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(Palermo 1860 - Roma 1952) Fondatore della giuspubblicistica italiana, che impose seguendo i dettami della scienza giuridica tedesca e apportò contributi essenziali nelle sue numerose monografie e nei fondamentali Principi di diritto costituzionale (1889) e Principi di diritto amministrativo (1890). Creò nel 1890, a Palermo, l'Archivio di diritto, trasformato in Rivista di diritto pubblico, e resse dal 1901 al 1931 la cattedra di diritto costituzionale di Roma. Senatore del regno e in seguito della repubblica, fu presidente del consiglio all'epoca della resistenza sul fronte del Piave fino alla vittoria. Fu il massimo rappresentante dell'Italia alla conferenza della pace, e membro della commissione per l'elaborazione del patto della Società delle Nazioni. Nelle elezioni del 1824 aderì al lista fascista e non partecipò alla secessione aventiniana. Solo in un secondo momento prese le distanze dal regime fascista, e nel 1943 collaborò con Vittorio Emanuele III nell'allontanamento di Mussolini. (Melfi 1868 - Roma 1953) Professore di scienza delle finanze, deputato (1904) liberale di Sinistra, fu più volte ministro con Orlando e Giolitti. Presidente del consiglio (1919-20), affrontò con moderazione la questione fiumana e fece approvare l'introduzione del sistema elettorale proporzionale. Esule in Svizzera e in Francia durante il periodo fascita, tornato in Italia nel 1945 formò con Orlando, Croce e Bonomi l'unione democratica nazionale per le elezioni alla costituente. Nelle elezioni del 1948 fu a capo del blocco nazionale (liberali, qualunquisti, ecc.); divenuto senatore di diritto nello stesso anno, nelle successive elezioni amministrative di Roma capeggiò il fronte della Sinistra. Tra le sue opere: L'Europa senza pace (1921), La decadenza dell'Europa (1922). (Mondovì 1841 - Cavour 1928) Dopo una brillante carriera nell'amministrazione pubblica, entrò in parlamento nel 1882 come deputato del collegio di Cuneo. Ministro del tesoro con Crispi (1889-90), quindi presidente del consiglio (1892-93), fu coinvolto nello scandalo della Banca Romana e costretto a dimettersi. Tornò al potere come ministro degli interni nel governo presieduto del bresciano Zanardelli (1901-03), contribuendo a rendere più decisa la svolta con cui venne posto termine all'involuzione reazionaria che s'era determinata in Italia verso la fine del secolo. Incaricato di formare il governo dopo la caduta dello Zanardelli, resse le sorti del paese, salvo brevi parentesi, fino alla vigilia della prima guerra mondiale, attraverso un decennio (che fu detto 'giolittiano') nel quale le istituzioni liberali del giovane stato italiano vennero in gran parte adattate alle esigenze di un paese che subiva un rapido processo di modernizzazione nelle sue strutture economiche e sociali. La profonda fede liberale del Giolitti, accompagnata dal notevole possesso di grandi doti di duttilità consentì di operare senza scosse il necessario allargamento delle basi del mondo politico in direzione dei socialisti e dei cattolici e, in genere, delle forze che erano state ai margini del processo unitario risorgimentale. Al regime degli stati d'assedio, il Giolitti contrappose la sua fiducia nella pratica dell'istituto parlamentare, anche se il Giolitti si mostrò estremamente spregiudicato nel maneggiare gli strumenti che aveva a disposizione in materia di elezioni e di favori personali da concedere a candidati e a eletti della maggioranza governativa. Il suo ritorno al potere nel 1920, in una situazione che la guerra aveva radicalmente mutato, non valse ad arrestare la crisi del regime liberale in Italia. Di fronte al fascismo vittorioso, mantenne sempre un atteggiamento di dignitoso riserbo, se non di aperta opposizione. Lasciò importanti Memorie (1922). (Mantova 1873 - Roma 1951) Esponente di spicco dell'ala più moderata del partito socialista, venne espulso al congresso di Reggio Emilia (1911) a causa del suo voto favorevole all'impresa di Libia, e con Bissolati fondò il partito socialista riformista. Durante la prima guerra mondiale fu volontario. Fu più volte ministro e, nel 1921-22, presidente del consiglio ma non riuscì, a controllare la grave situazione prodotta nel Parlamento e nel paese dell'avanzata fascista. Sconfitto alle elezioni del 1919 e del 1924, si ritirò temporaneamente dalla vita politica, per farvi ritorno durante la lotta clandestina antifascista (1942) e divenire quindi il primo presidente del consiglio dell'Italia liberata (1944-45). Nominato senatore a vita, fu eletto presidente del senato nel 1948). Scrisse numerose opere di storia e politica, tra cui: Dal socialismo al fascismo (1925), Leonida Bissolati e il movimento socialista in Italia (1929), Diario di un anno (1947), La politica italiana dopo Vittorio Veneto (post.1953). (Pinerolo 1861 - 1930) Fedele seguace di Giolitti, fece parte di vari ministeri, prima come sottosegretario (1903) poi come ministro delle finanze (1911-14). Dopo la prima guerra mondiale (a cui si oppose) fu ancora alle finanze nel 1921, proprio nel momento di maggior crisi politica e parlamentare conseguente alla caduta dell'ultimo ministero Giolitti, ebbe l'incarico di formare il nuovo governo. Espressione diretta delle debolezze e delle incertezze della maggior parte della classe politica italiana di fronte al fascismo, non seppe opporsi alla marcia su Roma. Fu eletto senatore a vita nel 1924. |
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dei fasci di combattimeno |
(Caltagirone 1871 - Roma 1959) Sociologo e uomo politico. Nominato sacerdote nel 1894, svolse attività politica locale, fondando e dirigendo il settimanale democratico-cristiano La Croce di Costantino e organizzando associazioni cattoliche, venendo eletto (1905) sindaco di Caltagirone. Da 1912 al 1924 fu vice presidente dell'associazione dei Comuni Italiani, segretario generale della giunta di Azione Cattolica dal 1915 al 1917, nel 1919 fondò il Partito popolare italiano, primo partito politico di cattolici, del quale fu il segretario fino al 1923. In quell'anno, dopo aver tentato una certa resistenza politica al fascismo, fu costretto, anche da pressioni delle gerarchie ecclesiastiche, a dimettersi, e l'anno seguente si recò all'estero, soggiornando a lungo a Londra e dal 1940 a New York. Tornò in Italia nel 1946, riprendendo l'attività giornalistica con alcune campagne contro l'intervento statale in economia. Continuatore della sociologia cattolica dell'Ottocento, aggiornata però dal contatto con alcune correnti del pensiero moderno e da un forte senso dell'autonomia dell'azione politica, fu autore di numerose opere, tra cui: Saggio di sociologia (1935), Chiesa e Stato (1937), L'Italia e il nuovo ordine internazionale (1944), La mia battaglia da New York (1949). |
(Dovia di Predappio 1883 Giulino di Mezzegra 1945) Cresciuto in un ambiente familiare tradizionalmente anarchico-socialista, fece, in Svizzera, dove era riparato per evitare il servizio di leva le sue prime esperienze politiche, come propagandista anticlericale e anarchico. Tornato in patria e amnistiato, nel 1909 diresse la camera del lavoro e un giornale socialista a Trento, distinguendosi per un violento anticlericalismo. Espulso da quella città, diresse la federazione socialista di Forlì. Al congresso socialista di Reggio Emilia (1912), con la sua oratoria infiammata poté contribuire in larga misura al successo della corrente massimalista e all'espulsione dei riformisti di Bissolati. Divenuto direttore dell'Avanti!, dopo essere stato per qualche tempo accesamente neutralista (1914), operò un improvviso voltafaccia sostenendo, con altrettanta violenza verbale, l'intervento in guerra contro l'Austria. Espulso dal partito, fondò il Popolo d'Italia e, arruolatosi volontario, andò al fronte, dove venne ferito durante un'esercitazione. Durante il tumultuoso dopoguerra, il 23 marzo 1919 fondò a Milano il movimento dei 'fasci', riuscendo a raccogliere attorno a sé vari consensi grazie alle sue dichiarazioni programmatiche e ai suoi successivi atteggiamenti. Ma le velleità rivoluzionarie cedettero di fronte al desiderio di erigersi a 'campione dell'ordine', e Mussolini, finanziato ormai da industriali e da potenti agrari, iniziò una campagna di aperte violenze contro le organizzazioni della Sinistra. Da questo punto la storia di Mussolini si identifica con la storia d'Italia e del cammino verso la catastrofe della seconda guerra mondiale. Divenuto presidente del consiglio dopo la marcia su Roma (ottobre del 1922), tra il 1922 e il 1925 riuscì, nonostante la temporanea crisi politica dovuta al delitto Matteotti, a ridurre al silenzio le opposizioni e a instaurare una dittatura personale, consolidando in seguito il nuovo regime con l'introduzione del corporativismo (1927) e con la conciliazione con la Chiesa (1929). Desideroso, in politica estera, di rinnovare l'immagine della potenza e del prestigio antichi della nazione, si spinse alla conquista dell'Etiopia (1935-36), all'aiuto diretto a Franco nella guerra di Spagna, fino a sottoscrivere con Hitler il "patto d'acciaio" (1939) e a intervenire (con il paese completamente impreparato) nella seconda guerra mondiale. Messo in minoranza nella seduta del Gran Consiglio fascista del 25 luglio 1943 e imprigionato dopo una visita al Re, venne poi liberato e condotto in Germania, da dove fu obbligato a proclamare la Repubblica Sociale Italiana, con sede a Salò. Alla fine delle ostilità fu scoperto mentre, travestito da sergente tedesco, cercava di fuggire in Svizzera. Nei pressi di Dongo fu fucilato dai partigiani, insieme con alcuni gerarchi e con la fedele Claretta Petacci (sua amante) che lo accompagnavano nella inutile fuga. |
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Pisogne: la squadra d'azione chiamata "La Beffarda" |
(Pescara 1863 - Gardone 1938) La sua fortunata opera di poeta, drammaturgo, letterato, dominata dai motivi più tipici del decadentismo europeo, da una sensibilità accesa, dal virtuosismo formale, valse a diffondere in Italia buona parte dei miti retorici ed estetizzanti dei quali si alimentò poi il nazionalismo. Al nazionalismo e poi al fascismo egli contribuì pure con la sua burrascosa attività politica, confusamente volontaristica. Deputato di estrema Destra nel 1897, passò poi clamorosamente all'estrema Sinistra, ma non venne rieletto nelle elezioni successive. Dopo essere vissuto per qualche tempo in Francia, tornò in Italia nel 1914 per fare propaganda in favore dell'intervento e quindi arruolarsi come volontario e il suo prestigio e il suo fascino personale gli permisero di combattere come un irregolare: volò su Vienna, Trento e Trieste, partecipò alla beffa di Buccari. Nel 1919 a capo di 287 legionari compì quell'impresa di Fiume che parve ad alcuni come una sorta di prova generale della marcia su Roma, rimanendo poi, grazie alla debolezza e spesso alla connivenza delle autorità civili e militari, per oltre un anno a capo della Reggenza del Carnaro. Abbandonò la città non appena Giolitti ordinò alle truppe di aprire il fuoco sui legionari. Visse i suoi ultimi anni, avvolto in un fasto principesco, nel Vittoriale degli Italiani, sulle rive del lago di Garda, arredato a guisa di museo personale suo e delle sue imprese. |
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il disastro del Gleno |
(Fratta Polesine 1885 - Roma 1924) Deputato socialista dal 1919 e segretario del partito nel 1922, si dedicò alla difesa dei contadini del Polesine. Il 30 maggio 1924, in un discorso alla camera, denunciò le violenze e i brogli commessi dai fascisti per vincere le elezioni del 6 aprile. Dieci giorni dopo venne rapito da alcuni sicari pugnalato e abbandonato in aperta campagna dove il suo corpo venne rinvenuto due mesi dopo. |
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per le vie di Breno |
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dimostrazione ginnica in piazza del porto |
L'atteggiamento ostile delle grandi potenze democratiche in occasione della campagna di conquista e di invasione dell'Etiopia da parte delle truppe italiane e la successiva proclamazione dell'Impero, con le sanzioni economiche votate dalla Società delle Nazioni, fece si che Mussolini si orientò (forse anche a malincuore) verso la Germania nazional-socialista (nazista) di Hitler, che fino a quel momento era stata osservata, dal Duce, solo con una certa sufficienza. Nell'ottobre del 1936 venne firmato l'Asse Roma-Berlino e l'unione politica tra Italia e Germania crebbe e si consolidò con l'intervento (formalmente) coordinato italo germanico nella guerra civile spagnola che insanguinò la penisola iberica dal 1936 al 1939. Questa unione militare e politica, rafforzata nei comuni concetti di espansionismo e di conquista dello "spazio vitale", portò il regime fascista ad adottare (o "dover" adottare per compiacere a Hitler) una politica razzista e una legislazione antisemita di stampo nazista (1938) e a farsi poi attirare completamente nel vortice infausto della seconda guerra mondiale.
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La dichiarazione di guerra alla Francia e all'Inghilterra |
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italo-tedeschi durante l'avanzata nella steppa russa |
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il reggimento Savoia e il reggimento Novara. |
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nel momento in cui venne liberato dalla prigione sul Gran Sasso. |
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delle forze armate germaniche in Italia |
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trincee partigiane durante la battaglia del 19 aprile 1944 |
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Trattato di Parigi: perdite territoriali italiane |
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