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| BRENESI : 5014 (anno 2010) |
SUP. COM. (Kmq) : 58,8 |
H. m. : 343 slm |
| DA BRESCIA Km. : 68,6 |
DA MILANO km. : 118 |
CAP. : 25043 |
IL NOME: Breno (Bré) - Probabilmente deriva
dalla voce celtica "Brig" = monte (anche se questa ipotesi
è in parte rifiutata dai glottologi) . Oppure da "Brennos"
(derivante a sua volta dal precedente "Brig") che potrebbe
essere un cognome celtico. Toponomasticamente studiosi affermano
che potrebbe derivare anche da "Briù" che indicava
in epoca pre-romana una serie di pali legati tra loro e sistemati
in un luogo di passaggio di fiumi o burroni, come sostegno ad
un ponte o ad una passerella su un corso d'acqua. Secondo altri
potrebbe anche indicare una massa di tronchi e fascine saldamente
intrecciati, piantati per terra e formanti un recinto, una sorta
di rustica e semplice palizzata o una barriera artificiale difensiva,
di origine gallica.
TELEFONI UTILI: Municipio, VIA Mazzini n.4, tel. 22041-22042.
Pro Loco Breno, vi G. Mazzini tel. 22970. Enel Breno tel. 320796.
Ferrovia Informazioni tel. 22081. Polizia Municipale tel. 22257
. Comando Compagnia Carabinieri 112 - 22203 / 22084. Comando
Brigata Guardia di Finanza 22004
MERCATO: quindicinale il Giovedì mattina.
MANIFESTAZIONI: Patroni : San Maurizio (22 settembre)
e San Valentino (14 febbraio). Gennaio: fiera con esposizione di prodotti dell'artigianato.
Agosto: Palio delle contrade, organizzato dalla Proloco, con sfilata
storica in costume. Settembre: Fival (Fiera di Valcamonica), organizzata
dalla Proloco, esposizione di carattere locale su ecologia, artigianato,
turismo e commercio. Novembre: settimana del castrato.
LOCALITA' COMUNALI E FRAZIONI :
(Molte delle località di seguito riportate forse non
sono più presenti nella memoria delle nuove generazioni
o nelle carte, o nei contratti notarili o nei testi contemporanei.
Alcune risalgono, nella loro identificazione, a molti secoli addietro,
altre hanno mantenuto intatto la loro localizzazione e il loro
nome passando di proprietà in proprietà, altre ancora,
anche ai nostri giorni, sono presenti in carte catastali, in contratti
di compra vendita o semplicemente nella parlata di tutti i giorni).
Astrio (Astri o Astre) m.794 dalla voce latina "astrum"
= focolare o forse dalle voci dialettali "astreh" o
"lastrec" = lastrico.
Arendolo (Arèndol) : a m.320 a oriente di Breno
sotto il dosso Argài , era un fondo conosciuto e amministrato
fin dal tempo della occupazione romana.
Argai (Argoe) : m.790 dosso a NE, da "Arga"
voce longobarda che significherebbe "inerte" o "inutile".
Aèrt m.1350 : è uno spiazzo sui monti
sopra Breno con un dosso a SE e dunque rivolto verso la massima
insolazione, deriverebbe la sua denominazione dialettale dall'aggettivo
"aèrt" = aperto.
Bacchetta (Bachèta; Baghèta) m.2549, è
la cima più alta del monte Concarena, posto sulla destra
della Val Camonica tra i comuni di Breno e Capo di Ponte, probabilmente
da "bachèta" = bacchetta, piccolo bastone di
nocciolo.
Bazena (Basèna) : a 1760 comprende, fin dall'antichità,
alcune malghe e un laghetto (m. 2097), sul versante destro della
Val delle Valli, tributaria del torrente Grigna, da cui anche
il nome alla valle che passando da Bienno, Berzo ed Esine si
getta nell'Oglio. Bazena deriverebbe da "bàsgia"
o "basia" = grande scodella. Toponomasticamente si fa
dunque riferimento a un luogo molto simile ad una conca o scodella,
nei pressi dell'antico laghetto, lo stesso luogo era anche adibito
ad alpeggio.
Bellacara (Belacara) a m. 900 a SE di Breno sopra la frazione
di Pescarzo. "Belacara" sembra che abbia una antica
e strana etimologia poichè sarebbe voce antica per indicare
quanto il taverniere richiedeva oltre il prezzo fissato per il
vitto e il vino... insomma una specie di mancia. In loco dunque,
in antichità, forse, sorgeva una taverna o un rifugio per
il passaggio.
Bianca ( Bianca) m. 400 località a SO di Breno identificata
dal cognome Bianchi, diffuso in zona fin dall'alto medioevo.
Bilione (Bilù) m. 290, presso la riva sinistra dell'Oglio
a SO di Breno prima della confluenza del torrente Lanico a Malegno.
Deriverebbe probabilmente da Biloni cognome di alcune famiglie
residenti nella zona.
Boccola (Bòcola) caverna o buco nel terreno, nei
dintorni di Breno (Bòcola di Val Morina), probabilmente
da "bòca" = bocca.
Bordegas (Bordegàs) m. 1150, a nord di Breno sopra
una propaggine della Concarena. Presente in loco, fin dal medio
evo, una cascina che è sull'orlo di una area dolce che
precipita poi in un bosco in ripida pendenza da cui "gash"
= bosco e "bord" = orlo (Bord-gash). Altri studiosi
lo farebbero derivare dalla voce germanica (ancora in uso nel
dialetto locale camuno) "bordegà" = insudiciare,
sporcare e anche dal vocabolo composto "bor-de-gash"
= sporcasi, questo potrebbe essere forse un nomignolo dato ai
proprietari.
Broli (Bròi) m. 390, a SE di Breno. "Bròi"
è plurale di "Bròl" = brolo = frutteto
artificiale recintato e delimitato da confini, è comunque
anche un cognome diffuso in tutta la zona prealpina, molte sono
le località che nel bresciano e nel bergamasco prendono
questo nome.
Cadino (Cadì) m 2421 località e monte a S
della cima del Ferone e a Nord del passo di Crocedomini, da "catinus"
= cavità naturale per raccogliere acqua, dalla conformazione
del terreno a forma di grande catino.
Caiò (Caiò) m. 645 a SE di Breno in un pianoro
sotto il dosso del Cerreto, diminutivo di Callius oppure da collis.
Calameto (Colamèt) n.290, a N di Breno sulla sponda destra
dell'Oglio, deriverebbe dal nome "calamus"= canna o
pianta fluviale che doveva essere diffusa in zona e sulle sponde
del fiume.
Cereto (Sherèt) m. 475, località con antica
cascina poco a Sud di Breno.
Convento (Convènt) m.300 a SO di Breno, nome simbolico
indicante un luogo non indicato però su alcuna carta e
perciò di difficile identificazione e collocazione toponomastica.
Corna (Còrna) m.300-400 fra Breno e Losine, da
"còren" = corno o rupe, nome diffusissimo su
tutte le Alpi e Prealpi.
Costone (Costù) m. 2415 a SE di Breno tra le valli
Bona e di Stabio.
Dassa-e (Dasha-e) m. 400, a E di Breno in principio della
Val Morina, da "das" o "dàsha" = ramo
verde di abete, nome diffuso anche in altri comuni della Valle
Camonica.
Degna (Dègna): a SE di Breno comprensiva delle
località "cà de Dègna" (m. 948)
e Fontanoni (m. 1100), forse il nome deriverebbe dal nome romano
di persona Dignius.
Croce Domini (La Crùsh) m. 1895 passo che congiunge
fin dall'antichità la Val Caffaro e la Val Camonica. La
voce "domini" è derivante da "dominus",
indicante, in volgare, un segno di confine posto al limite della
giurisdizione di un signore feudale. Il passo è indicato
su molte carte stradali europee come degno di essere percorso
(nel periodo estivo) ed è per questo motivo che è
molto transitato (quando è aperto) da motociclisti tedeschi
che lo reputano uno dei più belli e suggestivi d'Europa.
Chiusa nel periodo invernale e primaverile, aperta in estate e
solo sino alle prime nevicate dell'autunno, anche se non asfaltata
e troppe volte mal curata, è bellissima la strada di costa,
con una splendida vista su parte della bassa Valle Camonica, che
porta dal passo Croce Domini al passo Maniva.
Foppe (Fòpe) m. 650, località a NO di Breno,
sul fianco destro della Vallecamonica.
Foppo (Fòp) m. 309 a NE di Breno, presso la riva
sinistra dell'Oglio.
Frasene (Fràshen) m.796 a SO di Astrio, frazione
di Breno. E' probabile derivi da "fràshen" =
frassino, pianta diffusa nella zona fin dall'antichità.
Gera-e (Géra-e) m.2037 vecchie malghe poste a m.
1895 e a m. 1710 a SE di Breno. Lo stesso nome è anche
per un'altra località a m.350 e m.400 a NE di Breno. Quasi
sicuramente derivante da "géra" = ghiaia grossa.
Con "gèra" si identificavano, in loco, anche
quei piccoli isolotti non permanenti nel greto del fiume Oglio
che sono presenti lungo tutto il suo corso, ma in modo particolare
da Breno al Lago d'Iseo.
Guardia (Guardia) rilievo a SE di Breno chiamato anche
Alta Guardia. Con l'omonimo "guarda" nel Medioevo stava
ad indicare il servizio di guardia dei campi, per la salvaguardia
dei raccolti, effettuato da tutte le comunità.
Lavarino (Laarì) m.400 e 500, località con
case a NE di Breno sul versante sin. della Valle Camonica; deriverebbe
da "lapathum" = lappola o lappa, un'erba a foglia larga
che cresce in luoghi umidi ma specialmente nei pressi delle "mède
dè la gràsa" cioè i letamai all'aperto,
posti poco lontani dalle cascine e dalle malghe.
Lezio (Lésh) m.780 a SE di Breno ed a N. del monticello
del Cerreto, deriva quasi sicuramente dal nome dialettale del
leccio "lèsh" = leccio (quercus ilex).
Loppolo (O'pol) : valletta segnalata sulle carte antiche
più dettagliate e posta a NO di Breno ed a SO di Losine,
deriverebbe da "Opol" = luppolo, pianta selvatica diffusa
un poco ovunque.
Madonna (Madòna) chiesetta antica, costruita nei
pressi del ponte sull'Oglio sotto la rupe su cui sorge il castello
di Breno.
Malegno (Malègn) monte a SE di Breno in regione
Bazena deriverebbe da "malì" = sorbo, pianta
diffusa sulle pendici dei monti camuni oppure da "Malègno"
una qualità di vite, oppure dalla voce pre-latina "mal"
= monte, ma anche da "malignus" = poco fertile. Con
Malegno è identificato anche un paese e comune a S e poco
distante da Breno, ha le stesse etimologie.
Malpensata (Malpenshàda) m.290, a NE di Breno. Il
nome "Malpensata" ricorre numerose volte in Valle Camonica
lungo tutto il corso del fiume Oglio.
Manerbio (Manèrbe) a S di Breno nei pressi del fiume
Oglio, probabilmente dall'aggettivo "Minervius" = di
Minerva, dea romana molto venerata in Valle Camonica, specialmente
lungo le sponde del fiume Oglio (da ricordare i ritrovamenti di
statue dedicate alla dea e i numerosi e ancora in parte da scoprire
e valorizzare resti di epoca romana a Cividate Camuno)
Marone (Marù) m. 900, a NO di Breno sul versante
destro della Vallecamonica. Potrebbe derivare da "marra"
(voce gallica) = acquitrino, ma più facilmente dovrebbe
derivare da "marone" o "marù" pianta
della famiglia del castano che assunse notevole diffusione e anche
grande entità nell'economia locale fino all'inizio del
XX secolo.
Mezzaro (Mesàr) m. 375 a SO di Breno ed a NE da
Cividate Camuna, al confine tra i due paesi, sul fianco destro
della Vallecamonica, da "mesàder" o "mezà"=
mezzadro (contadino, allevatore o agricoltore che conduceva fondi
o alpeggi e stalle altrui con contratto a mezzadria (= 50% al
proprietario e 50% al mezzadro).
Moia - e (Mòia - e) m. 1981 una località
Moia di Cadino (Mòia del Cadì) è identificata
a SE di Breno sotto il monte Frerone.
Montepiano (Montepià) m. 400-500 a NO di Breno alla
destra dell'Oglio.
Morina (Morì) nei pressi di Pescarzo, frazione di
Breno, da "mora" = aggettivo di colore bruno scuro,
dato anche come soprannome alle vacche capo-mandria, oppure da
"morina"= cinciallegra.
Nemplas (Emplash) m. 1434 a SE di Breno ed a SO del monte
Alta Guardia, potrebbe derivare dal detto "en emplas"
= nel luogo.
Piana (Piana) m.700 a SE di Breno, fra le frazioni di Pescarzo
e di Astrio.
Plagne (Plagne) m.750 a NE della frazione di Pescarzo di
Breno, nome diffuso un poco ovunque sulle montagne comune per
identificare luogo piano fra i monti, dal latino "plania".
Porcile - i (Porshìl; Porshìi) m.1328 luogo
a E di Breno e S di Niardo.
Rucche - co (Ruche; Ruch) m.450 ad E di Breno, plurale
femminile di "ruch" = ronco. Oppure da "ruca"
= ruga = strada, nome diffuso in molti luoghi montani ceh erano
attraversati da strade interpoderali e da vallette artificiali
destinate alla discesa dei tronchi d'albero tagliati a quote maggiori.
Sambùco (Shambùch) m.1747 e m.1521 monte
e località SE di Breno ed a S di Niardo, da "shambùch"
= sambucus nigra, pianta diffusa in zona.
San Maurizio (Maurizio) m.385 antico sacello con cimitero
a SE di Breno.
San Valentino (Shàn Valentì) m.400, piccolo
e antico altare localizzato a SE di Breno.
Santella (Shantèla) m.876 a SE di Astrio, frazione
di Breno, "santela" è nome diffusissimo in Valle
Camonica che identifica un luogo in cui di solito sorgeva qualche
piccola cappella votiva, di solito lungo qualche strada o sentiero
eretta in memoria di qualche episodio locale o di qualche voto.
Spinera (Spinera) tra Breno e Lanico sulla sinistra dell'Oglio.
Dal latino "spinetum" che indicherebbe luogo invaso
dalle spine o circondato da siepi di spine o di rovi.
Terre Fredde (Tère Frède) m. 2662 monte ad
E di Breno.
Valle (Val; A'l), piccola valle a SE di Breno, che scende
dalla piana di Astrio.
Zucca (Shòca) m.340 a NE di Breno, da "shòca"
= zucca.
LA STORIA:
Come in numerosi altri siti della Valle Camonica anche dove sorge attualmente parte del vecchio centro storico di Breno sono state rinvenute delle antichissime incisioni rupestri.
Queste sono state scoperte, studiate e rilevate nelle località Case Brusate e Lavarino.
Si presume dunque, anche a causa della conformazione geologica della Valle Camonica in quel punto, che fin dall'antichità il luogo fosse non solo frequentato, ma anche abitato, dagli antichi Camuni, forse appartenenti al ceppo Ligure, poiché la loro presenza è attestata da questi ritrovamenti che sono risalenti all'età Paleolitica.
Questi antichissimi insediamenti sono comprovati anche da alcuni significativi reperti come delle tombe a inumazione contornate da corredi ceramici e di bronzo dell'età Golasecca, ma sono anche presenti asce ed alcuni oggetti databili all'Età del Bronzo (dunque ben antecedenti all'età del ferro).
Breno dovette restare comunque un piccolo borgo o un semplice gruppo di cascinali fino all'epoca romana.
La presenza dei Romani comunque è accreditata da alcune epigrafi e dalle recenti (e importanti) scoperte di un tempio dedicato alla dea romana Minerva, in località Spinera.
Fino al primo medio evo questa zona della Valle Camonica, pur essendo punto obbligato di transito, non dovette rivestire particolare importanza commerciale o strategica anche se sulla collina dominante il borgo doveva essere presente un castelliere o un punto di osservazione e sorveglianza.
Furono i Longobardi prima e i Franchi poi a concentrare in questo luogo, il più elevato della zona e posto tra scoscese rupi e
il fiume, dominando il passaggio obbligato tra la bassa e l'alta Valle Camonica, delle barriere artificiali di notevole rilevanza militare con la costruzione, prima di alcune fortificazioni (muraglioni e terrapieni) e poi di un castello.
In epoca Carolingia Breno, cresciuto di importanza, divenne il capoluogo dell'intera Valle Camonica e incominciarono a essere operativi, nel grosso borgo ai piedi della rocca, ora composto da grandi edifici e varie abitazioni civili che accoglievano i burocrati e i funzionari, quegli uffici e quegli ambiti giudiziari e amministrativi sovracomunali che prima erano situati, fin dal tempo dei Camuni e dei Romani, nella prima capitale amministrativa della Valle: Cividate Camuno (Civitas Camunorum).
Gran parte della Valle Camonica fu, direttamente da Carlo Magno e dai suoi successori, assegnata in beneficio ai monaci francesi del monastero Tours (che ottennero con varie e successive donazioni vasti e importanti privilegi in tutta la Valle).
Questi religiosi furono anche i fondatori di numerose chiese ed edifici religiosi tra cui a Breno eressero la cappella dedicata al loro patrono San Martino e ad Astrio, sulla strada che porta al passo di Crocedomini, quella di San Maurizio.
Nei primi documenti ufficiali che citano il paese di Breno e che compaiono negli archivi locali viene descritto, nel 1157, l'intervento pacificatore del vescovo di Brescia Raimondo che cercava di derimere un furioso contrasto che da anni aveva contrapposto le comunità di Breno a quella di Niardo che si contendevano lo sfruttamento e la proprietà di alcuni terreni alluvionali che erano posti sulla riva destra del fiume Oglio e a confine tra i due borghi.
La prima famiglia che ottenne privilegi e dispense a Breno fu quella antica e nobile dei Mettifuoco che nel 1186 quando il vescovo di Trento, competente per vasti territori camuni, la infeudò in numerose proprietà e benefici.
Nel 1198 la famiglia di origine camuna dei Ronchi fu a sua volta investita del diritto di decime e di altre proprietà dal vescovo di Brescia, che aveva ottenuto, pochi anni prima, la signoria sulla Valle col titolo di Duca di Valle Camonica.
Il fiume Oglio, lungo tutto il suo percorso, è sempre stato, nei secoli, protagonista di tragici straripamenti e di devastazioni dovute a piene improvvise e violente: all'inizio del 1200 un'alluvione catastrofica distrusse completamente tutte le case poste in località Omera tanto che se ne persero completamente le tracce. Solo ricerche recenti collocano questa
località, ora inesistente, nella zona scoscesa posta sul lato sud-ovest del paese, alle pendici della rupe su cui sorgeva il castello.
La devastazione fu tale che numerosi uffici vennero trasferiti a Montecchio che divenne, per un breve periodo, la capitale amministrativa della Valle.
Il '200 e i due secoli successivi furono scanditi un poco ovunque (anche in valle Camonica) da una serie infinite di guerre e scaramucce belliche che ebbero notevoli, ma mai durature, ripercussioni anche politiche sulla storia della Valle, di Breno e del suo importante castello.
Nel 1291 in Valle Camonica fu imposta la reggenza di Ottolino da Cortenuova che il duca di Milano, Maffeo Visconti, aveva nominato con la dichiarata volontà di porre pace duratura tra le fazioni in perenne e sanguinosa contesa.
In realtà il Visconti approfittò della sua posizione di giudice e arbitro per espandere il suo dominio personale e favorire nettamente il partito ghibellino (con a capo la famiglia dei Federici) che si opponeva alla parte guelfa (con a capo la famiglia dei Nobili di Lozio) che faceva riferimento alla curia di Brescia e ai suoi vescovi che a loro volta si opponevano allo straripante potere di Milano e dei suoi signori che volevano appropriarsi delle numerose valli bresciane, bergamasche e della vicina Svizzera.
Nel 1312 l'imperatore Enrico VII nominò Vicario di Valle Camonica il famoso Cangrande della Scala, signore di Verona.
Pochi anni dopo il potere ripassò al Visconti, che con la forza dovette riprenderselo dagli Scaligeri che volevano ampliare la loro signoria a discapito proprio di Milano.
I Visconti mantennero la loro presenza (militare e amministrativa) per un certo significativo periodo di tempo, anche se non ininterrottamente e con alterne fortune.
La loro Signoria, pur di netto stampo medioevale, raggiunse una certa popolarità anche per la loro politica di ingraziarsi le maggiori famiglie camune, con benefici, favori e premi anche in denaro.
Nonostante queste azioni e regalie, e forse proprio per questi motivi e favoritismi, si acuirono ancor più le tensioni e le lotte fra guelfi e ghibellini della Valle Camonica e molti ma inutili furono i tentativi di pacificazione.
Il famoso giuramento al ponte Minerva, alle porte di Breno, l'ultimo giorno dell'anno 1397, vedeva presenti, a testimonianza di buona volontà e desiderio di pace tra tutti i Camuni, i nobili, i notabili, le varie famiglie nobiliari con i loro "garzoni" e i rappresentanti dei comuni di tutta la Valle Camonica.
Fu il consesso di pace più importante, più noto e celebrato della lunga storia della Valle Camonica, ma fu quasi completamente inutile, poiché le scorribande, le lotte, le faide, le vendette e i soprusi continuarono.
Per un breve e transitorio periodo in Valle si estese anche la signoria di Pandolfo Malatesta che, nelle sue azioni belliche, fu appoggiato dalla famiglia brenese Ronchi ma nel 1419 tutta la Valle Camonica ritornò sotto la signoria dei Visconti.
Non passarono molti anni e nel 1427 i milanesi furono cacciati (una prima volta) dalla valle e dal castello di Breno dal noto condottiero di manzoniana memoria: il conte di Carmagnola, che occupò tutte le fortificazioni della zona e anche lo stesso castello di Breno.
Per la prima volta sventolava sul più importante bastione difensivo della Valle Camonica la bandiera con il leone di San Marco della Serenissima Repubblica Veneta.
Di nuovo nel 1438 Pietro Visconti, alla testa di nuove truppe del ducato di Milano, si rimpossessò di quasi tutta la valle.
Il castello di Breno, nel frattempo rinforzato con nuove mura, una più numerosa guarnigione e nuovi armamenti, pur isolato, resistette a lungo, per cedere solo dopo un lungo assedio.
Dopo due anni, nel 1440, la rocca passò nuovamente di mano e la nuova guarnigione milanese fu sopraffatta, in un nuovo assedio, dalle truppe guidate da Pietro Avogadro che era al servizio della Repubblica Veneta.
Ma non era finita: nel 1453, 13 anni dopo, ricaduto per un breve periodo ancora una volta in mani milanesi, venne preso d'assalto dalle schiere venete che erano state rinforzate da numerose "Cernite" (truppe bresciane assoldate nelle nuove terre conquistate da Venezia) che ricevettero il battesimo del fuoco proprio all'assedio del castello.
Questa volta alla guida delle truppe della Serenissima vi era il più famoso condottiero del tempo: il bergamasco Bartolomeo Colleoni, che era stato nominato solo poco tempo prima "Comandante in capo degli eserciti veneti", al posto del Carmagnola (che era stato giustiziato su ordine del senato veneto accusato di presunte accuse di tradimento e collusione con il signore di Milano Filippo Maria Visconti che era anche suo parente, dato che aveva sposato Antonia Visconti).
L'anno dopo (1454), la pace di Lodi tra la Serenissima Repubblica Veneta e il Ducato di Milano che ora era sotto la signoria degli Sforza, sancì definitivamente il passaggio di tutta la Valle Camonica (e delle altre valli bresciane) sotto Venezia.
Dopo gli innumerevoli assedi, le distruzioni totali o parziali e le nuove provvisorie cinte difensive, il castello e le sue mura erano in stato tale da non poter sostenere nuovi assalti e così a rafforzare le strutture esistenti e a restaurare quasi completamente la fortificazione turrita del castello e delle mura, fu inviato, dal Consiglio Grande di Venezia, l'ingegnere Giacomo da Gavardo.
Malgrado la struttura possente e alcune importanti modifiche difensive, all'avanguardia per l'epoca, dopo la temporanea occupazione francese all'inizio del 1500, toccò al brenese Vincenzo Ronchi riconquistare per l'ennesima volta (e ultima) il castello per conto di Venezia.
Seguì un lungo periodo caratterizzato da una certa stabilità e da una relativa calma sociale ed economica, che la moderna (per quei tempi) politica di Venezia favoriva.
Purtroppo le grandi, lunghe e costosissime guerre che la città lagunare doveva sostenere (quasi completamente da sola) in medio oriente e nei Balcani, contro i turchi (che giunsero fino alle porte di Vienna, minacciando anche da nord-est la terraferma veneta) per mantenere i propri privilegi commerciali in quella vasta area, portarono ad un notevole aumento delle tasse ma anche (creando posti di lavoro) allo sfruttamento intensivo delle miniere con le numerose fucine e forni fusori e dei boschi con le segherie che divennero l'asse portante dell'economia industriale della Valle Camonica.
Breno in quel periodo era la capitale della Valle Camonica e centro amministrativo e di giustizia.
A Breno risiedevano tutti gi uffici distrettuali e aveva sede il "Capitanio di Valle Camonica" che era la massima carica poilitico-amministrativa valligiana che dipendeva direttamente da Brescia e da Venezia.
Riportata in numerosi testi dell'epoca, va ricordata la storica visita pastorale in Valle Camonica, con tappe in ogni borgo, di Carlo Borromeo, cardinale di Milano, che facendo a Breno la sosta più lunga vi soggiornò dal 29 agosto al 2 settembre 1580.
Con l'avvento di Napoleone (1797) Breno, mantenendo il primato valligiano, Breno venne nominato (per breve tempo) capoluogo del cantone della Montagna (che comprendeva gran parte della Valle Camonica) e in concorrenza con Lovere, in terra bergamasca, fu in questo periodo, il principale centro commerciale e amministrativo della zona.
Fu dopo il ciclone Napoleone che sotto l'Austria prima e con l'unità d'Italia poi, Breno ridivenne (come in epoca Veneziana) importante sede di uffici distrettuali: fu sede di tribunale, di circondario e addirittura di sottoprefettura.
Fu il periodo di massima importanza della cittadina che vide aumentare in modo consistente i propri abitanti anche a causa del notevole afflusso di dipendenti pubblici e burocrati che venivano designati o nominati nelle sedi camune.
Vennero edificati o ristrutturati alcuni grandi edifici che furono destinati ad accogliere i vari uffici che trattavano e esplicavano molte delle pratiche burocratiche e giudiziarie che prima dovevano essere svolte o risolte a Brescia o a Bergamo.
Nel 1887 fu costruita in comune di Breno la prima centrale elettrica della Valle Camonica (in Europa preceduta solo da quella di Milano).
Durante il ventennio fascista, per ordini centrali, per rendere operativa una efficiente razionalizzazione amministrativa vennero aggregati numerosi piccoli borghi per formare più consistenti centri accorpando molti uffici comunali.
Molte volte questo accadde anche senza tenere conto della storia, del passato e delle caratteristiche dei singoli piccoli paesi, e così a Breno vennero aggregati, a partire dal 1927, i paesi confinanti di Niardo, Braone e Losine.
Qualche anno dopo la liberazione, nel 1949, tutti questi piccoli borghi riacquistarono la loro autonomia amministrativa.
A partire dagli anni 50 e 60 a Breno furono resi operativi numerosi istituti scolastici superiori (liceo, magistrali, IPSIA).
Dagli anni 90 Breno ha iniziato a subire un lento declino economico a favore di altre cittadine della Valle Camonica, specialmente Darfo Boario Terme, ma rimane centro, oltre che come polo scolastico, anche di numerosi uffici pubblici come: Pretura, comando Compagnia CC, comando Brigata di Guardia di Finanza, comando Forestale, sede Comunità Montana, sede BIM (bacino imbrifero montano), Parco dell'Adamello, Ecocamuna (società raccolta rifiuti), ASL, ecc.
DA VISITARE:
Il Castello (Castel de Brè ): Sorge sopra uno spuntone di roccia emergente al centro della valle e a strapiombo sul fiume Oglio e dominante i due versanti opposti della Valle Camonica. In pratica le fortificazioni, nel loro massimo fulgore, erano poste al centro di un imbuto naturale e strategico che, strozzando la Valle Camonica, permettevano il suo totale controllo e servivano per dominare un'ampia zona limitrofa. Sulla cima e sul fianco più ripido della collina (quello a sud-ovest) gli scavi archeologici avviati nel 1980 hanno portato in luce una serie di abitati preistorici sovrapposti. Tra questi i più antichi (Periodo Neolitico) vengono fatti risalire al 4000 a.C. Sempre di questo periodo antichissimo sarebbero alcune tombe, mentre altri resti appartengono all'Età del Rame (3000-2500 a.C.). In uno strato profondo del cortile del castello sono stati trovati alcuni manufatti, ma anche ossa e resti di fuochi che rappresentano le più antiche tracce dell'uomo in Valcamonica e in tutto il nord Italia risalendo alla fine dell'età paleolitica, forse 9000 anni prima di Cristo. L'edificazione del castello, le sue continue modifiche nei secoli, il suo ampliamento, le sue ricostruzioni sembra che abbiano impedito la conservazione e successivo ritrovamento dei resti di un sito dell'Età del Bronzo (1550 a.C.) che doveva essere concomitante con le strutture esistenti. La fine della preistoria è indicata da resti di boccali della seconda età del ferro, appartenenti al popolo dei Camuni, che resistettero a lungo ai Romani, che poi, non potendoli conquistate con la forza, li associarono come alleati nell’anno 16 a.C.
Le mura, che ora si possono in parte osservare, comprendono varie strutture successive proposte nei secoli che vanno dal XII al XVI. Gli elementi più antichi sono le due torri maggiori (in parte diroccate) e le costruzioni ad esse connesse. La torre-porta che vigilava sull'ingresso principale ed alcune parti delle vaste cinta murarie sono ben conservate (altre diroccate). L’opera strutturale di questi manufatti si presenta militarmente complessa e ben ordinata e risale nelle sue attuali forme al 1100-1250. Il castello nacque presumibilmente da alcune residenze signorili o case-torri che formavano il primo nucleo, ma ben prima dell'anno Mille, sul stesso luogo, doveva già essere edificata e adibita al culto, una piccola chiesa dedicata a S. Michele. Di questa sono state evidenziate le fondamenta sulla sinistra dell'attuale ingresso, e intorno alla quale, come sempre in epoca remota, nacque un nucleo primitivo di capanne e successivamente di edifici con tetti di paglia e poi con copertura in lastre di pietra o laterizi.. Numerosi furono i lavori di aggiustamento, ampliamento e modifica delle murature. Molte furono le tecniche usate, quelle più complesse in tempo di relativa pace, quelle più frettolose e massicce, ma più efficienti, durante gli assedi o le brevi tregue tra un assalto e un assedio. Sicuramente il periodo più travagliato, guerreggiato e di ricostruzioni varie e complesse è quello in cui si succedettero le dominazioni viscontee e milanesi ('300). Molte furono le riparazioni, gli aggiustamenti e le successive modifiche durante gli assedi e le necessarie ricostruzioni urgenti dopo distruzioni anche parziali. I veneziani nel '400 e '500, durante la loro dominazione, consapevoli che il castello e le sue torri e mura erano un importante riferimento per il controllo dell'intera Valle, lo rafforzarono notevolmente. Si legge volentieri (per quei fortunati che riescono ad avere una copia dei due volumi originari), riferendosi a questo periodo, il libro "Vavassori e Vavassini Bresciani" che narra di avventure cavalleresche ambientate anche nei castelli di Breno e Plemo (Esine) con protagonista l'eroe Leutelmonte. Con l'evoluzione delle armi da fuoco e delle tecniche di guerra e di conquista, venne sempre meno l'importanza strategica della rocca, tanto che la stessa fu venduta, nel 1598, al comune di Breno.
Si deve alla volontà di don Romolo Putelli, noto e accreditato studioso e storico locale, la creazione del piccolo ma significativo Museo civico camuno, presso il municipio, al centro della cittadina. Tra le opere d'arte in esso conservate degne di segnalazione diverse opere lignee ma anche un Crocifisso del Romanino e un salterio miniato.
Il tempio di Minerva: l’adorazione a Minerva, la dea romana delle acque e guaritrice dai mali fisici, ebbe in Valle Camonica una vasta diffusione (anche per l’abbondanza di sorgenti sparse un poco ovunque sul territorio), tanto che numerose sono le testimonianze di templi a lei dedicati, ma solo nel 1985, a Breno, in località Spinera, sono stati ritrovati, con scavi che sono tuttora in corso, delle tracce di un grande tempio. E’ un complesso che ricalca le caratteristiche di templi similari: una vasta cella centrale che aveva il pavimento ricoperto da pregevoli mosaici a figure geometriche e le pareti adornate con alcuni affreschi. Una ampia gradinata degradava verso una serie di stanze più piccole collegate da un corridoio che dava sulla parte anteriore del tempio racchiusa tra colonne. Alcune gradinate degradanti fanno da collegamento a delle terrazze. Ma la scoperta storicamente più rilevante, per gli studiosi di storia locale, è il ritrovamento dei resti inequivocabili di un piccolo manufatto simile ad un porticciolo, segno evidente che il fiume Oglio era navigabile e navigato fino almeno a Breno ed era una delle principali vie di collegamento e di trasporto merci fino, ma anche contemporaneamente, alla stesura della via Valeriana che percorreva tutta la valle Camonica. Questa importante arteria viaria, era stata progettata per scopi militari, come tutte le grandi strade romane, ed era localizzata a mezza costa sulle montagne, poiché il fondo valle era acquitrinoso e impraticabile a piedi, fino alle vaste bonifiche messe in atto, nel medio evo, dai monaci di Tours. Alcuni rilevamenti sui resti del tempio fanno pensare che lo stesso fu cancellato dalla grande alluvione del 1200 che rase al suolo anche tutte le abitazioni vicine e distrusse completamente l’insediamento abitativo in località Spinera e Onera, tanto che quest’ultima località fu definitivamente abbandonata.
Numerosi sono gli edifici civili di una certa rilevanza che costellano il centro storico del paese, immagine di un passato di notevole importanza politica e amministrativa, specialmente a partire dal medio evo, dal trasferimento di importanti uffici e delegazioni da Cividate Camuno a Breno e dalla costruzione e fortificazione del castello. Da segnalare le torri medievali che sorgono in via Mazzini. Casa Albertoni è del 1400 e costeggia via Garibaldi: mostra una piccola loggia ad archi. Villa De Michelis fu edificata nel 1500 ed è posta in una posizione dominante il vecchio borgo, sulla strada che sale a Bienno in località Cambrante: al suo interno, in una vasta sala, sono conservati degli affreschi ereditati dal convento che sorgeva precedentemente nello stesso luogo.
Della chiesa di San Michele rimangono solo alcune fondamenta che dovrebbero risalire a prima dell'anno Mille. Di chiara origine longobarda (accertata dal ritrovamento di una dedica a San Michele), alcune parti ancora visibili della facciata sono state successivamente inglobate in un muro edificato in un'epoca successiva. Inizialmente, questo tempio, doveva essere un edificio relativamente piccolo nato come una cappella di forme squadrate, con un solo ampio vano interno, al quale poi fu aggregata una successiva altra cappella funeraria in cui sono state ritrovate cinque tombe. Questa struttura, chiaramente posteriore alla prima edificazione fu aggiunta sul lato nord. Mentre tutte le altre strutture preesistenti, , subirono in epoca successiva numerose altre trasformazioni fino alla elaborazione di un edificio ecclesiale caratterizzato da due navate parallele, ciascuna con una struttura semicircolare, che a loro volta dovevano essere corredate da dei campanili di cui si rilevavano alcune strutture a volta. La chiesa fu demolita verso la fine del 1500.
La Parrocchiale di San Salvatore : è considerato uno degli edifici più imponenti in stile barocco di tutta la Valle Camonica. Risalente al 1600, è caratterizzato, sulla facciata principale da un ampio portale, sul lato sud-ovest troneggia il maestoso campanile alto 65 m, richiamante lo stesso stile elaborato e imponente. Lo stesso campanile è visibile, con scorci estremamente suggestivi da tutto il borgo medioevale e domina la parte centrale del paese. L’interno del tempio si può giustamente paragonate ad un museo data l’importanza dei capolavori in esso contenuti: numerose e grandi tele e pregevoli dipinti sono attribuiti al Guadagnini, al Bassano, al Carpinoni, a Beniamino Simoni e al Leoni. L’altare maggiore è opera del Baroncini e di Antonio Callegari. E’ datato 1594, nella casa parrocchiale, a fianco dell’edificio principale, un affresco del1594 di scuola bresciana.
La Chiesa di Sant'Antonio: risale al 1300 ed ha l’interno in un’unica navata, la sua architettura è classico esempio gotico a pianta irregolare, la volta è divisa in due parti a crocera portate da arcate a tutto sesto. L’affresco più importante è quello attribuito al Romanino ad è dipinto sulle pareti del presbiterio. Altri affreschi degni di segnalazione sono degli ex-voto che risalirebbero al 1400, mentre è sicuramente posteriore la pala d’altare, che riproduce la Vergine in trono con santi, di Callisto Piazza.
Chiesa di San Valentino: era, nella sua edificazione totale, antecedente alla più nota e già parrocchiale chiesa da San Maurizio, di almeno un secolo è riconoscibile dal suo portico rinascimentale. Venne edificata nel 1400 accorpando un edificio preesistente databile all’anno mille che a sua volta sorgeva sulle macerie di un tempio ben più antico e dedicato al dio Sole (una delle divinità più adorate nell’epoca pre-romana e pre-cristiana in Valle Camonica). L’ultima importante ristrutturazione è datata 1520 e proprio a quella data sono fatti risalire gli affreschi più significativi attribuiti al Maestro di Nave, mentre altri affreschi sono antecedenti (1484) e sono riferibili alla bottega del da Cemmo (Apostoli, Evangelisti, Dottori della Chiesa e Santi).
Chiesa di San Maurizio: fu a lungo la parrocchiale di Breno, venne edificata nel 1500 sui ruderi di un più antico edificio. Fu più volte modificata anche sostanzialmente ma riesce ancora a conservare in parte le sue linee originali. A fianco sorge anche una cappelletta dedicata ai defunti ed in entrambi gli edifici sono visibili degli affreschi attribuiti al Gallina.
Chiesa di Santa Maria al Ponte: anche in questa località doveva, già in tempi pre-romani, sorgere un tempio pagano dedicato alla dea Minerva e sulle cui rovine, o a fianco delle stesse, fu innalzata la chiesa che domina l’antico ponte. Di bella e possente struttura a fianco del portale è visibile la data del 1545, data a cui si possono far risalire gli affreschi interni. Di circa un secolo dopo vi sono anche dei dipinti e visibile è una pala del Bona rappresentante la Natività della Vergine.
Chiesa di San Carlo: è un piccolo edificio edificato nel 1600 e conserva un dipinto del Fiamminghino, che riporta uno scorcio di paesaggio di Breno, in quel secolo, forse in memoria della visita pastorale di S. Carlo Borromeo. A Palma il Giovane, o alla sua scuola, è invece attribuito un Cristo Benedicente.
Nelle frazioni: le parrocchiali di Pescarzo e Astrio: i due edifici furono edificati entrambi nel 1600: a Pescarzo in stile barocco con la dedicazione a San Giovanni Battista e ad Astrio con alcune soluzioni architettoniche non consuete con dedica patronale ai Santi Vito, Modesto e Crescenzo.
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