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| LOSINESI : 540
| SUP. COM. Kmq : 6,3
| H.m.: 391 s.l.m.
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| DA BRESCIA Km. : 71,8
| PREFISSO TEL. : 0364
| CAP. : 25040
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IL NOME: Losine (Lòsen) - Il nome di Losine potrebbe derivare dal nome etrusco "Lùsina", oppure dal termine pre-romano "loce" = costa ripida coltivata a prato, ma anche da "lossa" = frana.
Altri studiosi di etimologia invece ritengono che il nome derivi da "Lözene" antico nome latino del "Veratro", una pianta caratteristica dei prati di alta montagna.
TELEFONI UTILI: Municipio, via Prudenzini n.22, tel. 330223-339343.
MANIFESTAZIONI: Patrono San Maurizio (22 settembre).
LOCALITA’ COMUNALI:
(Molte delle località di seguito riportate forse non
sono più presenti nella memoria delle nuove generazioni
o nelle carte, o nei contratti notarili o nei testi contemporanei.
Alcune risalgono, nella loro identificazione, a molti secoli addietro,
altre hanno mantenuto intatto la loro localizzazione e il loro
nome passando di proprietà in proprietà, altre ancora,
anche ai nostri giorni, sono presenti in carte catastali, in contratti
di compra vendita o semplicemente nella parlata di tutti i giorni).
Badernassa (Badernàsha) a m.375, località su un pianoro che sfocia in un terrazzamento naturale a destra dell’Oglio a sud di Losine.
Campazzo (Campàsh) a m.310: località in cui erano segate su una vecchia mappa catastale del secolo scorso due cascine a sud-est di Losine ma sulla sinistra dell’Oglio. "Campàsh" = campaccio, nome molto diffuso in valle Camonica per identificare dei terreni di scarsa produttività o difficili da coltivare.
Corni (Córen) La valletta dei corni marci" è localizzata a nord-ovest di Losine e il suo nome deriva da "cören" = cörna = rupe.
Croce (Crùsh) a m.950 è segnato su una vecchia mappa militare un "Dosso di Croce" ad ovest di Losine. Era vecchia usanza porre croci ai crocicchi, alle cime di monti e anche in località divenute notorie per avvenimenti particolari e su questo dosso pare che fin dal medio evo vi fosse posta una croce in legno.
Dasse (Dashe) a m.1130: località a sud-ovest di Losine, sul versante destro della valle. "Dasha" = ramo verde di abete.
Giaro (Giara) a m.450, località a nord-est di Losine presso la destra dell’Oglio. Il luogo è vicino al torrente Glera e forse per questo che Giara, sinonimo di gera = sabbia o ghiaia, da il nome al luogo. Non molto distante si trova un’altra località detta "i Giarei".
Gibezza (Giubèsha) a m.800, località a nord-ovest di Losine, sotto le rocce del monte Concarena. "Giubèsha" è anche il nome della sottostante valle, che su una vecchia carta catastale del 1750 è denominata "Val Corni Marci".
Loppolo (Òpol) "Valle del Loppolo" a nord-ovest di Breno, tributaria di destra dell’Oglio, a sud-ovest di Losine. Òpol = luppolo.
Monte (Mut; Mont; Monc; Muc) a m.1285, ad una certa quota era seganata su una mappa catastale del secolos corso una "cà del mut de Shervè" = "Casa del Monte di Cerveno" a sud-ovest di Losine.
Oca (Òca) a m.1050: "Colle dell’Oca" a sud-ovest di Losine, da cui si scende a Malegno. "Òca" è il noto animale da cortile e questa località prende questo nome a similitudine del collo dell’oca per la conformazione del terreno. La cima di questa montagna che domina tutta la bassa Valle Camonica fa da confine col comune di Lozio e Malegno.
Pizzolo (Pìshol) a m.300, località su cui, già nel secolo scorso era segnata una casa rurale tra Breno e Losine, nella piana alla destra dell’Oglio.
Sendine (Shènden) a m.611. Località a mezza costa sulla montagna, tra Losine e Cerveno. "Semita" è una voce latina che indica un sentiero.
Sosso (Shòsh) a m.310, località a sud di Losine sulla riva destra dell’Oglio. Il "Shosh" in dialetto camuno è l’accomandita di bestiame che si dà a terzi in custodia per essere governato. Di questo società di fatto, di antichissime origini sia il proprietario che il custode fanno a mezzo del guadagno e a mezzo della eventuale perdita. Più genericamente "shòsh" è anche il bestiame dato in custodia e il custode stesso.
Teze (Tése) a m.320: località a sud-ovest di Losine poco distante dalla destra dell’Oglio. "Tegia" = capanna alpina: voce gallica "Tesa" = bosco recintato = roccolo = paretaio, luogo ove si tendono le reti per gli uccelli.
Tragone (Tragù) a m.499, località a nord di Losine, lungo l’antica mulattiera per Sendine. "Tragù" potrebbe derivare da "Tràgol" o "preàla" classico carretto da montagna a due ruote. Ma "Tràgol" vuole anche significare "ramasa" o "ramaccio", arnese intessuto di rami usato come una scopa di grosse dimensioni (in altri comuni camuni si dice anche "sgarnera") e tragolù suona come accrescitivo.
Valerta (Valèrta) a m.1030, località montana sud-ovest di Losine sotto il Colle dell’Oca. E’ all’inizio della valle di Luppolo e qui si apre in un luogo poco profondo da cui "Aèrta" = aperta o "èrta" = erta. Probabilmente da "àl + Aèrta" = valle aperta.
LA STORIA:
Tre epigrafi (brevi iscrizioni su pietra), che sono anche state
descritte nel 5° volume del "Corpus Inscriptionum Latinarum",
e di cui una è ancora murata all'esterno della antica sacrestia
dell'ex parrocchiale, insieme ad altri ritrovamenti dello stesso
periodo storico, attestano l'antica presenza, in loco, di uno
stanziamento di epoca romana. E' anche certo che la via Valeriana,
costruita dai romani a partire dal 15 a.C. e che collegava tutta la Valle nella
sua lunghezza da Pisogne fino a Edolo, passasse proprio dove doveva
essere sorto il primo piccolo nucleo abitato. Ancora oggi è possibile
calpestare, nel vecchissimo e bel centro storico, passando sotto archi in
pietra e tra le abitazioni addossate le une alle altre, i ciottoli che ricoprivano
in parte quella strada romana che tanta importanza ebbe per l'intera Valle
Camonica.
Dopo il lungo periodo di dominazione longobarda che aveva imposto alla
religione romana ma anche a quella ben più antica della forte spiritualità
camuna, anche con la violenza, il cristianesimo a tutta la zona, furono i
monaci del ricco monastero francese di Tours, dopo la conquista della Valle
Camonica da parte dei Franchi di Carlo Magno, già beneficiari, nei secoli
VII, IX e X, di vasti possedimenti e prebende, che nel sito su cui oggi sorge
l'abitato di Losine, fondarono una prima chiesa che dedicarono a San
Maurizio. Non si hanno riscontri certi ma probabilmente, vista la posizione
dominante su garn parte della media valle, sulla stessa zona esisteva in
precedenza già un altro ben più antico tempio pagano che era stato a sua
volta abbattuto o modificato per erigere un'altra primitiva chiesa dedicata a
Santa Maria del Castello.
Fu nel 1182 che per la prima volta si trova citato il borgo di Losine: fu in un
documento in cui era indicata, come avveniva spesso anche i documenti
pubblici, la presenza della chiesa eretta dai monaci di Tours e al suo
amatissimo patrono: San Maurizio. In quell'atto (una sentenza giudiziaria)
veniva chiusa una lunga e gravissima faida (con tanto di morti e
spogliazione di beni terrieri e prorprietà) che era sorta tra alcuni membri
appartenenti alla stessa famiglia Griffi. Nel documento erano specificati i
precisi obblighi che dovevano intercorrere tra i figli di Biscardo da Losine e
Guiscardo da Breno e si legge che a Guiscardo, uccisore del parente
Biscardo nel 1174, condannato come spergiuro e falso (otre che
assassino), fu imposto di riconsegnare le terre di Losine ai figli del Biscardo,
che rientravano così in possesso di antichi beni e possedimenti e, sempre
al Guiscardo veniva ordinato di sottomettersi a varie servitù e clausole.
Questo documento dimostra chiaramente la radicata presenza in valle della
famiglia Griffi che possedeva grandi proprietà terriere e aveva, fin da epoca
pre-Carolingia, rappresentanti nel governo della Valle Camonica. In quel
periodo storico a cavallo del XII e XIII secolo, questa nobile stirpe era anche
imparentata direttamente col potente vescovo di Brescia, Giovanni Griffi
che, eletto nel 1182, come tutti i Vescovi di Brescia per tutto il medio evo,
aveva assunto anche il titolo di "Duca di Valle Camonica".
La storia di Losine rimase dunque strettamente collegata per molti secoli a
questa antica e potente famiglia che, di chiara origine Longobarda (già nel
800 nel proprio stemma nobiliare era raffigurato un "griffo" rampante), aveva
conservato i propri possedimenti anche sotto i Franchi e li aveva
ulteriormente ampliati, con acquisizioni e matrimoni, sotto la Curia bresciana
che dall'XI secolo aveva esteso il suo potere politico-religioso e temporale
anche sulla Valle Camonica.
La famiglia Griffi, come era spesso in uso a quei tempi (ma pure oggi !)
aveva stretto anche privilegiati legami parentali e di interesse con altre
grandi famiglie camuno-bresciane tra cui la famiglia dei potenti e influenti
Martinengo che a loro volta avevano ricevuto, sempre dalla ricchissima
Curia di Brescia, vasti infeudamenti in alta e media Valle.
Losine restava comunque un piccolo borgo montano e solo nel 1300 la
chiesa fu autorizzata ad avere il suo fonte battesimale e a gestire le proprie
decime che venivano regolate e amministrate da un sacerdote presente in
loco e che poteva anche officiare numerose funzioni religiose.
Nel 1311 l'imperatore Enrico VII, volendo equilibrare la presenza e il potere
in Valle Camonica della Curia di Brescia, nominò Stefano Griffi
all'ambitissima e influente carica di Vicevicario Imperiale della Valle. Con
delibera imperiale, sempre da Enrico VII, nello stesso anno Giovanni Griffi
da Losine, a dimostrazione dell'importanza della famiglia, ricevette in feudo
le terre e il castello di Bione, in Val Sabbia.
I Griffi, il ramo principale dei quali si era apparentato anche con la più
potente famiglia guelfa camuna: i Nobili di Lozio (maggiore sostenitrice degli
interessi e del potere del Vescovo e della Curia sul territorio
camuno-sebino), videro calare la loro influenza politica ed economica
durante il travagliato e burrascoso periodo visconteo, anche perchè, nel
1389, Tomaso Visconti colpì con un bando una delle figure più importanti
della casata: Albertino Griffi di Losine.
I Griffi di Losine furono comunque presenti alla famosa pacificazione del
1397 con Graziolo Griffi. Questa pace, sancita con solenni giuramenti e con
tante benedizioni, al ponte Minerva poco a sud di Breno, era stata imposta
alle fazioni che si erano venute a formare in Valle Camonica tra Guelfi
(sostenitori del vescovo di Brescia) e Ghibellini (affrancati all'Impero fin dal
tempo di Federico Barbarossa) e che tanti lutti avevano provocato (e che
avrebbero anche in seguito arrecato) alle genti camune.
Nel 1402 i Guelfi della media Valle Camonica che facevano capo ai Nobili e
ai Griffi, che malgrado le solenni promesse dei Visconti, poco dopo questa
pace si erano visti messi in difficoltà dal nuovo padrone della valle (il Duca
di Milano, chiamato a pacificare e divenuto invece il nuovo padrone e
Signore), costruirono due muniti e ben armati fortilizi a Losine ed a Niardo.
Queste rocche, che erano state edificate a cavallo e sorveglianza delle due
rive dell'Oglio, servirono come base a gruppi di uomini armati fedeli ai Griffi,
per disturbare le truppe ghibelline, che facevano riferimento alla famiglia
Federici sostenuta dai Visconti, che si erano installate nel possente castello
di Breno.
Nel 1403 le schiere guidate dai più vivaci rampolli dei Nobili e dei Griffi, con
alcune azioni di "guerriglia" aperta (termine moderno per descrivere queste
azioni poco più che banditesche), oltre a razzie di bestiame e alla uccisione
di "famigli" dei Federici, inflissero pesanti perdite alle guardie del Podestà di
Valle Camonica Ottone Spinola, uccidendo anche il suo delegato il
Connestabile Guglielmo d'Arquale.
L'episodio più importante (e storicamente più volte ricordato anche nelle
pagine dedicate al paese e alla valle di Lozio e alla famiglia Nobili) fu al
culmine (tragico e funesto) di queste contese, scorribande, vendette e faide:
il massacro indiscriminato di tutta la famiglia Nobili per mano dei Ghibellini
camuni condotti dai Federici che preso d'assalto in piena notte irruppero
improvvisamente nel munito castello di Lozio: era il Natale del 1410.
Uccisero tutti gli appartenenti alla famiglia guelfa (esclusi due giovinetti che
per studi erano a Brescia e a Bergamo) e molti dei famigli che erano al suo
servizio.
Anche i Griffi, pure loro di parte guelfa, dopo che i Nobili erano stati spazzati
via, vennero colpiti e molti furono gli espropri e le spogliazioni che dovettero
subire. Molti membri della famiglia si dovettero anche allontanare dalla Valle
e attendere tempi migliori.
Dopo la pesante e soffocante dominazione Viscontea e, in molti casi, un
lungo esilio, la Serenissima Repubblica Veneta, dopo la prima vittoriosa
campagna in Valle Camonica, nel 1428, restituì agli alleati guelfi, e quindi
anche ai Griffi, numerosi possedimenti e beni che erano stati donati, dai
Signori di Milano, alle più fedeli famiglie ghibelline, prima di tutte la famiglia
Federici, che passerà poi, a più riprese, a sostenere sia i Milanesi che i
Veneziani, con gli innumerevoli rami in cui era divisa e che molte volte si
combattevano tra loro.
La famiglia Griffi, ritornata in possesso di molti dei propri beni e riacquistata
(in parte) l'antica potenza, si adoperò a favore di Venezia, anche nelle
successive vicende guerresche contro Milano che sconvolsero la Valle dal
1446 al 1448.
Dopo la pace di Lodi, del 9 aprile 1454, la Serenissima acquisì il completo
controllo militare su tutte le valli bresciane e bergamasche e adottò subito
una linea di condotta politica che portò ad un rapido decadimento del potere
e dell'autorità di origine feudale dei nobili e delle potenti famiglie locali.
Conseguenza diretta di questa vasta azione amministrativa e politica fu la
nascita di varie e distinte realtà locali e il "Comune di Losine" che
comunque, come in molti altri borghi della Valle, si era già costituito in
"Vicinia" all'inizio del 1400, si trasformò in una entità amministrativa
autonoma riuscendo ad assorbire e acquistare gradualmente numerosi beni
immobili e vasti possedimenti terrieri dei Griffi dediti ormai alle professioni
notarili o al commercio. Molte di queste proprietà venivano poi gestite in
modo comunitario e tutti i capo famiglia potevano partecipare, con piena
responsabilità, alla trattazione degli affari della comunità.
In alcune relazioni ecclesiastiche e vescovili del 1400 e del 1500 risulta
però evidente la miseria e la povertà in cui agivano e vivevano gli abitanti
della zona e del piccolo borgo, tanto che questi non potevano neppure
permettersi di mantenere un proprio sacerdote che doveva fare, a sua volta,
il contadino e l'allevatore per poter tirare avanti.
Nel 1571 vennero istituiti i Vicari Foranei e Losine rimase legato alla Vicaria
di Cemmo fino al 1777 per poi passare sotto quella di Breno.
Nel ventennio fascista, come per molti altri piccoli paesi delle nostre vallate,
Losine fu aggregato amministrativamente al comune vicino più grosso e
popoloso: Breno.
Ridivenne comune autonomo nel 1949.
DA VISITARE:
La Parrocchiale nuova del Sacro Cuore è stata decorata all’inizio di questo secolo, nel 1922, da Giuseppe Cominelli. Custodisce però un affresco del 1500 della Madonna col Bambino ed una tela del 1600 rappresentante l’Assunzione di Maria.
La Parrocchiale vecchia dedicata a San Maurizio (di cui abbiamo parlato nella storia del paese) è di antichissime origini, è stata più volte ristrutturata e addirittura rifatta in gran parte. Nella parte sud dell’edificio si distinguono chiaramente alcuni resti dell’antica torre campanaria ed una monofora della chiesa originaria. All’interno sono visibili degli importanti affreschi attribuiti al Quaglio.
La Chiesa di Santa Maria del Castello, certamente una delle più antiche della Valle Camonica, fu edificata a partire dall’anno 1000 e completata poi nel secolo successivo. Il tempio fu costruito sulla sommità di una collina su cui precedentemente era collocato un castello o una fortificazione militare di antichissime origini (forse romane o pre-romane). Nella chiesa, nella campata centrale, sono visibili un abside semicircolare con un tratto di muratura originaria ed una monofora a croce greca. Notevole una decorazione ad affresco che raffigura il Pantocrator tra i simboli degli Evangelisti. Per alcuni studiosi questo dipinto richiama, in parte, l’arte di Michelino da Besozzo. Di notevole fattura la soasa sull’altar maggiore che racchiude la pala raffigurante un’Assunzione.
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