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| PIANCOGNESI: 4.020 | SUP. COM. (Kmq) : 15,3 | H. m. : 234 slm |
| DA BRESCIA Km. : 60,1 | PREFISSO TEL. : 0364 | CAP. : 25052 |
Le Immagini del Paese
| Il paese di Piamborno
| Panorama di Cogno
| Monastero dell'Annunciata
| Interni del Monastero
| Stele dell'Oasi del Beato Innocenzo da Berzo
| Parrocchiale di Piamborno
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| CONVENTO S.S. ANNUNCIATA
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Frati Minori Cappuccini | Lombardia CONVENTO S.S. ANNUNCIATA
da Berzo | ||
MERCATO: il secondo e quarto lunedì del mese.
MANIFESTAZIONI: Fiera dei Fiori (prima domenica di maggio). Festa di San Filippo
Neri a Cogno (26 maggio). Festa del Perdon D'Assisi all'Annunciata
(2 agosto). Patrono di Piamborno San Vittore (8 maggio).
Il comune di Piancogno è il più "giovane" comune della Valle Camonica ed è stato formato ufficialmente il 3 dicembre 1962, con atto di istituzione di nuovo comune con DPR, conglobando le tre frazioni di Piamborno, Annunciata e Cogno e con buona parte dei territori dei comuni di Borno, Ossimo e Cividate Camuno.
Piamborno: da "Piano di Borno", nome dato per
indicare la proprietà che il comune di Borno (circa m 1000 s.l.m.) aveva sul fondo valle, sulla destra orografica del fiume Oglio. Attualmente è la frazione maggiore del comune con
i suoi circa 2900 abitanti ed è sede del Municipio. Piamborno è sempre stato caratterizzato da un'economia agricola. Solo a partire dagli anni settanta l'Amministrazione comunale, con un'importante operazione urbanistica, lo ha trasformato in uno dei più moderni centri abitati della Vallecamonica,
dove la sua economia si è trasformata da agricola ad artigianale e terziaria. Ha un clima particolarmente mite e permette la maturazione anche delle olive, oltre che di molte e da sempre
coltivate piante da frutto (uva, castani, ciliegi, pruni, albicocchi ecc.). Anche il vino, esaltato fin dall'alto medio evo, dei suoi versanti collinari è di buona qualità, da ricordare la produzione del vino "Lanzato", che prende il nome dalla omonima località posta a cavallo tra i comuni di
Piancogno e Darfo. Il complesso abitativo mantiene nominalmente ancora la struttura "a contrade" , per cui sono tuttora presenti le località che hanno contribuito alla sua formazione,
quali: Lanzato, Belarna, Broli, Boter, Conti, Chiesolina, Nicolì, Piazzola, Calchera, Moretti, Pescatori. Vi sono ancora molte case signorili che ricordano i nomi degli abitanti di un tempo, come:
Franzoni, Mognoli, Pernici.
Cogno: posto sul fondo valle a m.234 s.l.m. ha poco più
di 1000 abitanti. Il suo nome ha origini sconosciute. Le ipotesi avanzate fino ad ora da diversi studiosi non sempre trovano rispondenza con la realtà. Giuseppe Bonafini lo fa derivare dal latino
"cuneus" , identificandolo in una presunta forma triangolare del terreno tra fiume e montagna. Quasi analogamente lo considera anche Giovanni Melotti, il quale restringe i confini di valutazione
ritenendoli i detriti del torrente Trobiolo su cui insiste il centro abitato. Giannino Botticchio (studioso di storia locale e nostro collaboratore) invece, ipotizza che Cogno, come "congio", derivi dal vocabolario latino "congius" che significa "misura" ed era la quantità di olio che i contadini davano per poter usare il frantoio altrui, forse attivo presso la cascata del torrente Trobiolo. Il "congio" o "congius" era dunque, una misura capacitiva usata dai Romani, pari a litri
3,283 (ovvero sei sestari). Esso era anche la quantità di vino od olio che i contadini romani, che aspiravano alla magistratura, elargivano al popolo per ottenere il voto; per cui era una misura capacitiva con valenza particolare. L'uso del termine "Cogno" potrebbe derivare dalla frequentazione della località per usare il mulino e il frantoio. Dal 1906, con l'avviamento del cotonificio Olcese, il paese subì un radicale cambiamento. Migliaia di maestranze affluirono nelle case operaie costruite appositamente, per cui in pochissimi anni e fino ai nostri giorni, il paese divenne ad assoluta condizione
e mentalità industriale. Negli ultimi due decenni (anni 80 e 90) la maggior parte dei cittadini di Cogno, occupati nell'azienda, hanno raggiunto l'età pensionabile. I giovani, a seguito della contrazione dei posti di lavoro, hanno orientato diversamente le loro scelte, e è per questo che Cogno da centro industriale è divenuto di fatto un paese di pensionati, con relativa
prevalente economia basata sulle risorse pensionistiche.
L'Annunciata (Nos.ciada): valutando e datando le incisioni rupestri che nel numero di oltre duemila sono presenti sulle rocce nella zona (e molte sembrano tutt'ora da scoprire), doveva essere frequentata per uso agricolo e pastorizio già a partire dal terzo secolo a.C. Di sicuro nell'anno Mille i terrazzamenti della zona erano coltivati a vite. Fu in quel periodo infatti
che una rappresaglia degli Scalvini sconvolse alcuni campi di quel sito tagliando i vitigni. Si può presumere che già in quel tempo iniziarono ad essere costruiti i "caselli", con funzione di riparo alle masserizie e per ospitare i contadini. In località Piana di Gobbia (Pià del Gobbia) era localizzata la casa detta "del torchio" (Cà del tòrcol) dove venivano lavorate le uve prodotte nella zona. Le due grandi case di località " Belotti e Dosso" (quest'ultima distrutta da un incendio nel 1988) furono presumibilmente edificate verso il XIV secolo (e abitate da numerose famiglie fino agli anni sessanta). Il sito era comunque molto frequentato fin dall'antichità poiché la strada a mezza costa (per evitare gli acquitrini del fondovalle) che proveniva da Lovere
saliva ad Angolo, ridiscendeva a Erbanno per poi risalire a Borno e serviva per mantenere i traffici sempre intensissimi con l'altipiano. La stessa strada veniva usata anche come transito per la transumanza
delle mandrie dal vicino territorio bergamasco di Bossico che, proseguendo per il valico del Mortirolo (in alta Val Camonica), si recavano in Valtellina all'alpeggio. Nel 1854 venne aperta la nuova strada statale di fondo valle detta "del Tonale e della Mendola" che ridusse la "vecchia" strada,
fino a Cogno, a semplice collegamento intercomunale tra il fondovalle e l'altopiano bornese. Nel 1900, sullo stesso tracciato, al piano, fu operativa la tramvia Lovere-Cividate. Dal 1906 venne costruita
la ferrovia Brescia-Iseo-Edolo, che impiantò, nel territorio comunale due stazioni: una a Piamborno e una a Cogno. Sempre all'inizio del secolo venne costruito e avviato il cotonificio Vittorio Olcese
di Cogno che per decenni fu il principale opificio della valle e diede posti di lavoro a molte generazioni di lavoratori provenienti anche dai comuni vicini.
I NOMI DELLE LOCALITA' :
(Molte delle località di seguito riportate forse non sono più presenti nella memoria delle nuove generazioni o nelle carte, o nei contratti notarili o nei testi contemporanei. Alcune risalgono, nella loro identificazione, a molti secoli addietro, altre hanno mantenuto intatto la loro localizzazione e il loro nome passando di proprietà in proprietà, altre ancora, anche ai nostri giorni, sono presenti in carte catastali, in contratti di compra vendita o semplicemente nella parlata di tutti i giorni).
Aivale (Aivàl) m.234, zona agricola posta al confine
con comune di Darfo B.T. deriverebbe dalla voce dialettale camuna "aivàl" = acquedotto, voce a sua volta derivata da "àigual", "àigua" = acqua.
Il confine con Darfo, in parte è delimitato dal rigagnolo Ogliolo.
Bertelli (Bertéi; Berteli) m.640, ad ovest di Cogno,
al confine con comune di Ossimo. Quasi sicuramente il nome deriva da un cognome diffuso nella zona.
Dosso (Dòss) m.621, a nord di Piamborno il cui nome
deriva dal vocabolo latino "dorsum" = dosso, rialzo naturale nel terreno.
Lanzato (Lanhì) m.480: a mezza costa sopra
l'abitato di Piamborno. Probabilmente deriva dal cognome Lanzini, diffuso in tutta la zona che era da secoli terrazzata per la coltivazione della vite.
Ginocchio (Senòcc) : località posta poco sopra la ex strada statale 42, prima di giungere all'abitato di Cogno, nei pressi dello sbarramento artificiale e del ponte per Esine sull'Oglio, sulla strada per l'Annunciata, caratteristica perchè la famiglia che vi risiedeva aveva quel nomignolo forse per la conformazione del terreno e della vecchia strada che compie un angolo acuto simile ad un ginocchio piegato.
Piano di Pirla (Pià del pirla): falsopiano sulla "Strada del Beato", a nord di Piamborno a circa 450 m. slm, da cui si imbocca il "sentér del pirla" = sentiero che riconduce al fondovalle.
Piana di Gobbia (Pià de Gòbbia): piccolo
e incantevole altopiano posto a circa 500 m. slm da cui si gode una vista panoramica su tutta la bassa Valle Camonica sino al Lago d'Iseo. E' all'apertura di questo pianoro che si apre l' Oasi del Beato.
Colombera (Colombèra): località poco a nord
di Piamborno e a sud di Cogno, fino all'inizio del secolo era stazione di posta e cambio cavalli anche per le "diligenze" e le "corriere" che salivano a Borno dalla vecchia strada
LA STORIA:
Vi sono documenti riguardanti l'area definita Piano di Borno che confermano come i bornesi (abitanti del paese di Borno) fossero assiduamente presenti non solo sull'altopiano (a m.1000), ma anche nel fondo valle.
Sicuramente durante il periodo della dominazione romana (dal 16 a.C.) l'area era abitata: ne fa fede il ritrovamento di una tomba di quell'epoca, scoperta durante i lavori di costruzione della parrocchiale di Piamborno, contenente un anello d'oro con una perla vitrea di colore verdognolo, entro castone a sagoma, conservato ora nel museo romano di Brescia.
Rimane da interpretare e collocare storicamente la notizia riportata da padre Gregorio Brunelli nel suo "Curiosi trattenimenti, contenuti ragguagli Sacri e Profani dei Camuni" (Venezia 1698 riedito in Valle Camonica nel 1999) là dove dice "delle rocche de Conti Frezemichi", scomparse nelle alluvioni del (torrente) Trobiolo di Cogno.
Il termine "Cogno" compare già nel XIII secolo, in un documento di vendita di un terreno che si trovava in comune di Ossimo, sulla sponda sinistra del torrente Trobiolo, presso la Sicola. Esso recitava fra l'altro: " qui iacet in loco et territorio Ossemi ubi dicitur in Cogno ubi dicitur de fontana de gneolo" (Sicola).
Lo stesso termine è presente in un diverso documento datato 1328 dall'analogo contenuto, ovvero: "in territorio de Ossemo in Cogno in contrada ubi dicitur in Closis" (Cioss).
Dunque la località di Cogno doveva essere stata abitata già a partire dal primo secolo dopo il Mille, quando gli abitanti dell'altopiano, sia di Ossimo che di Borno, per necessità avevano cominciato ad integrare i prodotti dei campi di montagna con il grano, il foraggio e il vino, prodotti sul fondo valle.
Diversamente dal resto del territorio circostante, il sito, trovandosi di alcuni metri superiore al livello del fiume Oglio e al riparo delle annuali inondazioni, meglio si prestava ad essere abitato (ricordiamo che tutto il fondovalle, fino a Cividate Camuno, fino al medio evo, quando fu bonificata in parte, era una vasta palude acquitrinosa e inospitale).
Il borgo di Cogno si divideva perfettamente in due parti e rispettava gli statuti, le delibere e gli ordinamenti dei rispettivi comuni capoluogo e delle parrocchie (Borno e Ossimo).
Il Piano di Borno comunque, ovvero l'intera area di proprietà del comune montano posta sul fondo valle, veniva citato già nel 1080 in un documento del vescovo di Brescia Olderico in cui si esentavano i suoi abitanti "in perpetuo" dalle decime per averlo scortato fino al Tonale.
Il luogo veniva anche indicato nel 1091 quando gli abitanti della Val di Scalve (acerrimi nemici per secoli dei bornesi) trucidarono al Piano di Borno il capitano del comune e la sua famiglia.
Nel 1154, il Vescovo Raimondo consacrò la cappella dedicata a S. Vittore. La stessa cappella viene citata in altri documenti del 1234, 1341 e del 1459 inerenti patti di livelli e diritti di pesca sempre riferiti al godimento del Vescovo di Brescia.
Ancora gli uomini del Piano di Borno compaiono in un documento del 1168 quando gli abitanti di Esine (comune confinante con la sponda est dell'Oglio) si opposero alla costruzione di una palizzata per evitare l'esondazione del fiume in località Bettolina (attuale Chiesolina).
La disputa procurò almeno undici morti e la distruzione della palizzata. Per comporre la questione dovette intervenire l'autorità bresciana con la Pace di Montecchio.
L'evoluzione dell'organizzazione del comune di Borno aveva prodotto degli statuti atti ad evitare abusi sul territorio di sua competenza tanto che tra le numerose "osservanze" si trovano dei regolamenti comunali che proibivano ai possidenti, abitanti del Piano, di dimorarvi per tutto l'anno solare. Essi infatti potevano restare in loco solo nella stagione della semina e del raccolto, poi nella stagione invernale erano obbligati ad abitare sull'altopiano a Borno. Si presume che questo stato di cose fosse attuato per evitare la costituzione di una nuova vicinia indipendente.
Fu così che dalla metà del XV secolo, iniziarono i litigi tra gli abitanti del Piano e quelli del capoluogo Borno, imperniati sul principio dell'uso dei beni legati alla chiesa di S. Vittore, che una bolla di Callisto III (Alonso Borgia 1378-1458), decretò diritto di Borno.
Le diatribe tra le due comunità (Borno e Piano di Borno) continuarono per secoli, con diversi interventi delle massime autorità (1543, 1573) che comunque ribadivano regolarmente lo "status quo" e lasciavano le cose come stavano, Borno capoluogo e Piano di Borno una semplice frazione.
Nel 1521 una eccezionale alluvione sconvolse la palizzata di sostegno degli argini, divenuta tristemente famosa alcuni secoli prima e il fiume Oglio cambiò addirittura il suo corso.
Nel 1544 un'altra alluvione guastò nuovamente gli argini e il nobile Tito Federici di Erbanno, proprietario di gran parte della campagna allagata, fece trasportare del legname per ripararli.
Gli esinesi però, ancora una volta, si opposero poiché in caso di nuove inondazioni il fiume sarebbe straripato sulle loro proprietà.
Verso la fine dello stesso secolo, a riprova della sua consistenza urbanistica, il cartografo veneziano Pallavicino indicava Cogno sulla carta del territorio Bresciano.
Un altro tentativo di separazione del Piano di Borno dal capoluogo fu intrapreso nel 1756 con una domanda rivolta al Doge di Venezia : ancora una volta con esito negativo per i Piambornesi, per la forte opposizione degli uomini di Borno.
Quasi un secolo prima la chiesa di San Vittore era stata eretta parrocchia del Piano di Borno. Le famiglie nobili di Borno continuarono a scendere al Piano a costruire abitazioni signorili.
Nella pianura verso Erbanno si insediarono per prime le famiglie bornesi dei Gheza, Dabeni, Magnoli, mentre a Cogno si installarono i Franzoni e i Camozzi. E fu quest'ultima, capostipite Giovan Battista, quando Cogno contava circa duecento abitanti, che nel 1652 fece costruire la chiesetta di S. Filippo che donò, con relativo beneficio, al figlio Ludovico, ordinato sacerdote presso i Filippini di Brescia. La chiesa fu consacrata nel 1662.
Il 3 dicembre 1962 con DPR fu formato il comune di Piancogno che inglobò terre dei comuni di Borno, Ossimo e Cividate Camuno e le frazioni di Piamborno, Cogno e Annunciata e la cui sede comunale fu posta nella frazione più popolosa: Piamborno.