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| PIANCAMUNESI : 3350
| SUP. COM. Kmq : 11
| H.m.: 244 s.l.m.
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| DA BRESCIA Km. : 50
| PREFISSO TEL. : 0364
| CAP. : 25050
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IL NOME:Pian Camuno (Pià) - Vista la collocazione del paese adagiato nel piano di fondo valle e alla periferia sud della Valle Camonica, la derivazione del nome è molto chiara e semplice tanto che fino al 1863 si chiamava solamente "Piano".
TELEFONI UTILI: Municipio, via don Gelmi, tel. 591376-591330. Ferrovia informazioni Tel 591416.
MERCATO: il mercoledì
MANIFESTAZIONI: A Montecampione Cronoscalata (ferragosto). Patrono Sant’Antonio abate (17 gennaio).
LOCALITA’ COMUNALI:
(Molte delle località di seguito riportate forse non
sono più presenti nella memoria delle nuove generazioni
o nelle carte, o nei contratti notarili o nei testi contemporanei.
Alcune risalgono, nella loro identificazione, a molti secoli addietro,
altre hanno mantenuto intatto la loro localizzazione e il loro
nome passando di proprietà in proprietà, altre ancora,
anche ai nostri giorni, sono presenti in carte catastali, in contratti
di compra vendita o semplicemente nella parlata di tutti i giorni).
Beata (Beàda) a m.212. Frazione di Piancamuno verso sud-ovest. "Biada" come nome dialettale, e proprio basandosi sulla voce "biada" si fa ricorso a una supposta voce "blata" = biada. Si può però anche fare riferimento al nome personale Beata.
Braf (Braf) a m.300 circa. "Ai Braf" località a sud di Pian Camuno e ad est della frazione Beata su cui, già nel secolo scorso, erano segnate delle cascine. Bravi e Bravo sono cognomi in provincia di Brescia e Bergamo. "Braf" = bavo o brevi sia al singolare che al plurale.
Camignane (Camignàne) a m.700 circa. Località a sud-est di Piancamuno, tra le valli di Gratacasolo e dell’Anima. "Ca" = casa e "Migna" = salix caprea.
Castelletto (Castèlet) a m.845: località con una vecchia cascina sotto Vissone, . "Castelèt" diminutivo di "Castèl" = castello.
Fane (Fa) a m.600: località Fane a sud di Pian Camuno sul versante destro di Val Gratacasolo.
Minolfa (Minòlfa) a m.257: località a sud-ovest di Piancamuno, presso la sinistra dell’Oglio. Forse il nome deriva dal cognome Minolfi o Menolfi, molto diffuso in Valle Camonica.
Novelle (Noèle) a m.218: "Le Novelle", località a nord-ovest di Pian Camuno, molto vicino al centro abitato: "Novellus" = recente, giovane.
Osteria (Osteria) a m. 203: questa località si identificava, fin dal secolo scorso per la presenza di un’Osteria della "Colombina" che era ad ovest di Pian Camuno sulla strada statale del vondo valle.
Roncati (Ruch; Roncat) a m.356. Località a sud-ovest di Pian Camuno. "Roncàt" = terreno lavorato. La distinzione che fa il sinonimo dialettale si riferisce ad un terreno coltivato, ma non con l’aratro e curato solo con zappa e badile.
Segheria (Shegheria) a m.202. Località a sud-ovest di Pian Camuno, lungo la strada provinciale. In questa località doveva esserci, fin nei primi anni di questo secolo, una segheria o un luogo adibito a deposito di legname o tronchi.
LA STORIA :
I vasti terreni alluvionali che ora compongono gran parte del comune di Piancamuno furono per millenni ricoperti dalle acque di un lago d'Iseo ben più vasto ed esteso (a nord) dell'attuale.
Il corso più meridionale del fiume Oglio, prima di sfociare nel Sebino, formava delle estese e insalubri paludi che impedivano insediamenti umani e che rendevano impossibile tracciare sentieri e strade per collegare le due coste della Valle Camonica se non in alcuni e ristretti siti.
L'ampia pianura che si apriva alle pendici dei monti, fin dal caldo periodo atlantico, fu accuratamente evitata dai primi cacciatori nomadi che, scendendo dai monti sopra Zone e risalendo la valle, si tenevano a mezza costa dove, fin dall'epoca preistorica, furono impiantati degli insediamenti umani tanto che, sia a Solato, che a Vissone che a Dosso (le attuali frazioni montane del comune) sono stati individuati resti di strutture preistoriche, forse abitative. Doveva trattarsi di qualche accampamento stagionale in cui si rifugiavano i primi esseri umani che mettevano piede nella selvaggia Valle Camonica.
Come in moltissimi altri siti camuni, anche in questa zona, sono state ritrovate e riportate alla luce numerose incisioni rupestri, che risultano strettamente collegate a quelle che si trovano abbondanti in tutta la Valle Camonica e che sono un grande patrimonio dell'intera umanità e che ci ricorda come i nostri progenitori, incantati dalla palpabile spiritualità del luogo, lasciassero le loro memorie più profonde incise sulle rocce.
Come in altri siti sparsi ovunque in Valle Camonica (e nelle valli circostanti), probabilmente anche in queste contrade si estraeva il ferro già prima dell'arrivo dei Romani. Il materiale doveva anche essere lavorato in loco in primitive fucine.
Nel 16 a.C. in questa zona sarebbe avvenuto (il fatto però non è confermato da dati storici precisi) lo scontro tra le truppe imperiali romane del proconsole Publio Silio, proveniente da Brescia attraverso Zone e il Colle di San Zeno, e il popolo dei Camuni.
Era l'atto finale della conquista delle valli alpine durante la guerra Retica che l'imperatore Augusto aveva ordinato per soggiogare le numerose tribù semi selvagge che erano stanziate in quella vasta regione che partendo dalle alpi liguri, coprendo tutto l'arco alpino, arrivava fino alle valli svizzere e alle pianure della Baviera.
Come scritto, tutta la zona pianeggiante del fondo valle doveva essere ricoperta dalla basse e paludose acque della sponda nord del lago d'Iseo poi, man mano che le piene dell'Oglio, portando detriti in questa vasta area acquitrinosa e malsana, avevano creato le basi per vasti lavori di bonifica, furono intrapresi grandi lavori dai monaci del convento francese di Tour.
Dal IX secolo i referenti di questo antico e potente monastero avevano messo in cantiere, oltre a numerose chiese, conventi e ospizi, anche le bonifiche territoriali nella bassa valle, dopo che l'intera Valle Camonica era stata donata loro dall'imperatore Carlo Magno che aveva sconfitto i Longobardi.
In un inventario del 905 per il monastero di Santa Giulia di Brescia, che aveva acquisto vasti benefici in Valle Camonica ed era subentrato in molte proprietà ai monaci francesi, si legge che la zona dava ferro, vino e pecore.
Per conto del monastero bresciano doveva risiedere, forse in un castello o in una grande abitazione fortificata di cui ora restano solo pochissime tracce, denominato Sermida, un funzionario col titolo di "magister".
A dimostrazione dell'importanza economica e politica di questo punto di passaggio, di mercato e transito, fino al 1233 la località era chiamata "corte Pradella", e nei pressi fu edificata anche una chiesa dedicata appunto a Santa Giulia.
La zona su cui il monastero di Brescia aveva "benfizio" con diritto alla riscossione delle decime e delle tasse (da pagarsi prevalentemente in natura e servizi), era molto vasta e inglobava anche gli attuali comuni di Pisogne a sud (in riva al lago d'Iseo e porto di una certa importanza) e Artogne a nord.
Alcuni dei possedimenti e la riscossione delle decime furono acquisite dalla potente e antica famiglia dei Brusati.
Tutte queste vaste proprietà con tutti i diritti, come feudo indiviso, passarono, con Artogne e Gratacasolo, alla famiglia ghibellina dei Federici, forse diretti discendenti dei Brusati, che ricevendo vasti privilegi dall'Imperatore Federico Barbarossa (da cui forse presero il nome) lo tennero fino alla seconda metà del 1400.
Fortissima era comunque l'autorità che era esercitata sulla popolazione locale delle suore del monastero di un locale convento e questo era in netto contrasto con la presenza dei privilegi feudali dei Federici che dovettero, in più occasioni, far fronte a scontri violenti anche con la comunità locale.
La popolazione insorse a varie riprese contro i soprusi dei signorotti locali ma incorse per due volte nell'interdetto scagliato dal vescovo di Brescia per far sedare le sommosse.
Particolarmente violente furono quelle, che in epoca già veneziana, erano scoppiate nel 1580 e 1581 e che furono sedate con l'intervento delle truppe della Repubblica di San Marco.
Dopo le scorribande e i vari e interminabili scontri tra le truppe dei Visconti e dello Sforza di Milano e della Serenissima Repubblica Veneta, quest'ultima impose le sue leggi e regolamenti limitando il potere dei nobili e del clero.
Incoraggiate anche dalla politica veneta, si affermarono le Vicinie che acquisirono delle proprietà in comune ma, nell stesso periodo, anche molti privati acquistarono appezzamenti di terreno e per questo si crearono dei frazionamenti di proprietà che sono ancora visibili nella grande parcellizzazione dei possedimenti.
Dopo il nefasto periodo napoleonico e il passaggio all'Impero Austro-Ungarico, nel Regno Lombardo Veneto, Piano (Piancamuno) fu amministrativamente aggregata fino al 1816, come frazione, alla più popolosa Artogne, quando divenne comune autonomo.
Piancamuno si è molto sviluppato in questi ultimi anni divenendo uno dei borghi più popolosi della Valle Camonica e vari insediamenti industriali e artigianali ne fanno un'area abbastanza sviluppata che si è estesa anche come area residenziale al di fuori del vecchio centro abitato.
DA VISITARE:
Nella frazione Solato c’è la chiesa di San Pietro che risulta già esistente e operante nel 1100. Forse la sua prima costruzione potrebbe risalire addirittura al 600 (ponendola così tra i primi edifici di culto cristiano della Valle Camonica). Questa chiesetta, recentemente restaurata, ha al suo interno degli affreschi del 1500: una Madonna con bambino e i santi Pietro e Paolo, un San Rocco e un San Sebastiano, e un ciclo sulla natività. Sono conservate anche delle tele del 1600 e del secolo successivo.
Forse ancora precedente, come sarebbe dimostrato da alcuni elementi architettonici, è la chiesa di Santa Giulia . Fu in parte rimaneggiata e forse ampliata nel 1400, anch’essa recentemente restaurata, conserva affreschi del 1500. Questo edificio fu parrocchiale fino al 1650 circa, venne sostituito da una nuova chiesa eretta nel centro del paese. Posta sulla sinistra della strada che porta dalla statale al centro, restano del più antico edificio, l’abside semicircolare e il tozzo campanile, fu proprietà del monastero bresciano di Santa Giulia. Presenti una pala del Volpi con Sant’Antonio abate e una quattrocentesca Madonna con Bambino su tavola, conservata, dopo un recente restauro, nella casa parrocchiale.
Santa Maria della Rotonda, restaurata nel 1965, (poco distante dalla chiesa di Santa Giulia), del 1400, a pianta irregolare, eretta, anche lei, su una precedente costruzione, conserva nel presbiterio affreschi del 1500 attribuiti al Pietro da Cemmo o alla sua scuola. Il bel tetto è di grosse travi in legno che sostengono piastrelle in cotto decorate. Sul fondo un loggiato in legno.
La Parrocchiale di Sant’Antonio abate fu costruita nella seconda metà del 1600. Ha due altari in legno del 1600 e due in marmo del 1700. Da vedere una scultura lignea dell’Arcangelo Gabriele. Due tele raffigurano la Madonna col Bambino e i Santi Carlo e Antonio abate e lo Sposalizio della Vergine.
Dalla Parrocchiale di Solato, dedicata a San Giovanni Battista, del 1700, affrescata dal Corbellini e con delle notevoli tele del Guadagnini, si domina su un vasto panorama della bassa Valle Camonica e dell’alto lago d’Iseo.
Una torre medievale, nel centro del paese, è a pianta quadrata con tetto a due spioventi, costituisce l’angolo di un ampio edificio che ha subito, in epoche differenti, evidenti rimaneggiamenti.
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