di Marengo, ritornati in forze al comando del generale Buonaparte (non ancora Bonaparte), ricorquistarono le terre perdute e risalirono la Valle Camonica.
A Edolo vennero acquartierati i 20.000 soldati del generale Mac Donald.
Le numerose truppe lasciarono in parte il paese e le sue frazioni, che erano state letteralmente requisite per alloggiare gli uomini e gli animali, solo in dicembre, quando, in pieno inverno, i francesi salirono verso il Tonale per affrontare nuovamente gli austriaci che si erano rafforzati e che avevano fatto affluire nuove truppe dal Trentino.
La battaglia fu terribile e sanguinosa e i francesi ebbero la meglio ma a costo di gravi perdite.
Molti furono i morti, i disperi e i feriti che vennero ricoverati in un piccolo ospedale costruito alla periferia sud del paese di Edolo.
Nel 1809 più di duemila insorti tirolesi, guidati dal famoso Andrea Hofer, piombarono sull'alta valle Camonica e a Edolo e in altri paesi lasciarono una lunga striscia di sangue e violenze.
Innumerevoli furono gli scontri tra austriaci e francesi durante tutto il periodo napoleonico.
La cronica mancanza di truppe fresche fece si che gli arruolamenti coatti ordinati dal comando napoleonico in Italia fossero frequenti e improvvisi.
Molti giovani camuni furono costretti a militare sotto le armi francesi in lontani paesi ma moltissimi si diedero alla macchia o cercarono rifugio oltre i passi alpini.
Alcuni di questi, ripresi dai gendarmi, furono condannati a pene severissime e alla deportazione.
Gli austriaci (alleati con russi, inglesi e tedeschi) ebbero il sopravvento su Napoleone nel 1814 e, dopo la firma della pace, il congresso di Vienna e la restaurazione dei vecchi regimi, approvata la scomparsa della Serenissima Repubblica Veneta, si stabilirono in tutta la Lombardia e il veneto creando il regno del Lombardo-Veneto.
Passato il turbine Napoleone, al Valle Camonica si trovò in uno stato di prostrazione e povertà totali. Molti beni erano stati depredati e la miseria, la fame e le epidemie erano diffusissime.
Il 23 marzo 1848 (anno famoso per i vari moti insurrezionali che erano scoppiati in tutta Europa) fu costituita una guardia civica, che, agli ordini di Luigi Calvi, il 4 aprile costrinse alla resa i pochi gendarmi austriaci che presidiavano la dogana di Edolo.
Esaltati dalla facile vittoria e dall'arrivo di altri patrioti dalla Val Tellina e da Bergamo, a ranghi sparsi e senza una valida organizzazione militare, completamente impreparati alo scontro con truppe di militari di professione, questi giovani volontari si avviarono verso il Tonale e la Val di Sole per "liberare" i paesi trentini.
L'accoglienza della popolazione locale fu nettamente ostile e le truppe dei volontari, pressate dall'esercito austriaco, furono costrette a ripiegare in Valle Camonica e a sciogliersi.
Durante il Risorgimento, attivi furono alcuni patrioti Edolesi, che, dopo la sconfitta nella prima guerra d'Indipendenza, facilitarono numerose fughe (in Svizzera e Piemonte) di alcuni perseguitati politici.
Durante questo periodo furono recuperate armi da distribuire ai patrioti fedeli e poco prima della seconda guerra d'Indipendenza, molte furono le informazioni sulle forze e postazioni austriache che, tramite uomini fidati, transitavano dal confine e venivano consegnate ai piemontesi.
Nel 1859, molti Edolesi si arruolarono nelle truppe alpine guidate da Garibaldi che aveva ordinato una lunga e faticosa marcia sulle montagne camune per ricongiungersi ad altri volontari provenienti dalle altre valli bresciane e bergamasche.
Nel 1860 Edolo divenne sede di collegio elettorale e il primo eletto a rappresentare la zona fu il conte Gian Battista Giustiniani.
Nel 1861, poco dopo la spedizione dei Mille, fu formata una compagnia del battaglione della guardia nazionale che, al comando di Emanuele Tosana, operò attivamente nelle Marche.
Nel marzo del 1873, nell'ex convento dei Cappuccini, venne posta la sede del comando della tredicesima compagnia degli Alpini.
Fu una data storica poiché questo fu il primo nucleo del glorioso battaglione Edolo.
Nel 1854 fu tracciata una nuova e più ampia strada che portava direttamente al passo dell'Aprica e proseguendo poi per la Val Tellina saliva a Bormio e al passo dello Stelvio: quest'importante arteria aprì la zona a nuovi e più veloci traffici con la Svizzera e il centro Europa.
Nel 1862 fu costruito il ponte nuovo tra Edolo e Mu.
L'energia elettrica giunse ad Edolo nel 1894 e nel 1909 la società SNFT (Società Nazionale Ferrovie e Tranvie), che aveva avuto l'appalto della costruzione della gestione (per 99 anni) della linea Brescia-Iseo-Edolo, fece giungere la strada ferrata con stazione di arrivo e smistamento alla periferia sud del paese.
Era il 18 giugno 1870 quando un furioso e devastante incendio provocò due morti e distrusse 27 case.
Durante il primo conflitto mondiale il fronte della guerra era molto vicino ed Edolo fu centro di comando e di smistamento truppe e servizi.
Comando di Tappa, Comando di Battaglione (l'Edolo) e specialmente sede di Comando di Divisione, Edolo divenne il fulcro vitale per le truppe impegnate nel vicino fronte dell'Adamello.
Si ricordano anche alcuni film del primo dopoguerra, esaltanti le gesta dei soldati italiani su quel fronte, ambientati in Edolo e che raccontavano le gesta degli eroi (italiani) sulle vette delle montagne contese tra esercito Regio ed Austro-Ungarici.
Una ferrovia, poi demolita, portava i rifornimenti militari e i vettovagliamenti fino a Vezza d'Oglio.
Durante tutto il periodo bellico Edolo fu notevolmente ampliata con la costruzione di alcune caserme, due ospedali e vaste opere di fortificazione.
La Prima Guerra Mondiale era ormai al termine quando tutta l'Europa (e il mondo) venne flagellata da un'immane epidemia che fece più morti della stessa guerra: la "Spagnola".
A Edolo furono ben 150 i civili e 325 i soldati che perirono a causa di questo morbo.
La posizione strategia di Edolo fece si che anche durante la seconda guerra mondiale furono impiantati comandi dell'esercito regolare, poi, dopo la caduta del regime fascista fu organizzato un comando delle SS che venne affiancato da uno delle truppe repubblichine.
Anche per questo Edolo fu bersagliato da più bombardamenti aerei da parte degli alleati: all'alba del 13 marzo 1945 un attacco aereo con bombe ad alto potenziale colpì il paese e si contarono molti feriti e, malgrado i rifugi, sette furono i morti.
Nel dopo guerra Edolo divenne il centro amministrativo dell'alta Valle Camonica, sorsero diverse scuole superiori, le viscere del Monte Colmo, a strapiombo sull'abitato, furono scavate per chilometri e una grande centrale idroelettrica fu resa operativa proprio nel cuore della montagna.
Un lago artificiale mutò anche l'idrografia a sud dell'abitato.
Le acque di questo lago sono quelle che precedentemente avevano già fatto girare le turbine della centrale e prodotto energia elettrica, poi, durante le ore notturne, quelle di minor consumo di energia, le stesse acque vengono ripompate in quota e riutilizzate per una nuova caduta nelle condotte forzate per produrre nuovamente energia distribuita poi nella rete elettrica nazionale.
Edolo può essere, ai nostri giorni, considerato anche centro di turismo estivo e ma specialmente di transito e passaggio per gli appassionati degli sport invernali che vogliono raggiungere le vicine piste del comprensorio Ponte di Legno-Temù-Tonale o quelle dell'Aprica.
DA VISITARE:
Tra le costruzioni civili va segnalata Casa Ramus, posta nella parte alta di Mu, appartenne alla stirpe dei famosi intagliatori in legno, nati proprio a Mu, che tante bellissime opere hanno lasciato nelle chiese e negli edifici sacri di tutta la Valle Camonica.
I Ruderi della rocca appartenuta alla famiglia Federici sono sopra Mu. Dell’antico e possente edificio restano solo, su un poggio erboso, alcune tracce delle fondamenta e delle mura.
La Pieve di Santa Maria Nascente: a Mu di antichissima origine, una delle prime costruzioni cristiane della Valle Camonica, fu ristrutturata nel 1300 sotto la signoria dei Visconti. Ulteriori lavori di ampliamento furono messi in cantiere nei secoli successivi e verso la metà del 1600 i lavori assunsero particolare rilevanza e si completarono solo nel secolo successivo con l’aggiunte del campanile. Al suo interno sono visibili varie opere in legno, di classica impronta barocca, di Pietro Ramus o di scuola camuna: un’ancona, un paliotto, un pulpito e l’altare della confraternita del Rosario. Sempre ligneo un crocifisso della fine del 1400 di scuola altoatesina. Ben otto sono gli altari presenti nel tempio. Dei dipinti del 1600 sono opera del pittore locale Giacomo Bornini detto Bate mentre del 1800 sono alcune opere del Volpi di Lovere. Tra gli altri affreschi sono degni di particolare menzione quelli di Paolo da Caylina il Giovane che raffigurano anche la Presentazione di Maria al tempio.
Anche la Chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano è a Mu e anche la sua origine è molto antica. E’ stata più volte rimaneggiata e anche ricostruita parzialmente. Gli ultimi consistenti lavori di ampliamento sono stati eseguiti nel 1700. Della sua presenza si ha conferma nel 1422 poiché viene citata in un testamento. Contiene alcune opere d’arte del 1600 e del secolo successivo, tra le quali degli affreschi e una pala del 1600 attribuita a Giacomo Bornini detto il Bate e alcuni lavori lignei.
La Chiesa di San Giovanni a Edolo fu ricostruita, su un antico edificio preesistente, all’inizio del 1500 mentre il campanile fu rifabbricato nel 1542 e poi ristrutturato nel 1954. Questa chiesa fu riadattata al culto dopo i roghi che infiammarono l’alta Valle Camonica e su cui finirono decine e decine di persone accusate di stregoneria e di riti magici. All’interno del tempio, nel presbiterio sono visibili degli affreschi attribuiti Paolo da Caylina il Giovane. Una statua raffigurante San Giovanni Battista è databile nel 1500 ed è opera attribuita ad uno scultore del nord Europa. Un’Ultima Cena è attribuita al pittore cremonese Campi. Del 1700 una Via Crucis.
La Chiesa di San Clemente, sorta intorno all’anno Mille in località Costa. Qui doveva sorgere il famoso tempi dedicato dai romani al dio Saturno. Dovette anche essere la prima pieve dell’alta Valle Camonica e nei suoi pressi sarebbe stato costruito un ospizio in cui trovavano rifugio i viandanti e in special modo quei numerosi commercianti che transitavano da e per la Svizzera, la Valtellina e la Valle Camonica. Si ricordano alcuni rimaneggiamenti tra i quali il più consistente fu nel 1500. Caratteristico di questo tempio una loggia e un soffitto con grosse travi in legno. L’altare maggiore è in legno laccato e il paliotto è di cuoio.
La Chiesa di San Sebastiano è posta ai piedi della montagna in località Costa, ed è databile nel 1400. Fu restaurata dopo la peste del 1630 ma ai nostri giorni è ormai in grave degrado. Sono comunque ancora visibili dei frammenti di alcuni affreschi.
La Parrocchiale di Cortenedolo è dedicata a San Gregorio. Fu ricostruita tra il 1763 e il 1775 su un edificio preesistente. La volta è stata affrescata nel 1777 da Giacomo Antonio Corbellini autore anche della pala raffigurante una Madonna del Carmine, San Carlo e anime purganti. All’interno del tempio sono anche conservate delle altre opere, dipinti e statue, databili nel 1600 e nel 1700, tra cui spicca la pala della Madonna col Bambino fra i Santi Gregorio Magno e Lorenzo, attribuita a Giovan Battista Salvi detto Sassoferrato.
La Parrocchiale di Vico è dedicata a San Fedele martire. La sua costruzione, su progetto di Canè Geronimo Cattaneo, fu ultimata nel 1765. Gli affreschi sono attribuiti al Corbellni e sono databili nel 1779. Di notevole interesse una Madonna in gloria del 1692, opera del pittore Grisani, racchiusa in un’ancona dorata opera di Gian Domenico Ramus. Allo stesso Ramus o alla sua scuola sono anche attribuite le due edicole.
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