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Ufficio di dogana e di controllo confinario |
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ceste di bozzoli di bachi da seta pronti per essere lavorati con acqua bollente |
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della strada ferrata Brescia-Iseo-Breno-Edolo |
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(Napoli 1869 - Alessandria d'Egitto 1947) Re d'Italia (1900-1946) Imperatore d'Etiopia (1936-1943) e re d'Albania (1939-1943). Unico figlio di Umberto I e di Margherita di Savoia, ebbe un'educazione severa e approfondita. Nel 1896 sposò Elena di Montenegro. Salito al trono in seguito all'assassinio del padre, favorì una svolta liberale nella politica italiana chiamando a presiedere il governo G.Zanardelli e poi G.Giolitti. Riservatasi, secondo consuetudine, la supervisione della politica militare e della politica estera, favorì l'avvicinamento alla Triplice Intesa e dopo lo scoppio della I guerra mondiale nel maggio 1915 appoggiò il presidente del consiglio Salandra nel forzare la maggioranza neutralista della camera a dichiarare guerra all'Austria Ungheria. Vittorio Emanuele passò tutto il periodo della guerra in zona d'operazioni, e le sue continue visite al fronte crearono il mito del "re soldato". Nella crisi del dopoguerra pensò di poter proseguire nella sua politica di appoggio a Giolitti, ma condivise l'idea diffusa nella classe dirigente liberale di potere assorbire il fascismo. Di fronte alla "marcia su Roma" dei fascisti (X.1922), Vittorio Emanuele rifiutò di firmare il decreto di stato d'assedio sottopostogli dal presidente del consiglio Facta e accettò di chiamare al governo Mussolini. Non si dissociò dal governo nemmeno in seguito all'appello delle opposizioni parlamentari in occasione del delitto Matteotti (1924). Successivamente assecondò di fatto l'instaurarsi del regime fascista con la soppressione di ogni libertà politica e d'opinione, limitandosi a registrare il formale rispetto delle procedure legali nelle decisioni adottate. Insignito della corona imperiale d'Etiopia (1936) e del regno d'Albania (1939), nonostante la sua personale contrarietà non si pronunciò contro le leggi razziali e l'alleanza con la Germania di Hitler. Non si oppose nemmeno all'ingresso dell'Italia nella II guerra mondiale (che pure disapprovava) e cedette a Mussolini il ruolo di comandante supremo, tradizionalmente tenuto dai sovrani. Dall'inizio del 1943, tuttavia, con il suo entourage studiò il modo di destituire il duce e uscire dalla guerra, cogliendo l'occasione del voto del Gran Consiglio del Fascismo del 24-25.VII.1943, che chiedeva al re di assumere nuovamente i supremi poteri militari e politici, per fare arrestare Mussolini e avviare segrete trattative di pace con gli Alleati. Dopo l'Armistizio dell'8.IX.1943 abbandonò Roma e si rifugiò con il governo Badoglio a Brindisi. Ritiratosi a vita privata nel VI.1994 delegando i suoi poteri al figlio Umberto come luogotenente generale del regno, si rifiutò di abdicare, nonostante la richiesta di tutte le forze politiche, se non nel maggio 1946, alla vigilia del referendum istituzionale. |
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per l'intervento in guerra |
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adibiti al trasporto di generi di sussistenza |
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di base al campo di aviazione alla "Prada" a Cividate Camuno |
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traino in quota del cannone da 149 battezzato "Ippopotamo" Passo del Venerecolo (m.3151) |
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Manifesto di propaganda per la sottoscrizione del prestito di guerra presso il Credito Italiano |
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Fu l'anno in cui vi furono tanti morti come nei tre anni precedenti |
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(Pallanza 1850 - Bordighera 1928) Figlio di Raffaele (il generale protagonista della breccia di Porta Pia) e senatore del regno dal 1912, il Cadorna, al momento dello scoppio della prima guerra mondiale, era da poco tempo capo di stato maggiore dell'esercito. Curò nel breve tempo disponibile la preparazione militare dell'intervento italiano e, dal maggio 1915 al novembre 1917, ebbe la diretta e suprema responsabilità della condotta delle operazioni. Il disastro di Caporetto e la successiva ritirata fino alla linea del Piave costituirono l'episodio saliente, finale e più discusso, della sua carriera. |
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(Napoli 1861 - Roma 1928) Dopo la sconfitta di Caporetto (1917) succedette al generale Cadorna nella carica di capo di stato maggiore dell'esercito: preparò così le battaglie difensive del Piave (giugno del 1918) e offensiva di Vittorio Veneto (ottobre 1918), che furono risolutive della guerra sul fronte italiano. Partecipò ai lavori della conferenza di Parigi e nel primo governo Mussolini fu ministro della guerra (1922-24). Fu insignito del titolo di Duca della Vittoria. |
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Bollettino ufficiale n°1268: la guerra era finita. |
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alla fine della Prima Guerra Mondiale. |
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